Editoriale – Il centrodestra (vero) può calamitare ancora tanti voti

Più di un osservatore di questioni politiche considera le elezioni del Marzo 1994 l’evento spartiacque che ha segnato la nascita della Seconda Repubblica in Italia.

Un neofita della politica, Silvio Berlusconi, sconfisse Achille Occhetto, navigato segretario del più importante partito comunista dell’Occidente.

Infatti in quell’anno gli elettori decretarono la netta vittoria del centrodestra, smentendo le previsioni della vigilia che davano per favorita la sinistra definita dallo stesso Segretario comunista «gioiosa macchina da guerra».

Che cosa aveva capito Berlusconi? Che l’inchiesta “mani pulite” aveva, sì, decapitato l’intera classe dirigente – democristiani, socialisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali –, ma non i suoi elettori.

Così alle urne il Polo delle Libertà/Buon governo raggiunse il 42,84 per cento (con Forza Italia, fondata da Berlusconi al 21%) e l’Alleanza dei progressisti il 34,34 % (con il Partito della sinistra di Occhetto al 20,3%).

È dalle elezioni del “Fronte popolare” del 1948 che non più di un italiano su tre ha il cuoricino che batte a sinistra.

Comunque la si racconti, dal dopoguerra la maggioranza del popolo italiano ha rifiutato la cultura marxista anche quando s’è travestita da liberale autoproclamandosi progressista o, più recentemente, facendosi paladina dell’ideologia woke.

Appropriandosi della parola “democrazia” e machiavellicamente definitisi “democratici”, i sinistri, una volta controllati media, parte della magistratura e mondo della scuola, hanno potuto influire sull’opinione pubblica arrivando a condizionare gangli vitali dell’apparato statale. Il giochino, oggettivamente, ha funzionato per oltre trent’anni.

C’è però «qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico», per usare le pascoliane parole de “L’aquilone”, alla luce della tremenda scossa avvenuta domenica 6 Settembre in Sassonia dove un gigantesco voto popolare ha sonoramente sconfitto il sodalizio democristiano e socialista che, ispirato al globalismo e all’ideologia woke, ha retto negli ultimi 28 anni la Germania, riuscendo così a condizionare l’intera Europa.

Nel 2022 Giorgia Meloni, alleandosi a Forza Italia, Lega e Noi moderati, ha convintamente raccolto il consenso di tanti italiani stanchi della sinistra e delle sue truffaldine alchimie. È stato il primo salutare stop ad una deriva di politiche incentrate sugli interessi di speculatori finanziari soprattutto stranieri.

Da qualche tempo sul solco meloniano s’è affiancato il generale Roberto Vannacci che, come Berlusconi, ha compreso che, offrendo una proposta seria, potrebbe aggregare a sé una parte di quel 40 per cento di italiani che da anni diserta le urne.

Se in Sassonia sono tornati a votare tanti tedeschi delusi dei propri governanti perché escludere a priori che qualcosa di analogo possa accadere anche in Italia?

Se i vertici di Forza Italia e della Lega frustrano i propri elettori, perché non offrire a costoro un’alternativa che ne soddisfi le aspettative?

Siamo alla fantapolitica se immaginiamo un travaso di voti da Forza Italia, Lega e in parte pure da Fratelli d’Italia al movimento Futuro nazionale di Roberto Vannacci?

È utopico supporre che raccogliendo due o tre punti ciascuno da FI e Lega, un punto da FdI e due o tre in quel 40 per cento di astenuti, Futuro nazionale possa raggiungere il 9/10 per cento?

Il vento che sta soffiando nel Vecchio Continente conferma che milioni di europei sono delusi (per non dire stanchi e piuttosto esacerbati) da partiti appiattiti su ideologie green, rosse e chiaramente inumane.

L’Unione europea, così come è andata a realizzarsi per compiacere alla globalizzazione, ha dato una forte spinta alla ribellione che oggi si manifesta nell’avanzata del centrodestra.

Con l’inganno si possono controllare i cittadini, purché abbiano la pancia piena; ma quando il benessere comincia a venire meno scatta la reazione.

I sistemi comunisti e loro derivati hanno sempre mostrato una straordinaria capacità nell’assicurare, a parole, prosperità e diritti per tutti. Hanno però regolarmente fallito nel costruire la ricchezza da distribuire. È facile proclamare che a chiunque spetta una fetta di torta; un pochino più complicato è realizzare la torta.

Il vento di centrodestra ora soffia perché molti cominciano a rendersi conto che quello di centrosinistra, coerente con la propria storia, ha prodotto solo macerie e desolazione morale.

Ai sinistri, che non sono abituati a fare “mea culpa”, ricordiamo che «chi è causa del suo mal pianga sé stesso».

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