Vergarolla 80 anni dopo: il coraggio di guardare la storia

Il 18 Agosto 2026 ricorreranno gli 80 anni dalla strage di Vergarolla, avvenuta il 18 Agosto 1946. Quel giorno un assordante boato sconvolse migliaia di polesani che si erano radunati sulla spiaggia di Vergarolla per assistere alle gare natatorie. Doveva essere una giornata di festa e di spensieratezza. Dopo le gare del mattino, le famiglie si sarebbero ritrovate per il pranzo, portando ciascuna qualcosa da condividere con amici e parenti.

Poi, improvvisamente, un colpo secco. Una spaventosa esplosione. Una colonna di fumo si innalzò verso il cielo, mentre la spiaggia veniva avvolta dalle grida e dai lamenti. In pochi istanti, quella giornata di festa si trasformò in una tragedia.

Le vittime accertate furono 65. Ancora oggi, a ottant’anni di distanza, restano interrogativi sui responsabili e sui mandanti di quella strage. Pola era allora formalmente italiana e sottoposta all’amministrazione militare britannica; l’esplosione avvenne a poco più di un anno dalla fine della guerra. Vergarolla rappresentò uno degli episodi più drammatici e sanguinosi vissuti dalla popolazione italiana del Confine Orientale nel difficile dopoguerra.

La tragedia contribuì ad alimentare il clima di paura e di incertezza che spinse molti italiani dell’Istria a scegliere la strada dell’esodo: lasciare le proprie case, gli affetti, i luoghi in cui erano nati e vissuti, per cercare altrove un futuro.

Su Vergarolla sono state dette e scritte molte cose. Restano domande alle quali, dopo ottant’anni, non tutte hanno ancora trovato una risposta. Ma proprio per questo è importante ricordare.

Ricordare Vergarolla significa ricordare le vittime innocenti di quella tragedia. Significa ricordare le sofferenze delle popolazioni del Confine Orientale, l’esodo, le foibe e tutte le vicende che segnarono drammaticamente quelle terre nel corso e dopo la Seconda guerra mondiale.

E farlo senza polemiche dovrebbe essere possibile. La memoria non dovrebbe diventare una gara tra dolori, né uno strumento per contrapporre le vittime alle vittime. Ricordare una tragedia non significa negarne un’altra. Riconoscere le sofferenze degli italiani del Confine Orientale non significa cancellare o minimizzare le sofferenze vissute da altri popoli. La storia non dovrebbe essere usata per alimentare nuovi rancori, ma per comprendere ciò che è accaduto e impedire che l’oblio trasformi il passato in qualcosa di lontano e incomprensibile.

La storia è storia. Va conosciuta nella sua complessità, con le sue responsabilità, le sue vittime, le sue contraddizioni e anche con le domande che ancora attendono una risposta.

Per questo ricordare Vergarolla, le foibe e l’esodo non dovrebbe essere motivo di divisione, ma un atto di rispetto verso chi perse la vita e verso chi fu costretto ad abbandonare la propria terra. Dopo ottant’anni, queste pagine appartengono pienamente alla storia d’Italia e meritano di trovare il giusto posto nella memoria collettiva. Non per alimentare polemiche, ma per combattere l’oblio e l’indifferenza.

Ricordare non significa riaprire le ferite: significa avere il coraggio di guardarle. E soltanto conoscendo tutta la nostra storia, anche nelle sue pagine più dolorose, possiamo costruire una memoria capace non di dividere, ma di unire.

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