Editoriale – Il piano Mattei una pietra angolare per costruire la pace

Il Piano Mattei è un gigantesco progetto, voluto dal nostro Governo, basato sulla logica del reciproco rispetto e collaborazione tra, da una parte, Paesi avanzati e istituzioni internazionali e, da un’altra, Nazioni del Continente africano.

Si tratta di un Piano, come si legge in un documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, «di interesse nazionale che ha l’obiettivo di imprimere un cambio di paradigma nei rapporti con il Continente africano e costruire partenariati su base paritaria, superando la logica donatore-beneficiario e generando benefici e opportunità reciproche».

Oltre all’Italia, che è la promotrice, sono coinvolti nel Piano capi di Stato, di Governo e ministri dei Paesi africani, l’Unione Africana, rappresentanti dell’Unione europea, le principali organizzazioni internazionali, a partire dall’Onu, le Istituzioni finanziarie internazionali e le banche multilaterali di sviluppo.

Dal Novembre 2023, quando il Piano è stato formalizzato, sono state coinvolte in progetti pilota già nove nazioni. Quattro si affacciano sul Mediterraneo (Egitto, Tunisia, Marocco e Algeria) e cinque appartengono all’area subsahariana (Kenya, Etiopia, Mozambico, Repubblica del Congo e Costa d’Avorio).

A queste si sono recentemente aggiunte altre cinque nazioni: Angola, Ghana, Mauritania, Senegal e Tanzania.

I settori d’intervento, per ora, sono stati istruzione/formazione; sanità; acqua; agricoltura; energia; infrastrutture fisiche e digitali.

Che interesse può avere l’Italia a promuovere un così ambizioso programma di sviluppo dell’Africa? A parte i benefici economici che possono derivare dall’interscambio di prodotti e di materie prime, il nostro Paese è pesantemente coinvolto nella pressione migratoria che proviene dal Continente africano in cui l’età media è di soli 19,7 anni, vale a dire meno della metà di quella europea (42,5) o nordamericana (38,6).

Attualmente, quasi il 60 per cento della popolazione africana (1,57 miliardi di persone) ha meno di 25 anni, con oltre il 40 per cento degli abitanti dell’Africa subsahariana di età inferiore ai 15 anni. Si stima che entro il 2030, oltre il 40 per cento della gioventù mondiale sarà africana.

L’obiettivo quindi deve essere quello di aiutare i giovani africani a rimanere nel proprio Paese per emancipare sé stessi e con loro il proprio Paese. Nessuno lascia la propria terra, i famigliari, gli amici per emigrare in luoghi in cui spesso non trova accoglienza, ma amarezze quando non pericoli o maltrattamenti.

Chi ha incentivato esodi biblici, come il finanziere George Soros, ha fatto tanto male a milioni di persone. La corretta prospettiva è di promuovere l’individuo offrendogli la possibilità di realizzarsi dove nasce. Valorizzare e proteggere la terra per renderla fertile e abitabile è il primo dovere di un leader.

Dobbiamo essere orgogliosi che un Governo come il nostro abbia concepito il Piano Mattei per l’Africa, un progetto che mira ad elevare le persone contrastandone lo sfruttamento. È carità pelosa trasportare in Europa donne, uomini, bambini dissanguati da negrieri, mentre l’azione più assennata e altruista è di aiutarli dando loro concrete prospettive di vita nei luoghi da cui provengono.

Mentre Macron s’impegna ad estendere la proliferazione nucleare (a scopi difensivi?) mettendola a servizio degli europei, Meloni chiama a raccolta istituzioni e leader politici internazionali a risolvere l’annosa questione delle forzate migrazioni.

Leone XIV invita costantemente alla «pace disarmante e disarmata» e non manca, però, di coniugarla con l’altro principio fondamentale enunciato da Giovanni Paolo II: «Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono».

È evidente che la giustizia tra e nei popoli è la condizione senza la quale è impossibile raggiungere la pace e l’annessa sicurezza. Non potrà mai esserci giustizia fino a quando a taluni sono concessi sprechi illimitati, mentre a milioni di loro simili mancano acqua e cibo.

Ecco perché le prime direttrici su cui si muove il Piano Mattei sono progetti di sviluppo energetico e agroalimentare. Creando i presupposti per alimentare la giustizia tra le nazioni si spinge sull’acceleratore della pace.

«La vera pace, pertanto, è frutto della giustizia, virtù morale e garanzia legale che vigila sul pieno rispetto di diritti e doveri e sull’equa distribuzione di benefici e oneri», spiegava il santo papa Giovanni Paolo II. Il quale aggiungeva: «Ma poiché la giustizia umana è sempre fragile e imperfetta, esposta com’è ai limiti e agli egoismi personali e di gruppo, essa va esercitata e in certo senso completata con il perdono che risana le ferite e ristabilisce in profondità i rapporti umani turbati. Ciò vale tanto nelle tensioni che coinvolgono i singoli quanto in quelle di portata più generale ed anche internazionale».

Didascalia: immagine creata da I.A.

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