Editoriale – Eutanasia: una grande lezione dalla Slovenia

La legge sul fine vita che l’Assemblea nazionale (il parlamento sloveno) aveva approvato lo scorso Luglio, è stata respinta da un referendum popolare domenica 23 Novembre.

Gli Sloveni hanno corretto i propri parlamentari dimostrando di essere un popolo che non rinuncia ai principi etici ereditati dai padri rifiutando la pseudoscienza imposta dall’ideologia woke, che altri popoli europei hanno acriticamente assorbito.

I “no all’eutanasia” sono stati oltre il 53% con un’affluenza alle urne del 41 per cento. La norma respinta prevedeva il diritto al suicidio in caso di sofferenza insopportabile per effetto di una malattia.

Evidentemente dalle parti di Lubiana la maggior parte delle persone ritiene che esistano efficaci cure palliative nei casi di straziante dolore, ma soprattutto che non spetti all’uomo decidere quando venire e quando lasciare questo mondo.

Il presidente dei vescovi sloveni, monsignor Andrej Saje, è stato molto chiaro. Dopo essersi complimentato per l’unità trovata tra fedeli e clero nel corso del referendum, il Vescovo ha testualmente detto: «Abbiamo scelto il rispetto della dignità umana e la strada della protezione della vita in tutti i suoi periodi, fino alla morte naturale inclusa. In numerose parrocchie e comunità religiose abbiamo riscoperto l’importanza di questioni esistenziali fondamentali come la vita, la malattia, la sofferenza, la cura dei malati, la morte. È stato prezioso aver agito uniti e insieme in difesa della vita. Questo dibattito ci ha incoraggiato a riflettere su cosa significhi la vulnerabilità umana e su come accompagnare responsabilmente una persona nelle prove, in cui la fede in Dio ha un posto insostituibile».

Giovanni Zavatta, in Vatican News, annota come «il primo ministro Robert Golob (favorevole al suicidio assistito) abbia dichiarato che «sebbene l’attuale disegno di legge sia stato respinto, la sfida che stiamo affrontando rimane. Non si tratta di una questione politica, ma di dignità, diritti umani e scelta individuale, poiché la legge offre alle persone la possibilità di morire con dignità e di decidere autonomamente come e quando porre fine alle proprie sofferenze».

Golob è il leader del Movimento Libertà impegnato ad agire in favore dell’economia verde, cambiamento climatico e soprattutto a “riformare” l’informazione dei media pubblici. In pratica si tratta di un capo del governo deciso ad integrare sempre di più la Slovenia nelle fallimentari politiche dell’Unione europea.

I suoi concittadini, dopo averlo votato, gli hanno però girato le spalle su un tema di altissima rilevanza etica come quello dell’eutanasia.

I sostenitori del suicidio assistito non s’arrenderanno. Pur sconfitti hanno espresso la convinzione che, appena possibile, troveranno il modo di far passare una legge.

Avere sconfessato una misura che va contro il diritto naturale è un esempio di altra moralità che viene dal popolo sloveno.

In Italia il sistema mediatico ha ignorato la notizia confermando di essere, per l’ennesima volta, appiattito sui disvalori propagati da Bruxelles. Urge mobilitare le coscienze per frenare chi rema contro la vita.

Rifiutare l’eutanasia non può essere un tema di divisione tra credenti o non credenti in Dio. Rifiutare l’eutanasia significa affermare quel principio che, inscritto nel diritto naturale, rispetta fino alla fine la sacralità della vita umana.

È bene che anche gli italiani prendano esempio dagli sloveni e comincino a far sentire la propria voce in favore della vita senza se e senza ma.

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