Il verde della speranza, il rosso della libertà storia di un vessillo

Fonte: https://www.anvgd.it/7-gennaio-giornata-nazionale-della-bandiera-2/

a cura di Lorenzo Salimbeni – Al fine di rimarcare il distacco dall’ancien regime, tra i tanti sconvolgimenti apportati dalla Rivoluzione francese vi fu anche un cambio di prospettiva nella definizione delle bandiere. Fino al 1789, ogni Stato aveva un vessillo che rimandava alla casa regnante, nel caso di specie francese i gigli dorati in campo bianco: dopo la decapitazione del cittadino Luigi Capeto (ai più noto come Luigi XVI Borbone), la Repubblica francese si dotò del tricolore a bande verticali blu bianco e rosso. Il bianco rappresentava un richiamo alla vecchia iconografia, blu e rosso erano i colori di Parigi, epicentro della rivoluzione e capitale: era una bandiera nazionale, nella quale avrebbero dovuto riconoscersi tutti coloro che intonando la “Marsigliese” andavano a respingere le truppe della coalizione che intendeva restaurare la monarchia.

La prima campagna in Italia di Napoleone Bonaparte portò alla costituzione delle “repubbliche sorelle”, forgiate sulla base del modello francese e con la triade “libertà-uguaglianza-fratellanza” di riferimento, ma ben presto ci si rese conto che si trattava di Stati satelliti di Parigi, tenuti sotto controllo o utilizzati come merce di trattativa diplomatica, come avvenne alla Repubblica di Venezia ceduta all’Austria con il Trattato di Campoformido del 17 ottobre 1797. Tuttavia in un primo momento idee come nazione ed i sorprendenti successi del generale corso portarono alla costituzione di truppe volontarie che affiancarono il corpo di spedizione con un entusiasmo destinato a sfociare nell’amarezza delle “Ultime lettere di Jacopo Ortis” di fronte all’impatto con la realpolitik napoleonica. In particolare la legione lombarda si dotò del tricolore verde bianco rosso, che il parlamento della Repubblica Cispadana riunito a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797 adottò come bandiera.

Nasceva così il Tricolore attorno al quale si sarebbero raccolti i patrioti del Risorgimento e delle Tre guerre d’indipendenza, una bandiera in cui si sarebbero riconosciuti anche gli italiani della Venezia Giulia, del Carnaro e della Dalmazia nel percorso di maturazione che li portò ad acquisire una coscienza nazionale, partendo dall’uso della lingua italiana (ancorchè con flessioni dialettali) per rivendicare al cospetto dei dominatori asburgici una propria identità che li accomunava a milioni di connazionali nella penisola italica.

didascalia: Musei Civici di Reggio Emilia, il Tricolore della Repubblica Cispadana

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