Nel cuore della natìa Canale d’Agordo, mercoledì 20 agosto, il giorno in cui Albino Luciani fu eletto Papa nel 1978, si è tenuto il convegno “Il Giubileo lungo i secoli e nella vita di Albino”, un’occasione di riflessione storica e spirituale sul significato del Giubileo nella Chiesa e, in particolare, nella vita di Papa Giovanni Paolo I. L’incontro ha visto la partecipazione dello storico Marco Roncalli, che ha presentato il suo recente volume “La città del perdono” (casa editrice Morcelliana), e di Mons. Ettore Malnati, teologo e già Vicario episcopale per il laicato e la cultura della diocesi di Trieste. Se Roncalli ha delineato otto secoli di Giubilei attraverso figure di papi, santi e pellegrini, evidenziandone il valore di riconciliazione e speranza, Mons. Malnati ha offerto una densa e originale lettura teologica e pastorale del Giubileo nella biografia spirituale di Albino Luciani, seguendolo lungo tre tappe cruciali – 1925, 1950 e 1975 – che ne rivelano l’interiorizzazione profonda e il ruolo ispiratore nel suo magistero. Pubblichiamo qui di seguito il testo dell’intervento di Mons. Malnati.
Il primo Giubileo, di cui Albino Luciani sentì parlare ancora seminarista cercando di comprenderne il significato, fu quello indetto da Pio XI con la bolla Infinita Dei misericordia del 29 maggio 1924, che si svolse per tutto il 1925, concludendosi la mattina del 24 dicembre, con la chiusura della Porta Santa della basilica di San Pietro e con la concessione di Pio XI che estese a tutto il mondo cattolico i benefici dell’Anno Santo celebrato a Roma.
Nell’estate del ’25 don Filippo Carli, sacerdote a Canale d’Agordo, che tra il 1920 e il 1930 aveva avviato al seminario quindici ragazzi di cui dieci giunsero al presbiterato1, in uno dei colloqui formativi espose ad Albino Luciani, che frequentava la terza ginnasio presso il seminario di Feltre, la storia e l’importanza del Giubileo e delle indulgenze a questo annesse, suscitandone l’interesse2. Ciò fu per lui indicazione preziosa per i Giubilei futuri sia del ’29, per il cinquantesimo di sacerdozio del Pontefice Pio XI, che soprattutto per quello del ‘33 nel diciannovesimo centenario della Redenzione, anno in cui il chierico Luciani, l’11 marzo, fu ammesso agli ordini minori dell’ostiariato e del lettorato3 , frequentando a Belluno i corsi teologici al Seminario Gregoriano.
Durante il periodo del Giubileo della Redenzione, in attesa degli ordini maggiori, Luciani e i compagni di corso Strim e Busa, che poi entreranno nella Compagnia di Gesù, proprio sull’impulso del Papa delle missioni e di Cristo Re dell’universo, facevano discorsi sulla necessità di un impegno presbiterale a favore non solo della diocesi, ma anche di una evangelizzazione mondiale4.
Luciani coltivò il desiderio di farsi gesuita per diversi anni. La sua gracile salute e il desiderio dei vescovi Catarossi,Bortignon e Mucin di averlo in diocesi, fecero però sfumare il suo desiderio. Con dispensa papale per l’età, il 7 luglio 1935 Albino Luciani venne ordinato presbitero nella chiesa di S. Pietro apostolo a Belluno e celebrò la sua prima messa il giorno successivo a Canale d’Agordo con la partecipazione dei genitori e con il discorso di mons. Angelo Santin, rettore del seminario gregoriano che in quella circostanza sostituì don Filippo, che qualche mese prima il Signore aveva preso con sé.
Giubileo del 1950
Luciani, dopo l’ordinazione presbiterale e il superamento di seri problemi di salute, fu impegnato a Belluno nella formazione dei futuri presbiteri come docente ed educatore. Nel 1947 il vescovo Bortignon lo nominò pro-cancelliere e segretario del Sinodo diocesano. Per questo motivo in quella data abbandonò il suo ruolo di vicerettore in seminario5.Nel 1948 il vescovo Bortignon nominò Luciani pro-vicario generale.
