Editoriale – Il mondo è ammalato: predilige la morte alla vita

Negli ultimi cent’anni scienza e tecnologia hanno fatto passi da gigante. Fertili menti hanno concepito il calcolatore, strumento alla base dell’informatica, che è diventata il supporto indispensabile a tutte le discipline scientifiche.

Anno dopo anno, quasi senza renderci conto, l’informatica ha pervaso gli oggetti che usiamo quotidianamente: telefono cellulare, computer, elettrodomestici, arredamenti, automobile e persino le serrature elettroniche, le Keycard (tessere plastificate) che ci servono per entrare in casa. Siamo più impressionati che stupiti dagli sviluppi dei robot umanoidi e dall’intelligenza artificiale a loro applicata.

Ci affascinano e un po’ ci inquietano la “somiglianza all’uomo” e la funzionalità raggiunte da queste macchine automatiche che sono in grado di camminare in ambienti complessi, manipolare oggetti, collaborare con altri sistemi e operare accanto alle persone. Sempre più capi d’azienda vedono gli umanoidi come forza lavoro complementare, ideali per compiti pesanti o pericolosi, ma anche semplicemente ripetitivi.

Se ci soffermiamo poi sui progressi che la robotica ha consentito alla chirurgia medica rimaniamo attoniti. Oggi gli interventi sui pazienti implicano incisioni cutanee molto piccole (di pochi millimetri) rispetto a quanto avveniva fino a poco tempo fa e soprattutto comportano meno dolore post-operatorio, minor rischio di sanguinamento e degenza ospedaliera ridotta.

Insomma le nuove acquisizioni della scienza sono incontestabili e, là dove è possibile metterle in pratica, stanno rendendo meno faticosa la vita all’uomo.

Purtroppo però allo straordinario sviluppo scientifico e tecnologico non è seguito un altrettanto straordinario sviluppo spirituale e il “peso” di tale divario si avverte acutamente.

L’Occidente e l’Europa in particolare, allontanandosi da Dio, hanno perso la coscienza di sé. Dimenticando i valori religiosi su cui è fondata la sua cultura giudaico-cristiana, il Vecchio Continente s’è attorcigliato su sé stesso finendo per lesionarsi come solo uno stolto può fare.

Impietoso, ma realistico, il giudizio espresso in proposito dal professore statunitense Paul Krugman, premio Nobel per l’economia 2008, il quale ha detto che «da centro d’irradiazione di civiltà, l’Europa s’è trasformata in un “grande museo”, piacevole da visitare, ma irrilevante rispetto ad altri luoghi come Stati Uniti e Asia». Quanto avrà messo di suo la pervasiva ideologia woke tanto cara alla sinistra, radicale e non?

La questione di fondo – che si minimizza quando non la si oscura – è che è diventata ininfluente la voce della Chiesa, la quale incarna stili di vita che i popoli europei non sono più in grado di proporre e vivere in maniera credibile e condivisa.

A chi preme tutelare la famiglia, istituzione fondamentale attraverso la quale si perpetua qualsiasi società biologicamente e culturalmente?

A chi sta a cuore il valore della vita in tutti i suoi stadi, dalla nascita alla morte? Fermiamoci un istante su quest’ultimo aspetto. Mentre ci si lamenta che l’Europa sta demograficamente scomparendo, si allargano le misure per favorire l’aborto (facendolo passare quasi come uno dei metodi anticoncezionali) e si varano leggi per incentivare l’eutanasia.

Sempre più si parla di “dolce morte” imponendola come diritto inalienabile della persona e ci si dimentica che la vita è un dono divino.

Invece di incentivare riflessioni su come sostenere la vita si alimenta il dibattito sul diritto a morire. È indice di una mentalità rassegnata alla cultura della morte l’ostinazione con cui il presidente del Consiglio della Regione Veneto, Luca Zaia, ha voluto che fosse approvata una norma sul fine vita da lui orgogliosamente definita “legge di civiltà”.

Che dire? Ha ragione Zucchero Fornaciari quando canta: «Edizione straordinaria! Extra-straordinaria! Il mondo è ammalato! Oooooh, sveglia! Il mondo è ammalato! Ma per colpa di chi? Di chi? Di chicchichirichì!?».

didascalia: immagine creata da IA

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