Recentemente è stato pubblicato il report sulla gestione della morte improvvisa curato da 150 esperti di 29 Paesi sintetizzato nelle “Raccomandazioni dell’International Liaison Committee on Risuscitation” (Ilcor).
In particolare viene sottolineato il ruolo fondamentale dei cittadini comuni nella gestione degli arresti cardiaci con delle indicazioni essenziali per la formazione in particolare dei lavoratori, che in Italia viene fatta da anni secondo le indicazioni del decreto 81, ma anche nelle scuole superiori e per il rilascio delle patenti di guida.
Ma che dimensioni ha il fenomeno della morte improvvisa che viene definita come un decesso per cause naturali che avviene in una persona che non si pensa debba morire, quindi inaspettata in un soggetto in apparenti buone condizioni di salute?
In Europa, per questa causa, muoiono 400mila persone all’anno ed in Italia 60 mila, una persona ogni mille abitanti, costituendo il 10 % di tutti i decessi che avvengono in un anno.
Colpisce soprattutto soggetti relativamente giovani, il 75 % delle morti al di sotto dei 40 anni ed il 50 % dei decessi sotto i 65 anni avviene per morte improvvisa.
Sono soprattutto maschi in un rapporto di 8 rispetto a 2 donne.
Il nuovo documento aggiorna i quattro anelli della catena del soccorso in caso di morte improvvisa.
Riconoscimento dell’arresto cardiaco con la chiamata del “112”.
L’avvio tempestivo delle manovre di rianimazione cardiopolmonare con il massaggio cardiaco e impiego del defibrillatore
L’assistenza medico ospedaliera avanzata post rianimazione.
La presa in carico dei sopravvissuti.
La tempestiva attivazione della catena del soccorso entro 4 minuti dall’arreso cardiaco può determinare la sopravvivenza dal 60 % all’80 % . In Italia si potrebbe salvare dalle 40 alle 50mila persone.
Le raccomandazioni evidenziano l’importanza che i comuni cittadini intervengano con tempestività attivando la catena del soccorso ed eseguendo il massaggio cardiaco, che rimane fondamentale e con l’impiego del defibrillatore
Gianfranco Cucchi
