Oltre i confini di Capaci: la mafia non è (mai stata) solo un problema del Sud

Il 23 Maggio 1992 la strage di Capaci uccise Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, segnando profondamente l’Italia. A più di trent’anni da quel giorno, resta attuale la sua lezione più importante: la mafia non è un problema confinato alla Sicilia.

Nato a Palermo nel 1939, Falcone fu tra i simboli della lotta dello Stato a Cosa Nostra insieme a magistrati come Rocco Chinnici, Antonino Caponnetto e Paolo Borsellino. La sua intuizione decisiva fu comprendere che la mafia sapeva trasformarsi, espandendosi oltre l’isola e infiltrandosi nell’economia legale.

Falcone capì che il vero potere mafioso seguiva il denaro: riciclaggio, appalti e legami con il mondo economico e finanziario. Oggi ricordarlo significa riconoscere che la criminalità organizzata è diventata più silenziosa e diffusa, ma ancora pericolosa. La sua battaglia resta un impegno civile che riguarda tutto il Paese.

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