Il ritorno del 4 Ottobre tra le festività nazionali non rappresenta soltanto un giorno in più sul calendario, né una semplice occasione di riposo per famiglie, scuole e comunità. È, soprattutto, un segno dal profondo significato civile, culturale e spirituale, che richiama l’Italia alle proprie radici cristiane.
Nel giorno dedicato a San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, il nostro Paese è chiamato a fermarsi e a riscoprire una parte essenziale della propria storia e della propria identità. Una storia nella quale il cristianesimo ha profondamente plasmato la cultura, l’arte, la spiritualità, la solidarietà e la concezione della dignità della persona che hanno attraversato secoli di vita italiana.
L’identità cristiana dell’Italia non è soltanto una memoria del passato è un patrimonio spirituale e culturale che continua a vivere nelle nostre città, nelle nostre chiese, nelle opere di carità, nelle tradizioni popolari e nella testimonianza quotidiana di milioni di persone. È una radice che ha contribuito a costruire la storia della nostra comunità nazionale e che trova in San Francesco una delle sue espressioni più alte e universali.
In un tempo segnato da frammentazioni sociali, conflitti, solitudini, tornare a celebrare il Poverello d’Assisi significa riscoprire il cuore del suo messaggio evangelico la pace, la fraternità, la carità verso i poveri e gli ultimi, il rispetto per ogni persona e la custodia del Creato.
San Francesco ci ricorda che la fede cristiana non è soltanto una dimensione privata, ma può tradursi in uno stile di vita capace di generare incontro, solidarietà, responsabilità e bene comune. Il 18 Giugno 1939, Papa Pio XII proclamò San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena Patroni principali d’Italia, affidando alla loro protezione il nostro Paese. È un legame che richiama esplicitamente la storia dell’Italia alla sua tradizione cristiana e alla testimonianza di due grandi santi, profondamente radicati nella fede e capaci di incidere sulla vita spirituale e civile del loro tempo.
A 800 anni dalla morte di San Francesco, il ritorno del 4 Ottobre come festa nazionale assume dunque un significato particolare. Non è soltanto la celebrazione di una figura storica, ma l’occasione per interrogarsi sulle radici cristiane dell’Italia e sul contributo che esse possono ancora offrire alla società di oggi.
Riscoprire queste radici non significa chiudersi nel passato, né contrapporre una fede ad altre convinzioni. Significa riconoscere con consapevolezza una parte fondamentale della nostra storia e lasciarsi interrogare da un patrimonio spirituale che continua a proporre parole di straordinaria attualità: pace, fraternità, perdono, carità, dignità della persona e custodia del Creato. Per l’intera società italiana, può essere un’occasione per riscoprire una delle sorgenti profonde della propria storia e della propria identità.
Celebrare San Francesco significa celebrare una radice cristiana che appartiene alla storia dell’Italia e, nello stesso tempo, rinnovare una responsabilità per il suo futuro: costruire una società più fraterna, solidale, pacifica e rispettosa della dignità di ogni persona. Nel suo esempio, l’Italia può ritrovare non soltanto un Patrono, ma una voce del Vangelo capace ancora oggi di parlare alla coscienza del Paese.
didascalia: esposizione del Santo nell’oratorio dei Pellegrini




