“Remigrazione”: una parola che per taluni avrebbe in sé i connotati della dannazione. Invece di accogliere l’ immigrato che è già nel territorio – sostengono costoro – lo si vuole rispedire a casa sua. Ma che razza di persone e, ancor più, di cristiani saremmo se non ci facessimo carico del prossimo, dello straniero bisognoso di aiuto?
Beh, posto in questi termini il problema “remigrazione” sarebbe già risolto. Purtroppo però stiamo parlando di una questione ben più complessa: rimpatriare chi non ha titolo per restare nel nostro Paese, perché questo è il tema reale della “remigrazione”
Chi ha un lavoro, chi rispetta le leggi, chi vuole integrarsi è un valore aggiunto per la comunità ed è giusto che venga tutelato e, in tempi ragionevoli, riconosciuto a pieno titolo cittadino italiano. Al rimpatrio sono quindi destinati coloro che oggettivamente gravano sui cittadini, a cominciare da coloro che delinquono o che hanno compiuto reati.
È semplice da comprendere: in Italia devono restare coloro che ne rispettano leggi, usi, costumi, tradizioni e anche la religione cattolica, che è la più praticata. Di “remigrazione” non staremmo a parlare se tanti africani (ma non solo) avessero preso in considerazione le indicazioni dei loro vescovi.
L’appello a non abbandonare il proprio Paese è stato lanciato da tempo ed è ben enunciato nel Messaggio finale approvato dai vescovi dei 16 Paesi rappresentati nelle Conferenze nazionali e interterritoriali dell’Africa occidentale-Recowa-Cerao (da cui provengono la gran parte dei migranti), nella loro Terza Assemblea Plenaria tenutasi a Ouagadougou, in Burkina Faso, dal 14 al 20 Maggio 2019.
«Voi rappresentate il presente e il futuro dell’Africa che deve lottare con tutte le sue risorse per la dignità e la felicità dei suoi figli e figlie», spiegano i Presuli. «In questo contesto, non possiamo tacere sul fenomeno delle vostre migrazioni, specialmente in Europa. I nostri cuori come pastori e padri soffrono nel vedere queste barche sovraccariche di giovani, donne e bambini in balia delle onde del Mediterraneo. Certo, comprendiamo la vostra sete di felicità e di benessere che i vostri Paesi non vi offrono. Disoccupazione, miseria, povertà rimangono mali che umiliano. Tuttavia, non dovete sacrificare la vostra vita lungo strade pericolose e destinazioni incerte. Non lasciatevi ingannare dalle false promesse che vi porteranno alla schiavitù e ad un futuro illusorio! Con il duro lavoro e la perseveranza potrete avere successo in Africa e, cosa più importante, rendere questo continente una terra prospera».
Non occorre il cervello di Albert Einstein per capire che il liquido di una bottiglia di 1,5 litri non può essere contenuto in un bicchiere di 20 centilitri. Fuori di metafora: gli Africani nel 2050 saranno 2,5 miliardi con un’età media inferiore ai 25 anni. Quanti ne dovremo ospitare?
Con un Paese ormai deindustrializzato e all’apice della denatalità, minato dall’ideologia woke e contrastato da élite europee convinte sostenitrici del globalismo, al popolo italiano non resta che reagire riprendendo lo spirito con cui la generazione del primo dopoguerra ha sapientemente ricostruito la nazione.
Urge rammentare figure come De Gasperi, Mattei, Olivetti, Falcone, Borsellino, Giovanni XXIII, Paolo VI per incoraggiare la ripresa etica, sociale ed economica; soprattutto occorre non vergognarsi di tornare ad essere sovrani del nostro Paese.
Va riconosciuto all’Italia pieno titolo di pianificare un modello di equilibrata “remigrazione” alla luce anche del Piano Mattei per l’Africa, che è un progetto strategico del governo, lanciato nel 2024, volto a costruire un nuovo partenariato con le nazioni africane su base paritaria, non predatoria e reciprocamente vantaggiosa.
Con tutte le difficoltà economiche che pesano sul bilancio dello Stato, l’Italia ha già stanziato 1 miliardo di euro destinati a sviluppo energetico, agricoltura, salute e formazione in 14 Paesi africani. Acerrima nemica della “remigrazione” è la sinistra perché considera gli immigrati come un formidabile bacino di voti.
Avremo modo di tornare sull’argomento.
