Un amico di lunga data, ingegnere stimato che lavora in una multinazionale del settore meccanico, ci ha confidato che presto guiderà un’auto elettrica.
Con malcelato disappunto ci ha spiegato che i vertici della sua azienda sono stati costretti a rinnovare il parco auto dipendenti eliminando le vetture a trazione endotermica.
Un parente prossimo, anch’egli dipendente di una multinazionale straniera, ci ha raccontato che nella sua azienda l’intero gruppo degli agenti dell’area commerciale («che si fanno una media di 30.000 chilometri all’anno in auto») ha dovuto puntare i piedi per ottenere che il veicolo in uso fosse almeno plug-in.
I numeri dicono che nel 2025 in Italia c’è stato un sensibile incremento di immatricolazione di auto elettriche.
Nel parco circolante complessivo (oltre 40 milioni di vetture), la loro quota si attesta però su una percentuale molto ridotta, che ricopre appena lo 0,8% del totale.
Che senso ha insistere a promuovere l’auto elettrica se a distanza di quasi vent’anni dal suo lancio, avvenuto con la Tesla nel 2008, meno dell’1 per cento degli italiani l’ha accettata?
Qualche “cervellone” a Bruxelles ha programmato, per il bene degli europei, di costringerli ad acquistare auto elettriche rottamando quelle a motore endotermico. Il risultato è che non solo ha mandato in crisi l’industria automobilistica (altri 100.000 dipendenti Volkswagen saranno licenziati a breve), ma ha consegnato alla Cina il dominio del mercato globale delle auto elettriche.
Un capolavoro che solo una mente eccelsa poteva concepire.
La testata online “alVolante” ha realizzato un’indagine da cui emergono oggettive ragioni per le quali milioni di automobilisti italiani rifiutano l’auto elettrica. In sintesi tali motivazioni sono il timore di non avere abbastanza autonomia per i viaggi lunghi, la durata della batteria e il relativo costo per la sua sostituzione, la difficoltà di trovare colonnine per ricaricare la vettura.
«Il problema è particolarmente acuto nelle città», spiega la testata. «Nei centri urbani, oltre il 62% degli intervistati dichiara l’impossibilità di installare una ricarica domestica (wallbox) a causa di vincoli condominiali o strutturali». Ineccepibile la conclusione: «Senza un garage e senza colonnine pubbliche affidabili, l’elettrico resta un miraggio per molti».
Le domande allora sono: perché l’Unione europea insiste pervicacemente a sostenere politiche rifiutate da milioni di consumatori, vale a dire cittadini europei?
L’Ue è nata per migliorare la vita di chi vive nel Vecchio Continente o per garantire il potere ad un gruppetto di tecnocrati al servizio della finanza internazionale?
Stanno dando incentivi d’ogni genere per far decollare l’elettrico e nel contempo penalizzano smisuratamente chi ancora sceglie, per la propria mobilità, l’uso di vetture endotermiche.
Le scellerate politiche dell’ideologia green stanno rendendo sempre più complicata la vita a milioni di europei.
In Piemonte si vogliono chiudere risaie per far posto a gigantesche aree coperte da pannelli solari; in Puglia, in Sardegna e nel Veneto si vorrebbero installare torri eoliche da 180 metri con pale lunghe oltre 100; nelle stalle lombarde, emiliane e trentine si dovrebbero abbattere i bovini per ridurre le emissioni di gas serra; nei supermercati del nostro Paese si spinge la commercializzazione di prodotti Ogm (organismi geneticamente modificati) e persino le case dovrebbero mutare per soddisfare i nuovi standard ecologici.
Insomma una colluvie di procedure che dall’alto della piramide (Bruxelles) devono essere assimilate e fatte proprie dalla base (i cittadini contribuenti dell’Ue).
Che dire? “QuosDeus perdere vult, dementat prius”. Dio toglie la ragione a coloro che vuole mandare in rovina.