Pio XII a cinque anni dalla conclusione del secondo conflitto mondiale, che tanto segnò l’intera umanità ed anche le zone del Bellunese, indisse il XXIV Giubileo per la Chiesa Cattolica con la bolla Jubileum Maximum del 26 maggio 1949, solennità dell’ Ascensione. Per questo straordinario Giubileo, Pio XII commissionò una nuova Porta di bronzo in sostituzione di quella di legno risalente a Papa Benedetto XIV (1749). La Porta Santa, detta Porta del gran perdono, fu inaugurata ed aperta la vigilia di Natale 1949.
Il culmine di questo Anno Santo, dopo una consultazione universale di tutti i Vescovi cattolici per avere testimonianza della convinzione sulla fede delle Chiese locali sul privilegio mariano dell’Assunzione della Vergine Maria in anima e corpo spirituale presso la gloria di Dio, fu da parte di Pio XII la proclamazione del dogma dell’Assunta.
Luciani proprio per la preparazione in diocesi dell’evento giubilare e della proclamazione del dogma dell’Assunta, venne nominato vice-presidente del comitato mariano.
Papa Pio XII, a causa della grande affluenza romana e per offrire a tutti la possibilità di lucrare l’indulgenza giubilare, prolungò tale opportunità per tutto il mondo cattolico sino al 31 dicembre del 1951.
Luciani lavorò in diocesi e si premurò che i pellegrinaggi avessero i requisiti del Giubileo, cioè il desiderio del grande perdono e del ritorno alla pratica della vita cristiana ed anche ad un certo “ecumenismo del ritorno” come pensato da Pio XII.
Il Giubileo del ’50 fu l’ultimo con il rito della chiusura della Porta Santa secondo l’antico cerimoniale del Burcardo (1500).
Questo Anno Santo, nella spiritualità del recupero di una vita cristiana più autentica e consapevole dopo lo sbandamento del conflitto mondiale e della lotta per la democrazia, suggerì all’Episcopato Triveneto di ripartire con una capillare attenzione del popolo cristiano alla conoscenza della propria identità di fede, mediante lo strumento del catechismo per tutte le età.
Per questo progetto dell’Anno giubilare il Patriarca di Venezia Carlo Agostini e mons. Bortignon, Segretario della Conferenza Triveneta, indissero per il ’51, anno in cui fu “prolungato” il Giubileo, il III Concilio Provinciale Veneto. Luciani venne chiamato quale esperto per tracciare le coordinate per una catechesi capillare in tutte le diocesi del Triveneto compreso anche, per i territori di montagna e di mare, un progetto per i villeggianti. Questo fu uno dei frutti più significativi ed efficaci per un ritorno alla vita cristiana consapevole.
Luciani fu uno dei protagonisti non solo al III Concilio Provinciale, ma anche nelle diocesi di Belluno e Feltre, con una capillare organizzazione e un impegno di formazione per catechisti e catechiste delle varie parrocchie.
Giubileo del 1975
Dal 1950 al 1975 molte cose successero sia a Luciani che alla Chiesa. Luciani nel ’59 ricevette l’ordinazione episcopale per imposizione delle mani del nuovo Papa Giovanni XXIII, fu Vescovo di Vittorio Veneto dal 1959 al dicembre 1969 e dal 1970 Patriarca di Venezia.
La Chiesa visse significativi eventi: la morte nel’58 di Pio XII e l’elezione di Giovanni XXIII; l’annuncio di un Concilio universale nel ’59, la sua preparazione e l’inizio nel ‘62; nel ‘63 la morte di Papa Giovanni e l’elezione di Montini al soglio di Pietro il 21 giugno di quell’anno; la ripresa del Concilio dal ’63 al ’65; le riforme puntuali e motivate con l’accompagnamento delle catechesi di Paolo VI; la contestazione del ’68 che toccò anche la Chiesa cattolica; nel ‘69 lo sbarco sulla luna. In questi anni la secolarizzazione intaccò anche la vita religiosa e la stessa teologia.
