Vivere meglio e più a lungo: l’Italia guida la classifica UE sulla speranza di vita

Gianfranco Cucchi – Nel 2024 la speranza di vita in Italia ha raggiunto gli 84,1 anni, posizionando il nostro Paese al primo posto nell’Unione Europea, a pari merito con la Svezia, e superando di 2,4 anni la media OCSE. La speranza di vita rappresenta il numero di anni che, statisticamente, una persona può aspettarsi di vivere al momento della nascita.

Questo dato è di sei mesi superiore rispetto al 2019, segnando un pieno recupero dopo il calo (tra 1 e 2 anni a seconda delle regioni) registrato durante l’emergenza Covid-19. I dati sono contenuti nei report OCSE “Health at a Glance 2025” e “State of Health in the EU-Italy Country Health Profile 2025”, presentati recentemente presso il CNEL.

Secondo la relazione, l’Italia ottiene risultati migliori della media OCSE in sette dei dieci indicatori utilizzati per valutare lo stato di salute e i fattori di rischio. Nel 2024, il nostro Paese ha documentato tassi di mortalità tra i più bassi al mondo: mortalità prevenibile 93 decessi ogni 100.000 abitanti. Mortalità curabile: 52 decessi ogni 100.000 abitanti.

Oltre la metà dei decessi in Italia è causata dalle malattie cardiovascolari e dai tumori. Le principali cause di mortalità evitabile sono il tumore al polmone e la cardiopatia ischemica. Tuttavia, sul fronte della mortalità curabile, l’Italia vanta risultati eccellenti, con tassi inferiori del 30% rispetto alla media per patologie quali cardiopatia ischemica e tumori del colon-retto e della mammella.

Si registra inoltre un ridimensionamento del divario tra i sessi: nel 2024 le donne italiane vivevano in media 4 anni più degli uomini, una differenza più contenuta rispetto alla media europea di 5,2 anni. Gli uomini italiani possono aspettarsi di vivere 3 anni in più rispetto ai coetanei europei, mentre per le donne il vantaggio è di 1,6 anni.

Stili di vita e fattori di rischio Il profilo degli italiani appare virtuoso su alcuni fronti, ma critico su altri: bassi livelli di obesità (12% contro il 19% della media OCSE) e un consumo di alcol inferiore alla media internazionale (8 litri pro capite contro 8,5). La sedentarietà è preoccupante, con il 45% degli adulti che non svolge sufficiente attività fisica (rispetto al 30% OCSE). Anche il fumo resta un problema: fuma il 19,5% della popolazione, contro una media del 14,8%.

Questi dati rappresentano una base fondamentale per implementare politiche territoriali mirate; resta tuttavia necessario analizzarli con maggiore capillarità, scendendo nel dettaglio delle differenze regionali e provinciali.

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