L’astrazione mediale di Davide Coltro presentata in Brera

Un libro, concepito non come semplice volume ma come vera e propria opera d’arte in forma di libro: un’opera profondamente connessa col percorso artistico del suo autore, “un percorso originale, ma per certi aspetti pionieristico”.

Il riferimento è al ‘libro d’artista’ “ASTRAZIONE MEDIALE – FILIAZIONI COME OPERE UNICHE IN FORMA DI LIBRO” di Davide Maria Coltro, opera ed Autore presentati nella cornice della prestigiosa sede della Pinacoteca di Brera in Milano, Giovedì 30 Aprile 2026. Il volume è edito dal Museo MA*GA, con la partecipazione di Fondazione Calderara e Collezione Paolo VI.

All’evento sono intervenuti, in dialogo con l’artista, Angelo Crespi (Direttore Generale della stessa Pinacoteca), Alessandro Castiglioni (Vicedirettore e conservatore senior del Museo MA*GA di Gallarate), Elena Pontiggia (Storica e critica d’arte) e Maria Paola Borgarino (Direttrice del Museo nazionale dell’Arte digitale di Milano). Professionisti dalle riconosciute competenze a livello nazionale e non solo, che hanno ripreso le motivazioni ed il significato del tutto particolare dell’opera di Coltro e dell’ultima sua realizzazione, inquadrandola nel panorama dell’arte contemporanea ma anche con riferimenti alla storia dell’arte a partire da quella rinascimentale, passando per quella dell’intero ‘900 fino alle ultime tendenze ‘digitali’ odierne.

Il titolo del volume che è – lo ripetiamo – “Astrazione Mediale – Filiazione come opere uniche in forma di libro”, contiene e riassume le argomentazioni che, in sede di presentazione del libro, i curatori hanno voluto chiarire e dettagliare a beneficio dei molti intervenuti all’evento in Brera.

Nel suo intervento Crespi ha infatti dapprima tracciato una sintesi della genesi della “astrazione mediale”, nell’ambito di un faticoso ma entusiasmante lavoro artistico a fianco di Coltro, il quale, da parte sua, testimonia la propria scelta artistica: “… astrarmi dalla materia, come colore con pigmento, per indagare a fondo … la storia di destrutturazione dell’immagine a partire dal puntinismo (pointillismefino ad arrivare alle tecnologie digitali ove si cerca di destabilizzare la visione, destrutturarla per sostituire qualcos’altro …”.

In tale ricerca artistica, che si connette intimamente con un profilo di pensiero personale, Coltro testimonia: “ero terrorizzato dal brusio semantico delle immagini … cercavo un’efficacia immediata con un assaggio all’anima attraverso gli occhi”. Dunque, una ricerca non meramente di tipo tecnico nel mondo delle rappresentazioni artistiche, ma una motivazione interiore, esistenziale, capace di modificare il linguaggio dell’arte, non nel solco di un ormai consueto (banale) ‘digitale’: “non mi sento assolutamente un minimalista ma piuttosto uno che ricerca l’essenziale, l’essenziale della pittura elettronica”.

Crespi esplicita questa intima ‘tensione’ dell’artista veronese, ormai di casa, oggi, sulla sponda novarese del lago Maggiore: “questa ricerca astratta di Davide è il risultato epistemologico o filosofico, riuscire ad indagare davvero in quel nocciolo duro che è la questione dell’essere, del ‘tempo’ soprattutto, che diventa una variabile importante, ancora più consistente di quanto poteva essere per la ricerca o per l’arte programmata” (degli anni ’60 del secolo scorso).

La questione del ‘tempo’ inoltre – prosegue Crespi – è l’elemento determinante nell’ affrontare l’argomentazione sull’astrazione, la quale costituisce ‘l’ipogeo del “sublime” nel contemporaneo”. A differenza dell’arte romantica (a fine del sec. XVIII) la cui ‘estetica’ fa sentire spaesato (o addirittura angosciato) l’uomo di fronte all’infinito (e al sublime), l’arte di Coltro (coi suoi quadri mediali) esprime invece alla perfezione questa idea di ‘sublime’: l’impossibilità di cogliere in un colpo solo l’integrità dell’opera, la compostezza, la sua armonia. Infatti – per chi guarda i quadri mediali – provocano spaesamento le variazioni delle linee e delle forme geometriche riportate con possibilità di 250 milioni di colori che si moltiplicano all’infinito, perché con mille variazioni, linee, quadrati, si colorano sempre in modo diverso e si compongono tra loro sempre in modo diverso: “questa è una ‘indefinitezza’ – afferma Crespi – che provoca quella sensazione di stupore, direi ontologico, riguardo l’essere delle cose”, e lo stupirsi (thaumázō: meravigliarsi, stupirsi, essere colto da meraviglia) è l’inizio della filosofia, lo stupirsi di fronte all’essere che ci sovrasta, al di là comunque della rappresentazione estetica. In questo sentimento di meraviglia e di spaesamento l’elemento determinante è allora quello del ‘tempo’.

Un concetto ripreso nell’intervento svolto da Elena Pontiggia, secondo cui “il lavoro di Coltro si pone in un ambito post moderno, come una svolta, una svolta definitiva, intensa, che ci riporta il ‘tempo’ antico della meditazione. L’idea sottostante all’arte ‘mediale’ di Coltro è ‘l’idea di movimento’: l’artista ha portato ad una svolta quel concetto di movimento che è stato centrale e quasi ossessivo ed ossessionato nel XX secolo (primo futurismo, secondo futurismo e poi l’arte cinetica, programmata ed anche altre forme di arte concettuale). Le sue opere hanno, sì, un movimento interno che continuamente crea delle metamorfosi, ma è un movimento che quasi non si vede: un movimento quasi ‘esistenziale’ e che, nel solco del pensiero artistico e filosofico dell’artista, ci fa riscoprire – come dice Pontiggia – “quell’aspetto del pensare, quell’aspetto del contemplare, quell’aspetto del meditare, quell’aspetto mistico … e ci riporta il tempo antico della meditazione”.

