Pro vita e famiglia, associazione che tutela l’infanzia, difende la vita dal concepimento alla morte, promuove la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e sostiene la libertà educativa dei genitori, rilancia una notizia pubblicata da “The Sun”, il secondo quotidiano in inglese più venduto al mondo (circa 3 milioni di copie).
Si tratta di un’inchiesta con la quale il giornale britannico documenta le derive e gli abusi perpetrati nel mondo sanitario anglosassone.
Che cosa hanno scoperto i cronisti della testata londinese?
Che migliaia di bambini – alcuni di appena quattro anni – sono stati ricoverati in cliniche specializzate nei servizi per la disforia di genere mentre presentavano semplicemente sintomi riconducibili a una delle diverse forme di ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), vale a dire ansia, depressione o disturbi dell’apprendimento.
I dati raccolti da The Sun riguardano 3.724 bambini che hanno ricevuto cure specialistiche, tra Aprile 2024 e Giugno 2026, dal
Servizio nazionale di supporto per le problematiche di genere attivato da specialisti in salute mentale giovanile. Tra i ricoverati, ventitré bambini avevano un’età compresa tra i 4 e i 6 anni, mentre altri settantacinque avevano tra i 7 e i 10 anni.
In pratica bambini che potevano essere seguiti da insegnanti di sostegno o da genitori supportati da psicologi sono stati dirottati in centri medici per essere sottoposti a trattamenti usati per la disforia di genere, che è quello stato di malessere che, rifiutando la propria sessualità, porta a desiderare d’appartenere ad un’altra.
I cronisti londinesi, nell’occasione, hanno riportato alla luce anche quanto emerso nell’Aprile 2024 da uno studio condotto dalla dottoressa Hilary Cass per il Servizio Sanitario Nazionale, in cui è stato appurato che «eventuali segni di confusione di genere che possono colpire il bambino sono superati prima della pubertà».
Il lavoro della dottoressa Cass ha spinto il Servizio Sanitario Britannico ad allestire Centri regionali in sostituzione di cliniche come il chiacchierato Tavistock Center (finito in tribunale per avere educato i propri studenti a pratiche discriminatorie) e ha avuto il positivo effetto di porre fine alle facili prescrizioni di medicinali creati per bloccare la pubertà ai minorenni.
Se in Inghilterra ci sono medici che tradiscono il “giuramento d’Ippocrate”, nel nostro Paese ne esistono altri disposti a fare certificati farlocchi per assicurare la permanenza in Italia di immigrati gravati da provvedimenti d’espulsione.
Che dire poi di quegli ordini professionali che si sono accaniti fino ad espellere propri iscritti rei di chiedersi se i protocolli per debellare il Covid fossero efficaci o, peggio, semplicemente titubanti nel conformarsi alle cure imposte per legge?
E quelle strutture sanitarie compiacenti o nascoste che alimentano il traffico di organi, da che genere di medici sono frequentate?
Quanto avviene in Cina, dove è molto consistente il prelievo forzato di organi, la dice lunga su un certo genere di chirurghi.
Ad alimentare il mercato degli espianti sarebbero soprattutto condannati a morte, diversi internati nei laogai (campi di rieducazione), praticanti della disciplina spirituale del Falun Gong ed esponenti della minoranza uigura.
Nonostante Pechino dichiari di poter contare su un efficace sistema di donazione volontaria, studi indipendenti e commissioni internazionali sostengono che la discrepanza tra il basso numero di donatori registrati e l’alto volume di trapianti eseguiti nasconda la continuazione di pratiche illecite.
Insomma, è acclarata la deriva di un non trascurabile numero di sistemi sanitari operativi in tutti i continenti.
L’Organizzazione mondiale della sanità (7.360 dipendenti, un bilancio di 2,1 miliardi di dollari all’anno e sede a Ginevra) mostra la sua totale inutilità. Come l’Onu, di cui è emanazione, ha confermato, di fatto, di non essere in grado «di guidare, coordinare e tutelare la salute pubblica a livello globale», che è la ragione per cui è stata costituita nel 1948.
L’umanità ha un problema enorme da risolvere: ridare il primato alla coscienza e tornare a rispettare quel diritto naturale che dai filosofi greci a Tommaso d’Aquino è stato concepito come l’ordine oggettivo del cosmo e come afflato divino per la creazione dell’universo.
