Editoriale – I tanti santi che si sono prodigati per la formazione integrale della persona

Questo editoriale cade, casualmente, attorno a quattro date significative per i cattolici. Martedì 26 Maggio è stata ricordata la figura di san Filippo Neri (Firenze, 21 Luglio 1515- Roma, 26 Maggio 1595). Ieri, giovedì 28 (mercoledì 27 per il rito ambrosiano), è stata richiamata la memoria liturgica di Lodovico Pavoni (Brescia, 11 Settembre 1784 – Saiano, 1º aprile 1849). Oggi, venerdì 29, si rievoca Giovanni Battista Montini, Papa Paolo VI (Concesio Brescia, 26 Settembre 1897 – Roma, 6 Agosto 1978), che condusse a compimento il Concilio Ecumenico Vaticano II.

Domani, sabato 30 Maggio, si rammenta il famoso “Sogno delle due colonne”, considerato profetico sul futuro della Chiesa, fatto da san Giovanni Bosco (Castelnuovo d’Asti, 16 Agosto 1815 – Torino, 31 Gennaio 1888).

Quattro Santi che, in epoche e in contesti diversi, hanno avuto a cuore la promozione integrale della persona, focalizzandosi sugli anni fondamentali della sua formazione che riguardano, in particolare, la fanciullezza e l’adolescenza.

San Filippo Neri è riconosciuto come il precursore degli oratori. Nella Capitale, attorno al 1550, trasforma la sua stanza presso la chiesa di San Girolamo della Carità in un luogo di ritrovo per giovani, sia per per tenerli lontani dai pericoli della strada, sia per educarli alla preghiera attraverso una catechesi fatta anche di canti e giochi.

San Lodovico Pavoni, con parte del patrimonio personale, fonda «un benefico privato Istituto, o Collegio d’Arti, ove almeno gli orfani, o trascurati da propri genitori venissero raccolti, gratuitamente mantenuti, cristianamente educati e fatti abili al disimpegno di qualche arte, per formarli, allo stesso tempo, cari alla religione e utili alla società e allo Stato».

A lui si deve, tra l’altro, la “Scuola Tipografica”, che si può considerare la prima scuola grafica d’Italia e che ben presto divenne una vera Casa editrice, l’attuale Àncora. Con il passare degli anni si moltiplicarono i mestieri insegnati dal Pavoni e dai suoi figli spirituali, i Pavoniani, popolarmente conosciuti anche come Artigianelli. Nel 1831 la sua opera è già in grado di preparare alla professione tipografi e calcografi, addetti alla legatoria di libri, cartolai, argentieri, carpentieri in ferro, falegnami, tornitori e calzolai. Il Pavoni pensò anche ai contadini e progettò una scuola agricola; nel 1841, poi, accolse nella sua opera i bambini sordomuti per assicurare a loro un lavoro attraverso il quale non essere emarginati. San Giovanni Bosco, l’apostolo della gioventù, racconta il 30 Maggio 1862 quello che, nella sua biografia, sarà ricordato come il “sogno delle due colonne”, una delle sue più famose visioni in cui la Chiesa (la grande nave guidata dal Papa), in un mare in tempesta, si salva solo ancorandosi a due solidi pilastri: l’Eucaristia (con sopra un’Ostia) e Maria Ausiliatrice.

Quello che ha fatto don Bosco per la gioventù si può riassumere nel cosiddetto “metodo educativo salesiano”, grazie al quale sono stati aiutati a crescere culturalmente, civilmente e religiosamente milioni di giovani in tutto il mondo.

L’aggettivo salesiano deriva dalla Congregazione, ufficialmente chiamata Società di San Francesco di Sales, fondata dal Santo piemontese a Torino il 18 Dicembre 1859.

I suoi membri, i Salesiani, appunto, insieme al ramo femminile, le Figlie di Maria Ausiliatrice, basano la formazione degli studenti che frequentano le loro scuole su tre aspetti fondamentali (frutto della pedagogia del loro Fondatore).

Ragione: un approccio costruito sul dialogo, sulla comprensione e sulla spiegazione delle regole, evitando imposizioni autoritarie. Religione: l’ispirazione ai valori del Vangelo e la proposta di un cammino di fede non invasivo. Amorevolezza: l’educatore è visto come un amico e una guida autorevole, che sta con i giovani, creando un clima di fiducia e gioia.

Papa Paolo VI, durante l’intero suo ministero sacerdotale e in modo ancor più manifesto negli anni del pontificato, mostrò una predilezione (e preoccupazione) per le nuove generazioni. Nel suo storico “Messaggio ai giovani” dell’8 Dicembre 1965, al termine del Concilio Vaticano II, li definì «coloro che raccoglieranno la fiaccola dalle mani dei padri» e affidò loro il compito di costruire un mondo di pace e di fede.

Papa Montini confidava che solo le giovani generazioni cristianamente formate potessero imprimere un’accelerazione al dialogo con il mondo contemporaneo e promuovere un’immagine di Chiesa «esperta in umanità», chiamata a diffondere la «civiltà dell’amore» portata da Cristo.

Negli anni Sessanta e Settanta cercò di comprendere il disagio dei giovani coinvolti nelle grandi contestazioni e si prodigò per presentare la figura di Cristo come risposta alle loro inquietudini e desiderio di autenticità. Una solida traccia su cui edificare un percorso di forte spiritualità a cui si sarebbero poi ispirate le successive Giornate Mondiali della Gioventù.

Dalla formazione delle nuove generazioni dipende il futuro dell’umanità. Non basta crescere nelle competenze; occorre anche alimentare lo spirito preoccupandosi di connetterlo a Dio se si vuole completare la persona. Sotto il profilo educativo è acclarata la competenza della Chiesa, che s’è sempre prodigata per lo sviluppo integrale dell’uomo. Ignorarne l’opera, o peggio, osteggiarla, come ancora da talune parti si fa, è becero autolesionismo.

Didascalia: Beato Angelico – Firenze Museo San Marco

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