Paolo VI e la preparazione dell’Anno Santo del 1975
A dieci anni dalla chiusura delle sessioni del Concilio Vaticano II, Paolo VI, dopo essersi consultato con i suoi stretti collaboratori, pensò di indire un Anno Santo, essendoci la scadenza canonica dei 25 anni dall’ultimo Giubileo. La situazione civile e religiosa destava serie preoccupazioni. Paolo VI aveva dato al mondo opportunità culturali, sociali e religiose per una pensosità. Nel 1967 volle “la Giornata mondiale per la pace il primo giorno dell’anno civile, offerta a tutti gli uomini di buona volontà”1, che fu celebrata per la prima volta l’1 gennaio 1968.
Intanto partendo da Parigi e poi nei vari Stati e a Roma, si diffuse la contestazione giovanile che non risparmiò neppure i vari gruppi nella Chiesa. Paolo VI già nel 1967 volle che la Domenica delle Palme fosse la Giornata mondiale dei giovani cattolici, da celebrarsi ogni anno insieme al Romano Pontefice a Roma. Nell’incontro della Domenica delle Palme del ‘68 Paolo VI invitò i giovani “a scegliere la libertà offerta da Cristo, solo così sarebbero stati sottratti alla suggestione di massa ed alla alienazione delle coscienze, all’isolamento e alla solitudine cui condanna la stessa manifestazione”. Nel ‘67 Paolo VI volle per l’intera Chiesa l’Anno della fede che si sarebbe svolto dal 29 giugno 1967 al 29 giugno 1968, per celebrare il diciannovesimo centenario del martirio dei Santi Pietro e Paolo. Il Papa stesso si impegnò nella catechesi delle udienze del mercoledì ad approfondire le tematiche per una rinnovata coscienza della fede cristiana.
Il ‘68 fu l’anno in cui Paolo VI dal 22 al 24 agosto si recò pellegrino a Bogotà in Columbia per il Congresso Eucaristico Internazionale e per la II Assemblea generale del Consiglio episcopale latino-americano (CELAM). Quel viaggio non si presentava certo senza difficoltà ed il Papa ne era consapevole, ma intendeva recarsi per dialogare ed offrire delle vie evangeliche quali soluzioni di problematiche non facili e non semplici. Così Paolo VI si espresse nell’udienza generale del 21 agosto prima della sua partenza: “Si dice che troveremo laggiù fermenti di insofferenza e di ribellione anche nelle file del clero e dei fedeli. Quanto ci pare di comprendere queste impazienze in ciò che hanno di generoso e positivo! Ma non potremmo essere sinceri con quanti fanno della verità e della carità legge a se stessi. Noi pensiamo che la soluzione di quelle tristi situazioni, tristissime in certi luoghi, non sia né la reazione rivoluzionaria, né il ricorso alla violenza. Per Noi la soluzione è l’amore…..di Cristo…..l’amore che si dà, l’amore che si moltiplica, l’amore che si sacrifica”. In questi anni il Papa andò in diversi Paesi del cosiddetto Terzo mondo. Nel ‘69 si recò in Uganda per incontrare i Vescovi dell’Africa e del Madagascar. Nel ‘70 si recò in Estremo Oriente, in Oceania e in Australia. Sostò a Teheran in Persia (oggi Iran) e nel Pakistan orientale; rimase tre giorni a Manila nelle Filippine; si fermò per un giorno a Samoa; fu a Sydney in Australia per quattro giorni; a Giacarta in Indonesia si fermò un giorno. Volle fermarsi alcune ore a Hong Kong per poi dirigersi verso Ceylon a Colombo.
Da questo viaggio apostolico portò nel cuore il desiderio di continuare il suo ministero per confermare il popolo cristiano in un rinnovamento e in un impegno testimoniante sia nella vita spirituale che sociale e morale. Fu proprio con questo spirito che promulgò sia l’enciclica Humanae vitae (1968) che l’ Octogesima adveniens (1971).
