Quanto ci costeranno le case green?

Gli immobili green tengono banco in Europa, ma preoccupano milioni di proprietari di case, soprattutto in Italia. Le direttive europee stanno provocando danni ma anche tante perplessità e paura alle persone che si stanno apprestando all’acquisto di una casa.

Chi vuole comprare è colto da numerosi dubbi che derivano dalle classi energetiche e dal loro eventuale adeguamento e chi vuole vendere fatica a mettere sul mercato la propria casa che rischia un continuo deprezzamento. Tutto ciò in nome dell’esasperate politiche ecologiche.

Per chiarire molti dubbi su questo tema abbiamo rivolto alcune domande a Pietro Fiocchi, eurodeputato di Fratelli d’Italia in forza al gruppo parlamentare Ecr (Conservatori e riformisti).

L’Europa sta portando avanti una politica di economia green che toccherà le abitazioni. Tutto ciò non provocherà un danno al patrimonio immobiliare italiano? Le case sono catalogate in classi energetiche un po’ come è successo con le automobili euro 1, euro 2 e così via. In realtà non è una patrimoniale occulta sulla casa?

Certamente, e ne vediamo già gli effetti, facendo riferimento ad uno studio del Sole24ore in cui mostrava chiaramente che gli affitti degli appartamenti di Milano in classe energetica bassa erano fino al 30% più bassi degli appartamenti in classe energetica alta. Quindi, come ho detto dal primo giorno, questa è una patrimoniale occulta.

Le case sono catalogate in classi energetiche un po’ come è successo con le automobili euro 1, euro 2 e così via. In realtà non è una patrimoniale occulta sulla casa?

Certo è che il patrimonio immobiliare italiano è estremamente eterogeneo e trovo davvero difficoltoso pensare che si possa inquadrare in un regolamento valido in tutta Europa. Pensiamo, per esempio, che molti dei nostri immobili non necessitano grandi impianti di riscaldamento o raffrescamento, grazie al nostro clima mite ma gli immobili Scandinavi, obbligatoriamente devono essere iper-isolati per proteggersi dal freddo artico e scaldati a dovere. Un altro esempio è il gran numero di edifici con vincoli storici o artistici presenti nel nostro Paese, nessun altro Stato ne ha altrettanti.

Chi non si adeguerà alle direttive europee a cosa andrà incontro? Sanzioni? Declassificazione immobile? Divieto di vendere o affittare? Quali misure intende adottare il Governo italiano in sostegno dei proprietari?

Confido che non arriveremo agli estremi francesi, che intendono proibire la vendita/affitto di appartamenti in classi energetiche basse, ma in ogni caso la certificazione energetica continuerà a determinare il valore della proprietà. Pertanto, come vediamo, sarà difficile e pian piano impossibile per un proprietario affittare o vendere un appartamento in classe energetica bassa.

Oggi sono messi di fronte al dilemma di dover spendere una cifra tra i 250 e i 500 Euro/mq per alzare la classificazione energetica o accettare una perdita del valore dell’immobile equivalente. Parliamo di una perdita secca del 30% ovvero tra i 25 e i 50mila Euro per un appartamento di 100 mq! Ma se un proprietario non ha liquidità da investire per l’efficientamento energetico e non affitta/vende, l’immobile pian piano andrà in rovina e si creeranno situazioni di degrado ed abbandono.

Per stare a livello locale, pensiamo a quello che sta succedendo nei grandi condomini della Valsassina con edilizia degli anni 60 che hanno forte dispersione energetica e riscaldamento centralizzato: sono sempre più vuoti, in vendita e difficilmente re-inseribili nel mercato se non si attiva una politica di efficientamento e pertanto riqualificazione.

Per quanto riguarda gli aiuti del Governo Italiano, sono stati stanziati ulteriori 4 miliardi di Euro nel nuovo Ecobonus con il PNRR. Cifra interessante, ma che riguarderà quasi esclusivamente la sostituzione di impianti di riscaldamento/raffreddamento poco efficienti con quelli di nuova generazione. Data la situazione economica in cui versiamo è già molto ma sicuramente non risolverà il problema.

In un quadro economico negativo come gli italiani potranno affrontare le imposizioni green europee?

Ho l’impressione che l’Europa si sia già molto ammorbidita rispetto un anno fa e la prossima legislatura sarà decisamente più pragmatica. Prevedo una revisione più pratica e sensata di molte delle azioni che fanno parte del pacchetto Green Deal. Stanno già arrivando critiche sul pacchetto auto elettriche dalla stessa Commissione, dopo le dimissioni del vice presidente Timmermans. Spero di poter essere ancora al Parlamento Europeo nel prossimo mandato così da poter portare avanti queste mie battaglie.

L’Italia ha recepito le normative europee riguardo al monitoraggio del gas Radon?

Purtroppo, l’Italia è molto in ritardo sulla questione Radon, se pensiamo che la Commissione Europea aveva pubblicato le raccomandazioni CEC 90/143 nel lontano 1990 e solo il 31 luglio 2020 l’Italia ha recepito la direttiva 2013/59 Euratom. Qualcosa è stato fatto su edifici pubblici e aziende, ma quasi nulla sulle abitazioni private.

Sicuramente Regione Lombardia è tra le più avanti poiché prevede anche l’obbligo della misurazione del radon nei luoghi di lavoro nelle “aree prioritarie”. Se guardiamo, in provincia di Lecco abbiamo diversi comuni quali Abbadia Lariana, Casargo, Dervio, Oliveto Lario, Premana e Varenna.

(v.elenco sul sito ARPA https://www.arpalombardia.it/temi-ambientali/radioattivita/il-radon/aree-prioritarie-rischio-radon/)

Il cappotto termico degli edifici può influire sull’accumulo di gas Radon nell’ambito di locali chiusi?

Certamente. Purtroppo il Radon, gas radioattivo naturale, è incolore e inodore e tende ad accumularsi nei basamenti, cantine e locali al pian terreno delle case. La presenza di tale gas aumenta le percentuali di tumori polmonari fino al 50% rispetto le medie nazionali. Va fatta la misurazione e, in caso di presenza del Radon, prima di coibentare vanno prese le misure correttive per eliminare il problema. Per questo io sono stato molto critico sul bonus 110%, proprio perché ha permesso di efficientare senza valutare l’eventuale danno alla salute.

Non ha l’impressione che i vertici europei siano votati a difendere interessi degli stakeholders (ma forse sarebbe più appropriato dire: lobbies ristrette) più che dei cittadini dell’Unione?

Credo che l’Europa sia partita in maniera molto ideologica e ingenua, sognando il pianeta perfetto, pulito, non inquinato e senza problemi. Questo approccio ha fatto dei danni, perché essere verdi a tutti i costi ha provocato crolli economici ed occupazionali non indifferenti! Inoltre se la domanda alla cittadinanza europea deve essere “vuoi un’europa più green?” chi risponderebbe di no? Ci vogliono studi e previsioni reali alla mano per poter valutare in modo pragmatico! Per fortuna stiamo entrando in una stagione più moderata, in cui vogliamo perseguire la salvaguardia dell’ambiente senza distruggere l’economia e i posti di lavoro.

Condividi:

Post correlati