Editoriale – Quanti Santo Stefano ci sono ancora nel mondo?

Questo editoriale esce nel giorno in cui la Chiesa ricorda il suo primo martire, santo Stefano. Gli Atti degli Apostoli spiegano bene chi sia stato e descrivono gli ultimi istanti della sua vita. Di fatto egli era stato eletto dagli Apostoli a collaboratore per diffondere il Vangelo nella comunità di Gerusalemme. Oggi lo definiremmo diacono.

«Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio», concluse Stefano davanti al Sinedrio che lo processava con un’accusa infamante e infondata: avere pronunciato espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio.

Parole, le sue, che gli costarono la vita. I presenti al processo proruppero in grida altissime; fu trascinato all’aperto e lapidato. Fra coloro che approvarono la sua uccisione c’era Saulo, che da feroce persecutore dei cristiani diventerà poi l’Apostolo delle genti, San Paolo. Mentre le pietre lo colpivano, Stefano chiese a Gesù di accogliere il suo spirito e di perdonare i suoi assassini.

Quanti Santi Stefano ci sono ancora oggi nel mondo?

Più di oltre 380 milioni, secondo la stima di World Watch list 2025 di Open Doors International, un’organizzazione internazionale che aiuta i credenti oppressi per fede. Solo negli ultimi 12 mesi sono stati uccisi 4.476 cristiani, attaccate 7.679 chiese e loro proprietà, mentre altri 4.744 sono stati arrestati e imprigionati con sommari processi.

Beatrice Nicolini, professoressa ordinaria di Storia dell’Africa all’Università Cattolica di Milano, in un recente articolo su “Polidemos”, ha scritto che «in Nigeria dal 2009 i pastori musulmani Fulani spinti dalla desertificazione climatica hanno ucciso tra le tredicimila e diciannovemila persone innocenti soprattutto tra i cristiani della “Middle Belt”».

Il Paese africano, con la Corea del Nord, la Somalia e lo Yemen, risulta tra le nazioni più ostili al cristianesimo. In sintesi, un cristiano su sette è perseguitato nel mondo; uno su cinque in Africa e due su cinque in Asia.

Mentre la persecuzione e la violenza anticristiana si intensificano – certifica sempre World Watch list 2025 –, molti credenti continuano a seguire Gesù e a condividere la loro fede, rischiando la vita e la libertà nei luoghi più pericolosi per essere cristiani. Zahra, una credente perseguitata in Yemen, ha dichiarato: «Sono determinata a rimanere qui nonostante i rischi per la mia sicurezza e il mio benessere, perché credo che tutti meritino di sentire parlare dell’amore di Dio».

Joo Min, nordcoreana, ha avuto l’opportunità di sfuggire al brutale regime, ma è tornata in patria determinata a condividere Gesù con altri. Ha affermato: «Ho sentito la chiamata a condividere tutto ciò che ho imparato con altri credenti segreti in Corea del Nord, il mio Paese».

È disarmante registrare come in Italia in cui non si corre alcun rischio nel manifestare la fede, questa sia ignorata quando non dimenticata. Vengono alla mente i maiali descritti nel Vangelo di Matteo per osservare, amaramente, quanto l’espressione “come dare le perle ai porci” s’addica, purtroppo, ancora a molti. Di contro giganteggia la speranza cristiana. I credenti che muoiono per testimoniare il Vangelo confermano, esaltandole, le parole dell’evangelista Giovanni: «La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non la possono spegnere».

didascalia: immagine creata con IA – Santo Stefano

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