L’agroalimentare di Lecco sotto assedio: l’allarme contro l’invasione straniera

Dalle cosce di prosciutto alle cagliate per fare la mozzarella, ogni giorno passano dal Brennero migliaia di tonnellate di prodotti alimentari stranieri che, in assenza di adeguata trasparenza, alimentano inganni commerciali, rischi sanitari e danni economici alle imprese agricole, schiacciando prezzi e redditi. Un fenomeno che preoccupa anche il territorio lariano, già alle prese con l’aumento dei costi di produzione legati alle tensioni internazionali.

È l’allarme rilanciato da Coldiretti Como Lecco dopo la mobilitazione che ieri ha portato diecimila agricoltori al valico altoatesino insieme al presidente nazionale Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo.

Un prodotto simbolo sono le cagliate: in Italia ne arrivano 150mila tonnellate, di cui il 90% proprio dal Brennero, secondo un’analisi del Centro Studi Divulga su dati del Ministero della Salute. Si tratta di semilavorati utilizzati per produrre mozzarelle, burrate e altri formaggi a pasta filata, spesso commercializzati come Made in Italy. Dallo stesso valico transita anche tra il 75 e l’80% del latte liquido importato, pari a circa 1,1 milioni di tonnellate destinate all’industria lattiero-casearia.

A questi si aggiungono i prosciutti freschi, con 560mila tonnellate che rappresentano la base per produzioni anche a denominazione di origine Igp, i cui disciplinari non prevedono vincoli stringenti sulla provenienza dei suini. Ma il fenomeno riguarda un’ampia gamma di prodotti: dai cereali – quasi 6 milioni di tonnellate di grano tenero e 2,9 milioni di grano duro – fino a patate, olio d’oliva, pomodoro trasformato e prodotti ittici, che alimentano filiere industriali e distribuzione.

«È un sistema che rischia di penalizzare pesantemente anche le aziende agricole del nostro territorio, che investono sulla qualità e sulla tracciabilità» sottolinea Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco. «Senza un’indicazione chiara dell’origine, il consumatore non è messo nelle condizioni di scegliere consapevolmente e si creano distorsioni di mercato che comprimono i prezzi riconosciuti agli agricoltori».

Nonostante i risultati ottenuti negli ultimi anni sul fronte della trasparenza, una parte rilevante della spesa alimentare resta ancora anonima: pane, biscotti, prodotti trasformati, piatti pronti, succhi, marmellate e numerosi alimenti multi ingrediente non riportano l’origine in etichetta. «Serve una svolta a livello europeo – conclude Trezzi– con l’obbligo dell’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari e una revisione del codice doganale che oggi consente, con la regola dell’ultima trasformazione sostanziale, di far apparire italiani prodotti che non lo sono».

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