Editoriale – Oltre a Leone XIV chi davvero lavora per la pace?

Il nuovo anno, appena iniziato, si trascina l’irrisolta questione della pace che sta tenendo banco dal 2022. L’élite politica che governa a Bruxelles ha enormi responsabilità nella crisi economica, nell’irrilevanza internazionale dell’Europa e persino nella guerra in Ucraina.

Gabriele Guzzi, docente di Economia dell’integrazione europea e Storia economica all’Università di Cassino, non ha dubbi quando afferma che «l’Unione Europea è un’istituzione del tutto incapace di rappresentare adeguatamente le esigenze di sicurezza e pace dei principali Paesi europei».

Per spiegare il suo pensiero ha scritto il libro dall’eloquente titolo “Eurosuicidio. Come L’Unione Europea ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci” (Fazi Editore, pp. 210). L’euro, a suo parere, è stato l’atto fondativo dell’eurosuicidio, perché, «mettere insieme Paesi differenti, con economie differenti, con mondi del lavoro differenti, con tassi di inflazione differenti, con politiche industriali differenti, con rapporti sociali differenti in una sola Unione monetaria, senza prevedere contemporaneamente un’unione politica vera e propria, voleva dire preparare tutte le precondizioni per l’autoannichilimento economico, tecnologico, geopolitico e sociale. E questo è ciò che è esattamente avvenuto».

Per quanto riguarda l’Italia l’Economista è ancora più esplicito e sostiene che «l’eurosuicidio sia dovuto alla scelta italiana di assecondare acriticamente, dogmaticamente e religiosamente questa integrazione europea, senza rendersi conto delle conseguenze materiali che si stavano drammaticamente producendo. Dinanzi ai mutati scenari internazionali, questo eurosuicidio si sta oggi espandendo all’intero continente. Le carenze strutturali e originarie dell’UE, che per 30 anni hanno danneggiato l’Italia, ora costituiscono un fattore d’impedimento per tutti gli altri grandi Paesi europei. L’eurosuicidio sta diventando un elemento comune. È perciò il tempo migliore per un ripensamento radicale».

Aldilà dell’aspetto economico, che pure preoccupa e affligge milioni di persone, il vero assillo degli europei rimane però l’esigenza di sicurezza e ancor più di quella pace che Papa Leone XIV sta invocando con continui accorati appelli.

Il 1° Gennaio 2026, giorno della 59.ma Giornata mondiale della pace, in una piazza San Pietro gremita di migliaia di fedeli, Papa Prevost ha raccomandato di convertire il cuore, perdonare i torti e trasformare il dolore in consolazione.

Nel corso del suo primo Angelus dell’anno il Pontefice, dopo avere chiesto a Dio il dono della fine delle guerre e delle sofferenze delle famiglie di tutto il mondo, ha testualmente detto: «In questa Giornata preghiamo tutti insieme per la pace: anzitutto tra le Nazioni insanguinate da conflitti e miseria, ma anche nelle nostre case, nelle famiglie ferite dalla violenza e dal dolore».

La determinata azione di Leone XIV per superare lo scandalo della divisione tra i cristiani non è un chiaro segno di desiderio di pace? Il Papa persegue una reale comunione tra Chiese cristiane che è un passo sostanziale per accelerare il processo di unità tra gli uomini.

Lasciando la Turchia per raggiungere il Libano il 30 Novembre 2025 ha usato parole inequivocabili: «Da parte mia, desidero confermare che, in continuità con quanto insegnato dal Concilio Vaticano II e dai miei predecessori, perseguire la piena comunione tra tutti coloro che sono battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, nel rispetto delle legittime differenze, è una delle priorità della Chiesa cattolica e in modo particolare del mio Ministero di Vescovo di Roma, il cui ruolo specifico a livello di Chiesa universale consiste nell’essere al servizio di tutti per costruire e preservare la comunione e l’unità».

Quanti e quali leader internazionali stanno seguendo l’esempio di Leone XIV e di altri esponenti religiosi?

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