Una riflessione, quella di Pontiggia, pienamente in linea col pensiero di Coltro che rivela: “è stata una mia scelta di astrarmi dalla materia …; con l’avvento della Intelligenza Artificiale c’è stata una proliferazione ed una saturazione della produzione delle immagini… ma … con la mia ricerca ho cercato di dare i sintagmi essenziali della percezione visiva ed è per questo che nasce l’astrazione mediale”.

Più sopra abbiamo accennato al titolo del libro d’artista in presentazione in Brera. I relatori hanno illustrato agli intervenuti in sala i contenuti artistici dell’opera di Coltro, il quale ha volutamente citato i contributi di pensiero e di sostegno ricevuti attraverso i suoi rapporti, anche di amicizia, con qualificati critici d’arte e studiosi (tra i quali Angelo Crespi, Elena Pontiggia, Luigi Codemo, ecc.). Oggi Davide Maria Coltro è riconosciuto come un ‘maestro’ dell’arte mediale, sia sul territorio nazionale sia nel panorama internazionale. Tuttavia, fedele al suo concetto di arte come strumento di elevazione anche spirituale (ed in ciò seguendo le tracce di alcuni grandissimi dell’arte mondiale, per ‘astrazione e spiritualità’) ammette che la sua ricerca è tutt’altro che conclusa, anzi – dice – “dopo quasi 30 anni di ricerca sulla pittura elettronica mi sento ancora all’inizio, e questa è una condizione che a volte mi dà tormento”.

Su questa linea, Maria Paola Borgarino – ritornando sul tema del ‘digitale’ e sul tipo di ricerca portata avanti da Coltro – afferma che Davide “non nega il concetto tradizionale di pittura, ma al contrario lo riprende, lo espande, in qualche modo lo fa esplodere, creando una nuova possibilità”. Ed è proprio nella capacità di tenere insieme ideazione e fruizione che troviamo in quest’opera, oggetto di presentazione in Brera (opera cioè in forma di libro) la sintesi, ad oggi, di quelli che sono gli ultimi avanzamenti della sua ricerca e che inoltre aprono a collaborazioni.

Infatti, secondo Borgarino, il ‘quadro mediale’ va inteso non come un singolo oggetto ma come ‘un sistema relazionale’, che unisce oggetti fisici e dati in un flusso continuo, un flusso che comprende tutte quelle che sono le fasi della vita dell’opera, quindi il momento della creazione, il momento della fruizione ma anche la documentazione e quello che è il successivo aggiornamento che potenzialmente è un momento infinito che non termina mai. In questo senso il lavoro di Coltro si colloca in una posizione davvero unica all’interno dell’attuale panorama dell’arte digitale.

E’ comprensibile dunque il titolo “Filiazioni come opere uniche in forma di libro”. Il libro, ‘libro d’artista’, si può sfogliare, sentire, guardare come se fosse una creatura viva, e del resto, Coltro stesso parla di “tela viva”, come “opere che vivono, continuano a respirare, continuano a cambiare, come tutti noi nella nostra vita”.

L’idea di “arte-filiazione” è, infine, ben illustrata nell’intervento di Alessandro Castiglioni, il quale si sofferma su alcuni particolari relativi alla realizzazione tecnica del ‘libro’ in argomento: l’idea appunto della ‘filiazione’. Citiamo le parole di Castiglioni: “il fatto che a cascata da un’opera che ha una matrice digitale possano nascere dei figli che riportano la dimensione della disseminazione su un piano mediatico analogico”. Cerchiamo di chiarire un po’.

Ciò che rende particolare questo volume è, oltre alla grande lavorazione tipografica editoriale di grande efficienza e bellezza, il fatto che dal lavoro digitale e dalle diverse matrici digitali l’artista ha generato 500 immagini diverse che sono diventate 500 copertine diverse per la tiratura numerata del libro. Ogni libro quindi è un’opera unica. Ma l’opera diventa essa stessa una matrice per un ritorno ad una natura digitale: in che modo: ciascuna copertina, quindi ciascun libro, è attraverso un codice (che poi è leggibile attraverso ‘QR code’) collegato alla matrice in movimento dell’opera digitale, e quindi può essere fruita in qualsiasi momento tramite il proprio device (cellulare), amplificando ulteriormente la natura disseminata e di disseminazione dell’opera.

Il libro, ogni libro, ha la natura di essere contemporaneamente seriale e unico, di portare alle massime conseguenze l’utopia della disseminazione dell’arte, questo processo digitale per cui in qualsiasi momento sul nostro telefono possiamo vedere il processo in azione, come un’unica grande opera, che ha una natura performativa disseminata nello spazio e nel tempo. Opera che viaggia attraverso un oggetto che è questo libro.

Un libro che è vettore, anzi lo è esso stesso, del ‘sublime’ (di cui abbiamo parlato) e di ‘stupore’, dell’idea di ‘tempo’ e di ‘movimento’ lento, di mezzo ‘relazionale’ e di ‘disseminazione’ artistica e filosofica.

Salutando tutti i partecipanti, l’artista Davide Maria Coltro ha infine dato annuncio di un futuro suo progetto espositivo, che prenderà corpo dal mese di gennaio 2027, a cura di Chiara Canali, autrice di numerosi studi su arte e arte digitale (autrice, ricordiamo, insieme a Rebecca Pedrazzi, dell’interessante testo “L’opera d’arte nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale”).

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