Fonte: https://www.anvgd.it/il-17-marzo-1861-nasceva-litalia-senza-gli-italiani-delladriatico-orientale/
di Lorenzo Salimbeni – La frammentazione geopolitica della penisola italiana sancita dal Congresso di Vienna che mise ordine nell’Europa postnapoleonica, tanto da indurre il cancelliere austriaco Metternich a definire l’Italia una mera espressione geografica. Tanti vani episodi insurrezionali promossi da militari forgiati dalle campagne napoleoniche o dai carbonari, le aspirazioni mazziniane di coordinare la lotta contro l’occupazione austriaca diretta o mediata attraverso stati satelliti di Vienna. Le illusioni del 1848 e della Prima guerra d’indipendenza, la Repubblica romana con il volontariato dei garibaldini e la rinascita della Repubblica di Venezia difesa anche da istriani e dalmati, il decennio di preparazione cavouriano e gli esiti non del tutto soddisfacenti della Seconda guerra d’indipendenza. La spedizione dei Mille nel Regno delle Due Sicilie, l’avanzata dell’esercito regolare piemontese attraverso i possedimenti pontifici nell’Italia centrale e l’incontro di Teano in cui Giuseppe Garibaldi saluta Vittorio Emanuele II come Re d’Italia. Era il 26 ottobre 1860 e l’auspicio del generale nizzardo si sarebbe avverato pochi mesi dopo.
Il 17 marzo 1861 «il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d’Italia»: dopo le tante traversie del Risorgimento, nasce ufficialmente lo Stato unitario italiano. A tutti è chiaro che l’unificazione completa non si è ancora compiuta: manca Roma, la città eterna, sede del potere temporale dei Papi, mancano quelle che il glottologo goriziano di origine ebraica Graziadio Isaia Ascoli definì in quegli anni le Tre Venezie. La Venezia Tridentina con Trento (e la questione ancora aperta di definire quanta parte dall’alta valle dell’Adige appartenga all’Italia), la Venezia Euganea che corrisponde all’attuale Veneto (a cui i patrioti istriani cercano di ricongiungersi dal punto di vista amministrativo, con l’auspicio di un’imminente annessione al Regno d’Italia che possa coinvolgere anche la penisola istriana, plurisecolare dominio della Serenissima) e la Venezia Giulia (con Trieste, il porto più importante dell’Impero d’Austria). Da queste terre e anche dalla Dalmazia sono giunti tanti volontari che hanno preso parte alle vicende risorgimentali, vuoi con la casacca rossa garibaldina, vuoi con l’uniforme dell’esercito regolare sabaudo, combattendo per la liberazione e l’unificazione d’Italia. Oltre a questi episodi individuali di volontariato combattentistico c’è poi una consapevolezza di appartenenza nazionale che si va diffondendo. L’uso della lingua italiana ancorchè declinata secondo cadenze dialettali, un patrimonio culturale e tradizionale in cui riconoscersi, il concretizzarsi di uno Stato nazionale al quale fare riferimento. Perfino Trieste, urbs fidelissima nei confronti degli Asburgo, rimasta inerte e passiva nell’imperversare dei moti del Quarantotto, si trasforma in fucina di italiani.
Poco dopo la proclamazione del Regno d’Italia la classe dirigente italiana riunita nella Dieta istriana indica “Nessuno” come suo rappresentante al Parlamento di Vienna; altrettanto faranno i notabili italiani nella Dieta fiumana (in quanto non voglio inviareno i propri rappresentanti alla dieta croata, chiedendo altresì di ripristinare il tradizionale collegamento diretto con Budapest ed il parlamento magiaro) e nella Dieta riunita a Zara (che rivendica la dipendenza amministrativa da Vienna, garante dell’autonomia della Dalmazia, rifiutando di mandare rappresentanti a Zagabria per trattare il passaggio sotto l’egida croata).
Dalle classi dirigenti questa consapevolezza di italianità si diffonde agli strati polari, le rivendicazioni di autonomia amministrativa vengono declinate come strumento di salvaguardia di un’identità e delle sue peculiarità. Garibaldini, mazziniani e rappresentanti della Sinistra storica nel parlamento italiano si fanno portavoce di tali istanze, ma la III Guerra d’indipendenza porterà solamente all’annessione del Veneto, mentre la presa di Roma il 20 settembre 1870 pose sostanzialmente fine al Risorgimento. Lo Stato unitario fissò la sua capitale a Roma e cominciò a interessarsi più alla politica coloniale che all’unificazione nazionale, tanto da stringere la Triplice alleanza con Germania e Austria-Ungheria, pur di garantirsi appoggi in Europa di fronte alla crescente competizione con la Francia. Realpolitik vuole che il giovane Stato italiano si leghi pertanto a quell’Impero asburgico che il 12 novembre 1866 ha promulgato un editto che promuove la snazionalizzazione dei sudditi italiani, considerati tutti inaffidabili separatisti. Il movimento irredentista testimonierà quanto gli italiani dell’Adriatico orientale abbiano a cuore la loro identità e non abbiano rinunciato all’unificazione con i propri connazionali, unificazione che avverrà solamente dopo la Prima guerra mondiale che in tale contesto rappresentò la Quarta guerra d’indipendenza.
Il 17 marzo celebriamo la Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera, ricordando quel 17 marzo 1861 in cui nacque lo Stato unitario italiano. Ricordiamo anche oggi gli italiani dell’Adriatico orientale che tanto si adoperarono per far parte di quello Stato nazionale, per essere italiani e non austriacanti, per salvare la propria lingua, la cultura e le tradizioni dalla snazionalizzazione.
