La figura paterna è percepita da molti come secondaria rispetto a quella della madre, quasi fosse meno incidente nell’educazione e formazione della prole. Qualcosa di analogo appare anche per San Giuseppe, primo custode del Salvatore del mondo, il quale risulta, sì, protagonista, ma silenzioso e quasi appartato nella storia della Sacra Famiglia.
La Chiesa s’è però incaricata di dedicargli una festa, che cade il 19 Marzo, anche per sottolineare che Giuseppe è la persona che ha custodito con amore e protezione Gesù Cristo e che ha amato incondizionatamente Maria. Nei Vangeli appare come una figura sobria, quasi nascosta: nelle chiese la sua statua è talvolta collocata in una posizione appartata, eppure rappresenta uno dei pilastri fondamentali della famiglia di Nazareth.
Anche nella vita quotidiana molti padri incarnano questo ruolo discreto ma essenziale. Sono come un timone: se svolgono bene il loro compito, guidano la famiglia insieme alle madri. Padre e madre sono figure complementari, due presenze che si sostengono a vicenda e che, insieme, contribuiscono alla crescita dei figli.
Giuseppe è spesso definito il “santo del silenzio”, perché nei Vangeli non pronuncia nemmeno una parola. Ma il suo silenzio non significa assenza: è una presenza attenta e protettiva. È colui che resta accanto, sostiene senza cercare protagonismo, protegge senza soffocare.
Per questo rappresenta anche un modello di paternità attuale. Il padre che sa ascoltare più che comandare, che offre una guida sicura ma lascia spazio al figlio perché trovi la propria strada, anche quando questa appare straordinaria o difficile da accettare.
Secondo la tradizione, Giuseppe insegna a Gesù una professione (carpentiere in legno, ma secondo recenti studi sembrerebbe più quella di architetto “tekton” dal termine greco da cui sarebbero stati tradotti i Vangeli) e il valore del lavoro, introducendolo nella vita della comunità attraverso il servizio e la responsabilità. La sua testimonianza ricorda che l’educazione passa prima di tutto dall’esempio: dal fare quotidiano, più che dalle parole. Un insegnamento semplice ma profondo, che continua ancora oggi a dare significato alla festa del papà.
Didascalia: ritratto di San Giuseppe
