Frédéric Baldan è l’autore del libro “Ursula Gate” (Guerrini e Associati, pp. 376, € 25), con prefazione di Marcello Foa, in cui Ursula von der Leyen è raccontata nella sua veste di presidente della Commissione europea.
Nella descrizione del testo si legge: «5 Aprile 2023. A Liegi viene depositata una denuncia penale senza precedenti: nel mirino c’è la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Corruzione, abuso di potere, distruzione di documenti: accuse legate alla trattativa segreta, condotta via sms, con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla.
Sul piatto, contratti miliardari e il diritto dei cittadini europei alla trasparenza. Da qui prende avvio l’«SMSgate», un caso che ha scosso le istituzioni europee e messo a nudo i meccanismi opachi nella gestione della crisi Covid.
In questo libro, Frédéric Baldan racconta la sua vicenda in prima persona e porta alla luce ciò che rimane nascosto: partendo dalla vera storia di von der Leyen, svela le lobby che plasmano le decisioni politiche e i conflitti di interesse che minano la fiducia democratica, smaschera una giustizia (europea) succube del potere politico.
L’inchiesta, documentata e coraggiosa, evidenzia il male oscuro che offusca la credibilità dell’Unione Europea. Chi ha guidato davvero la gestione della pandemia? Quali interessi prevalgono sui diritti fondamentali dei cittadini? E come possiamo recuperare il controllo delle nostre vite?».
Quanto venuto alla luce, quindi ora di dominio pubblico, ha scatenato una veemente reazione: A Baldan, all’azienda per cui lavora e persino a suo figlio minorenne, sono stati bloccati i conti correnti bancari.
Si tratta di un sopruso illogico che fa “pendant” con quanto accaduto in Canada quando l’amministrazione Trudeau congelò i conti bancari dei camionisti che partecipavano al “Freedom convoy” contro l’obbligo vaccinale, o quando la collaborazione tra PayPal e l’ “Anti-Defamation League” consentì di bloccare i conti di persone accusate di “sostenere l’estremismo”, scoprendo poi che i censurati, di fatto, erano sostenitori di Trump.
Per liberarsi di cittadini non allineati o di scomodi avversari politici sembra che i tecnocrati dell’Agenda 2030 si siano convinti di usare, come efficace arma, il blocco dei conti correnti bancari.
Con quale autorità e chi s’arroga il potere di mettere sul lastrico un cittadino che ha il solo torto di fare domande o di chiedere ad un politico di rendere conto di alcuni suoi atti?
Se il libro di Baldan contiene accuse diffamatorie nei confronti di Ursula von der Leyen, la Presidente della Commissione europea ha tutti i diritti di tutelare la propria onorabilità citando in giudizio l’Autore. Perché non si difende in un Tribunale?
È di questi giorni anche la notizia che due ricercatori francesi, Emmanuelle Darles e Vincent Pavan, avrebbero subito pressioni dall’ Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, di distruggere i risultati di un loro lavoro sui postumi dei vaccini anti-covid in alcuni Stati europei.
Il fatto sarebbe oltremodo preoccupante perché i ricercatori francesi hanno lavorato su documenti ufficiali di EudraVigilance, la banca dati europea per la gestione e l’analisi delle segnalazioni di sospette reazioni avverse ai medicinali che sono autorizzati, o che sono oggetto di studio attraverso “trial” clinici, nell’area economica europea.
Nel diritto italiano, gli indizi sono considerati prova quando sono gravi, precisi e concordanti. A occhio quello che traspare da Bruxelles, Ginevra, sede dell’Oms, Londra, e persino Canberra e Ottawa, sembra fornire ben più di tre indizi sull’affanno delle élite tecnocratiche fautrici dell’Agenda 2030 per mantenere il potere a qualunque costo.
Chissà se Von del Leyen, Lagarde, Macron, Starmer, Draghi, Schwab, Merkel, Prodi, Gates, Soros, per citare i globalisti più noti, conoscono il significato dell’antico proverbio “le bugie hanno le gambe corte”?
didascalia: immagine creata da I.A.
