Editoriale – Per il bene degli ucraini la guerra, anche se ibrida, va conclusa.

Abbiamo sotto gli occhi una nota dell’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) che, affrontando il tema della guerra ibrida, spiega come Mosca «starebbe attuando una strategia sistematica di sabotaggio con l’obiettivo di destabilizzare l’Unione europea e i Paesi Nato, prendendo di mira infrastrutture critiche e catene di approvvigionamento del settore privato. Spaziando dai cyberattacchi e l’interferenza GPS (che danneggia trasporti e logistica) ad atti vandalici fisici, nonché incendi e persino tentativi di assassinio di dirigenti dell’industria della difesa, a essere particolarmente colpite sono le aziende energetiche, di navigazione, telecomunicazioni e produzione bellica.

Secondo alcune analisi questa offensiva crea quindi un danno soprattutto ai privati. In primis perché soffrono i costi diretti delle interruzioni operative e del ripristino delle infrastrutture; poi perché devono sostenere impennate nelle spese di cybersicurezza e premi assicurativi per coprire dai rischi geopolitici.

Sebbene le autorità europee e la Nato abbiano innalzato il livello di allerta, i dirigenti d’azienda lamentano una scarsa condivisione delle informazioni di intelligence da parte dei governi.

Senza una cooperazione più stretta tra pubblico e privato e risposte geopolitiche più severe contro Mosca, ma non solo, il settore privato rischia di continuare a pagare il prezzo più alto di questa minaccia invisibile e silenziosa, ma devastante nel suo intento di destabilizzare l’intero continente».

Senza entrare nel merito della nota prendiamo atto che i costi della guerra ibrida pesano abbondantemente anche sul settore privato.

Così, mentre noi occidentali ci stiamo dissanguando in un’assurda guerra tra europei e russi (che sono anch’essi europei), la Cina sta a guardare e lucra sulle nostre disgrazie.

Da quasi cinque anni acquistiamo dagli Stati Uniti armi che poi cediamo gratuitamente agli ucraini perché continuino a morire in una guerra sostanzialmente persa.

Da quasi cinque anni la nostra economia non decolla perché, non acquistando più gas e petrolio dalla Russia, i costi energetici sono saliti alle stelle gravando su imprese e famiglie.

Da quasi cinque anni l’Ucraina (dove recentemente le pensioni sono aumentate del 13%) vive grazie ai finanziamenti dell’Unione europea, del Fondo monetario internazionale e dei partner occidentali.

Ma c’è di più: come informa “La Stampa”, «per i prossimi due anni, l’Ucraina otterrà dall’Unione europea un prestito di 90 miliardi di euro a tasso zero. Si tratta però di un prestito particolare perché Kiev non avrà alcun obbligo di restituire quella somma fino a quando non sarà stata ricompensata dalla Russia per i danni di guerra». Di fatto non restituirà più quel denaro perché, a sua volta, la Russia pretenderà dall’Ucraina i danni di guerra patiti.

Così mentre in Occidente si discute di guerra ibrida si tace dello sforzo fatto da inglesi e francesi per trascinare gli altri Paesi europei in un conflitto armato contro i russi colpevoli di avere invaso l’Ucraina.

Degli accordi di Minsk non c’è più traccia. È caduto l’oblio sull’intesa che nel Settembre 2014 era stata raggiunta sulla regione del Donbass tra il governo di Kiev e Mosca.

Chi ha interesse a prolungare la guerra contro Mosca? Chi lucra su morti e distruzioni?

Si diceva degli ingenti costi che anche il settore privato, insieme alle istituzioni pubbliche, deve sopportare per aiutare l’Ucraina a proseguire il conflitto con la Russia.

Si potrebbero fare tanti esempi in proposito. Ne citiamo solo uno perché sotto traccia, meno appariscente, di altri: l’incidenza sul prezzo dei biglietti aerei per chi viaggia oltre l’Europa.

Le compagnie cinesi, infatti, mantengono un netto vantaggio competitivo sulle rotte tra il Vecchio Continente e l’Asia grazie alla possibilità di sorvolare lo spazio aereo russo.

Gli aerei del Dragone sono in grado di praticare tariffe più basse (dal 5 al 35 per cento) rispetto alle compagnie occidentali perché, usufruendo di rotte sui cieli della Russia, oltre ad abbreviare i tragitti consumano meno kerosene.

In pratica una compagnia aerea occidentale ha un costo extra stimato fino a 12.000 dollari per ora di volo, che sulle rotte Asia-Europa (circa 3 ore in più per non violare lo spazio aereo russo) si traduce in una spesa aggiuntiva di 36.000 dollari.

Insomma dai miliardi (6, 8,13?) che l’Italia avrebbe dato all’Ucraina dal 2022, quanti altri soldi andrebbero aggiunti per tenere conto dei costi sostenuti da privati cittadini?

Oltre che per ragioni morali ed etiche, ora anche per quelle economiche, va chiusa la partita, come chiede Leone XIV fin dalla sua elezione a Papa.

Didascalia: immagine creata da IA

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