Luciani e l’Anno Santo
Per offrire un’ ulteriore occasione di rinnovamento Paolo VI indisse con la bolla Apostolorum limina, promulgata il 23 maggio 1974, il XXV Giubileo del “rinnovamento e riconciliazione” che si aprì il 24 dicembre 1974 e si concluse il Natale del 1975. Tra i partecipanti all’apertura di quel Giubileo anche l’ex imperatrice d’Austria Zita. Fu un Giubileo preparato nelle Chiese locali dal ‘73 per poi confluire consapevolmente a rinnovare la fede cattolica sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo: “videre et audire Petrum”. Luciani terminato il Concilio a Vittorio Veneto applicò la riforma liturgica in tutte le parrocchie, sottolineò l’importanza della promozione del laicato, presentò al clero tutti i documenti conciliari e chiese alla diocesi di mettersi a disposizione per un concreto impegno missionario come Chiesa locale accanto alle Chiese missionarie in Africa e in America latina.
Durante l’Anno della fede alcuni sacerdoti diocesani chiesero al vescovo Luciani “di essere illuminati su alcuni errori riguardanti la fede. Egli accetta il suggerimento; premette che prima di elencare errori specifici è necessario rendersi conto del cambiamento avvenuto nel modo di pensare e di vivere, che può creare dubbi ed incertezze”. Presentò al suo presbiterio con i vari incontri e scritti l’identità, la missione e la spiritualità del sacerdote diocesano come emerge dai documenti del Vaticano II. L’Anno della fede lo impegnò molto sia con i giovani che con i seminaristi ed i catechisti.
Purtroppo questo suo impegno a Vittorio Veneto venne interrotto con la nomina nel ‘69 a Patriarca di Venezia e con la sua partenza nel febbraio del ‘70 quale successore del card.Urbani scomparso repentinamente. A Venezia trovò nel contesto ecclesiale situazioni di contestazione verso il suo ministero e magistero equilibrati nel realizzare lo spirito conciliare.
Trovò diverse difficoltà anche nel preparare in diocesi l’Anno Santo del ‘75 ma egli volle a tutti i costi sottolineare lo spirito del Giubileo, mai dimenticando la riconciliazione ed il rinnovamento interiore. Ciò lo deduciamo sia dalla prolusione da lui tenuta a Venezia il 27 gennaio ’75 dal titolo “Anno Santo per una Chiesa che si riforma” che dall’omelia per l’inizio della quaresima il 12 febbraio a S.Marco, dove sottolineò la dottrina che “la remissione del peccato e l’infusione della grazia vanno insieme”4.
Nello stesso giorno Paolo VI, nella stazione penitenziale a San Pietro, sottolineò che: “la meta escatologica, cioè l’ultima ed ultra terrena, deve governare le mete temporali…di questo pellegrinaggio terreno”. In qualità di Presidente della CET, in sintonia con i confratelli del Triveneto, Luciani presentò la necessità di un dialogo con i gruppi del dissenso presenti nelle diocesi del Triveneto, affinchè riprendessero la comunione con il Magistero e con la sua autorevolezza evangelica e valoriale nei confronti del diritto naturale, come quello della famiglia e della vita6. Personalmente si adoperò a fare ciò anche a Venezia, con trasparente fedeltà al Magistero, trovando delle difficoltà nella recettività della sua proposta. Quest’Anno Santo portò Luciani, su invito del card. Volk, nella cattedrale di Magonza a Pentecoste per il Giubileo degli emigranti veneti.
A inizio giugno del ‘75 Luciani partecipò, dopo il Corpus Domini, a Roma alla XII assemblea della CEI dove si discusse sul programma per i prossimi anni nelle Chiese locali d’Italia su “Evangelizzazione e sacramenti”. Luciani con i Vescovi del Triveneto il 6 febbraio ’75 aveva inviato delle osservazioni sia teologiche che pastorali, che vennero recepite poi nel documento finale. In quella circostanza Luciani si sfilò da vice-presidente della CEI per occuparsi maggiormente della Conferenza Episcopale Triveneta, di Venezia e degli emigranti.
