Adriana Sigilli, titolare di Diomira Viaggi, tour operator specializzato in pellegrinaggi, da tempo è personalmente impegnata, in sintonia con la Custodia di Terra Santa, a sostenere i cristiani che vivono in Israele.
La lettera, che qui pubblichiamo, è la testimonianza da lei vissuta a Betlemme (nell’immagine di wikipedia) nel giorno dell’Epifania.
A Betlemme, nella Chiesa di Santa Caterina, i francescani hanno celebrato l’Epifania del Signore. La manifestazione di Dio ai popoli, alle genti, a tutti coloro che si mettono in cammino seguendo una luce. Ma qui, a Betlemme, tutto ha un sapore diverso.
Una luce diversa. Una gioia diversa.
Questa mattina, durante la celebrazione della Messa, lo si percepiva chiaramente: nei volti, nelle lingue, negli accenti. Uomini e donne arrivati da diverse parti del mondo, chiamati ancora una volta da quella stessa stella che, nei Vangeli, guida i Magi fino alla Grotta. La festa dei popoli. La festa delle genti. Una Chiesa che nasce in cammino e che continua a camminare, anche tra le strade di Betlemme, tra i vicoli, nelle piazze. Il suono, delle cornamuse, dei tamburi, le bandiere, le divise colorate degli scout che attraversano la città come un annuncio potente: sta accadendo qualcosa di importante. Sì, oggi è speciale. Perché mentre i cattolici celebrano l’Epifania del Signore, gli ortodossi entrano nella vigilia del Santo Natale. Tutto converge, tutto si concentra: dalla Via della Stella alla Piazza della Mangiatoia, fino alla Basilica della Natività. Uno spazio piccolo, quasi racchiuso nel palmo di una mano, eppure capace di contenere il Mistero dell’umanità intera. Noi cristiani in Terra Santa siamo una minoranza, siamo come una fievole luce che continua a brillare. Eppure oggi questa minoranza è scesa nelle piazze con gioia e con fermezza. Con la dignità di chi sa di appartenere a questa terra e di custodirla con la propria presenza, la propria fede, la propria preghiera.
I colori dei paramenti dei sacerdoti ortodossi, in attesa dell’ingresso del Patriarca Greco Ortodosso Teophilo III, hanno trasformato la pietra bianca della piazza, accendendola di rosso e di oro. Era come se la piazza stessa pregasse. Come se la liturgia rendesse visibile ciò che spesso resta nascosto. Tutti attendono. Tutti sanno che non è solo una tradizione: è un segno. Perché qui ogni gesto diventa profezia. Ogni ingresso è speranza che attraversa la storia. Guardo i volti della gente di Betlemme. Volti segnati, resistenti, vivi. Qui, dove i muri stringono la città, oggi la gente sorride. Oggi è Natale. E il Natale, qui, non è evasione: è resistenza dell’anima. “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce” (Is 9,1). Penso ai colori della vita, quelli che nessuna occupazione,nessun muro, nessuna violenza può cancellare. E mentre sono qui, a Betlemme, il cuore va anche a Gaza. A Gaza ferita, affamata, stremata. A Gaza dove il pianto delle madri si mescola al silenzio del mondo. Eppure il Vangelo ci insegna che Dio nasce proprio lì dove la vita è più minacciata. Dio non fugge dalle macerie: le attraversa. Nel pianto, nell’attesa ostinata, nella speranza che non si arrende.
Una donna qui a Betlemme mi avvicina e mi dice: “Oggi siamo felici. Con l’aiuto di Dio abbiamo imparato che la resilienza non è solo resistere, ma curare, accarezzare la vita anche quando fa male.” E capisco che questo è il Vangelo vivo. Questa è la fede che resta. Quella che non nega il dolore, ma lo attraversa. Quella che non grida vendetta, ma semina umanità. Siamo in Terra Santa: siamo pellegrini nella terra di Gesù, terra promessa alla pace, terra soffocata dai muri, ma ancora capace di generare futuro. Ogni giorno, giorno dopo giorno, qui si pianta un piccolo seme. Fragile come un Bambino in una mangiatoia.
“Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”(Gv 12,24).
Noi crediamo che questo seme germoglierà. A Betlemme, come in ogni angolo del mondo, ovunque l’amore osi ancora sfidare la morte. Perché la speranza ha un volto. Ha il volto di un Bambino. E la luce, anche oggi, non ha smesso di brillare.




