Fonte https://www.anvgd.it/12-giugno-la-liberazione-di-trieste-gorizia-e-pola/
di Lorenzo Salimbeni – Triestini, goriziani e polesani in piazza sventolando Tricolori e intonando canti patriottici. La popolazione acclama le truppe anglo-americane: l’incubo dell’occupazione straniera è finito. L’oppressione di un regime dittatoriale, l’epurazione politica attuata dalla sua spietata polizia segreta, i sequestri di persona e le esecuzioni compiute dopo processi farsa non ci saranno più. Scene usuali in Italia settentrionali nella primavera del 1945 ma che al confine orientale avvengono non il 25 aprile, bensì il 12 giugno. Prima, infatti, ci sono stati quaranta giorni di oppressione e di terrore: l’occupazione della Venezia Giulia e di Fiume da parte della nascente Jugoslavia comunista.
Il 30 Aprile il Comitato di Liberazione Nazionale di Trieste aveva scatenato l’insurrezione e alla fine della giornata teneva il controllo della città. L’indomani però arrivarono le avanguardie del IX Corpus jugoslavo che vinsero “la corsa per Trieste” nei confronti degli Alleati e il capoluogo giuliano fu dichiarato annesso: chiunque si opponesse alla nuova situazione era considerato “fascista” e in quanto tale andava epurato. Per oltre un mese l’OZNA, la polizia segreta di Tito che aveva già dato spietata prova di sé a Zara nel precedente novembre, attinse in tutta la regione giuliana a liste di proscrizione redatte da confidenti e delatori locali, non solo appartenenti alla comunità slava, ma anche al Partito Comunista Italiano, il cui leader Palmiro Togliatti aveva esortato i triestini ad accogliere i partigiani jugoslavi come liberatori.
Migliaia di persone sparirono nel nulla: le foibe vennero di nuovo utilizzate per eliminare i “nemici del popolo”, gli stessi partigiani italiani antifascisti ma patrioti furono costretti a tornare in clandestinità, gli autonomisti fiumani perseguitati dal fascismo furono eliminati dai “titini”, nuovi campi di concentramento si riempirono di deportati sopravvissuti ad estenuanti marce forzate durante le quali erano frequenti le esecuzioni sommarie.
Gli anglo-americani erano nel frattempo arrivati a Trieste: interessati al controllo del porto e delle infrastrutture di collegamento con la Mitteleuropa, intavolarono una trattativa con la Jugoslavia comunista che agiva sotto la protezione di Stalin, il despota sovietico che dopo aver contribuito alla sconfitta del nazismo adesso andava convinto a collaborare allo sforzo finale pure contro il Giappone. Questo regime di semi impunità consenti a Tito e ai suoi caporioni di imperversare per oltre quaranta giorni in province che fino al Trattato di Pace appartenevano comunque all’Italia, facendo strage di oppositori o presunti tali del suo regime e del progetto annessionista jugoslavo, fascisti o antifascisti che fossero.
Il 9 Giugno a Belgrado l’ufficiale britannico Morgan tracciò una linea che separava una Zona A (con Trieste, Gorizia e Pola) che sarebbe stata affidata all’amministrazione militare anglo-americana da una Zona B (l’entroterra giuliano, l’Istria e Fiume) sotto amministrazione militare jugoslava. La linea Morgan entrò in vigore il 12 giugno, regalando finalmente la vera liberazione a Trieste e Gorizia insieme a Pola, che però avrebbe avuto in seguito una sorte differente rispetto ai due capoluoghi giuliani. Da Capodistria a Fiume, invece, continuava l’oppressione jugoslava dell’italianità e si ricostituiva in clandestinità il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Istria.