Nell’autunno dell’Anno Santo del ’75, dal 3 al 21 novembre su invito del vescovo Ivo Loscheider si recò in Brasile per commemorare il primo centenario dell’emigrazione italiana nel Rio Grande do Sud. Giunto a San Paolo, accompagnato dal card. Evaristo Arns, visitò i suoi sacerdoti fidei donum. Raggiunse poi con il vescovo Loscheider il santuario di Santa Maria dove domenica 9 novembre celebrò il Giubileo per gli emigranti italiani e donò a quel santuario una copia della Madonna della Salute. Luciani fu accolto da duecentomila persone che esposero uno striscione con la scritta: “Quando torna in Italia dica ai Veneti che noi restiamo fedeli alla devozione della Madonna”.
Il 12 novembre Luciani andò a Caxias do Sul, dove incontrò i seminaristi di quella diocesi e parlò dell’Anno Santo nella formazione dei presbiteri. Durante la sua visita in Brasile incontrò molti sacerdoti fidei donum provenienti dalle diocesi del Veneto, portando una parola di ringraziamento per la loro missione. Luciani desiderò ottemperare alle pratiche del Giubileo, oltre che a viverne il messaggio della riconciliazione con Dio, con la propria vocazione e con la Chiesa.
Durante l’assemblea della CEI infatti del 6 giugno 1975 i Vescovi della Chiese locali presenti in Italia erano attesi nella basilica di San Pietro per lucrare l’indulgenza giubilare ed accogliere il messaggio del Santo Padre preparato per loro e per i sacerdoti stretti collaboratori dei Vescovi. Tra l’altro il Santo Padre in quell’occasione disse: “Insieme con voi, Vescovi d’Italia e con i vostri sacerdoti, questa cerimonia giubilare che è qualcosa di più di una manifestazione esterna…. è il segno visibile di un fatto interiore, di quella realtà viva che è la Chiesa italiana, qui presente nei suoi Pastori raccolti per la loro Assemblea generale, nei loro diretti collaboratori, i sacerdoti, come nell’espressione qualificata del laicato generoso cooperatore….Congregavit nos in unum Christi amor….comunione dunque che immerge le sue radici nella vita stessa della Santissima Trinità. Ma ecco che da questa comunione derivano subito per noi, eletti favori e doveri concreti e stringenti: quelli dell’unità, della solidarietà, dell’azione concorde, che non solo deve essere proclamata a parole ma dimostrata quotidianamente nella realtà delle azioni….Ma in quale spirito dobbiamo compiere tutto questo? Con un rinnovato impegno, con un rinnovato ardore, con una rinnovata generosità che trae la sua norma dalla metanoia a tutti imposta dall’Anno Santo”.
Io stesso ebbi l’opportunità di accompagnare il Patriarca Luciani e l’Arcivescovo di Trieste Antonio Santin a questa celebrazione. Luciani era compreso e devoto, evitava sterili chiacchiere dei soliti importuni. Si diceva che Paolo VI avesse indicato quale presidente CEI il Patriarca di Venezia. Le cose andarono poi diversamente. In quella celebrazione giubilare, con mia sorpresa, fui ammesso tra i presbiteri che avrebbero ricevuto l’Eucarestia dalle mani del Santo Padre. Quando manifestai la sorpresa, notai il sorriso di Luciani….
Tornando dalla basilica con Santin e Luciani, questi mi disse: “Convinci l’Arcivescovo a venire con me a Torino per la venerazione della Sindone, ovviamente lo accompagni anche tu. Noi andiamo in macchina e voi siete miei ospiti”. Così concludemmo quella esperienza giubilare con tutti i Vescovi italiani, venerando la prestigiosa reliquia di Cristo che ci ha redento con la sua sofferenza della passione e della croce, per poi essere con la sua resurrezione la nostra speranza. Osservai la profonda pietà e sincera preghiera di Luciani, inginocchiato a riflettere sul mistero che la Sindone richiama. Non poteva esserci chiusura migliore per il Giubileo del 1975.
didascalia: convegno “Il Giubileo lungo i secoli e nella vita di Albino”
