Le tante lettere giunte in redazione confermano l’interesse per la sanità pubblica 

Ha scatenato la reazione di molti lettori l’editoriale che abbiamo pubblicato venerdì 10 Luglio con il titolo “Chi controlla l’opera dei medici di famiglia?” Evidentemente il tema della sanità è molto sentito. Pubblichiamo integralmente solo tre delle lettere ricevute perché rappresentano una sintesi delle diverse opinioni (e critiche) espresse sull’argomento.  Ci scusiamo ovviamente con i lettori che non vedranno diffusi i loro messaggi, il cui contenuto è comunque riassunto nelle tre missive qui pubblicate.

Tempi d’attesa la vita appesa a una lista

“Io non ho una signora Silvia che si occupa di me. So solo che non potendomi permettere di andare a pagamento da medici che esercitano la professione privatamente sono costretto ad aspettare che mi chiamino dall’ospedale per un intervento che, dicono, non essere urgente.  Ho le coronarie ostruite; spero per me che abbiano ragione a farmi attendere.  Quello che avete scritto è vero: l’assistenza sanitaria, che è un mio diritto conquistato a suon di tasse pagate, non funziona come dovrebbe  I ricchi si curano privatamente e chi ha una pensione di 2000 euro al mese, come me, deve aspettare i tempi di intervento della struttura sanitaria pubblica se non muore prima. (Lettera firmata lettore di Arcisate – (Va)”

Addio al vecchio medico condotto: oggi ci cura una segreteria telefonica

“Ho letto con profonda attenzione l’articolo pubblicato stamane, venerdì 10 Luglio, sul vostro giornale. Leggendo quelle righe, riga dopo riga, ho rivissuto una ferita personale: non ho avuto bisogno di immedesimarmi nei protagonisti della vicenda perché, purtroppo, sperimento ancora oggi sulla mia pelle questo doloroso senso di abbandono da parte del medico di famiglia. In Italia, e ancor più in Lombardia, ci si vanta spesso di rappresentare un’eccellenza. Eppure, dietro questa facciata, ci si dimentica della sanità pubblica. Quello che dovrebbe essere un diritto gratuito e accessibile a tutti è stato progressivamente soffocato da politiche di privatizzazione: oggi, purtroppo, curarsi tempestivamente sembra essere diventato un privilegio di chi può permettersi di pagare. In questo scenario, molti medici di base si limitano a tutelarsi formalmente, trincerandosi dietro avvisi sulle porte degli studi, comunicazioni sui portali online o messaggi registrati in segreteria telefonica. Ricordo con profonda nostalgia il tempo in carenza di tecnologia ma ricco di umanità, quando a rispondere al telefono era il medico in persona. Un professionista che prendeva nota, ascoltava e usciva per le visite domiciliari, arrivando magari in ritardo in studio perché aveva dato la precedenza a chi non poteva muoversi dal letto. Erano medici che conoscevano il valore del sacrificio e interpretavano la professione con lo spirito profondo dell’antico “medico condotto”. Oggi la digitalizzazione, pur essendo una comodità, rischia di trasformarsi in uno scudo dietro cui nascondersi, deresponsabilizzando una categoria che in troppi casi si sta burocratizzando, allontanandosi dai pazienti. Vi ringrazio di cuore per aver sollevato questo velo. Purtroppo sono rimaste pochissime le testate che trattano temi così delicati, e sono felice di constatare che a Varese esiste ancora un giornalismo attento alla voce e ai bisogni reali del territorio”. (Lettera firmata lettrice varesina)

Medici di base o passacarte? La solitudine dei pazienti anziani

“I medici di base( tutti, purtroppo) preferiscono non essere disturbati. Non sono sicura che curino gli anziani, che sono la percentuale più alta dei pazienti. Le case di comunità potrebbero essere una speranza, se attuate come astanterie del territorio 24 ore su 24. Giusto che vengano coinvolti i medici di base, che oggi come oggi, non fanno i medici ma i passacarte. Se ne salvano pochissimi. Non scrivo dei tempi di attesa…. Grande argomento. Grande preoccupazione. Speriamo di non aver bisogno del medico”. (Lettera firmata lettrice valtellinese)

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