…è afghano…l’attentatore di Washington

Generale Giuseppe Morabito membro del Direttorio della NATO Defence College – L’autore dell’attentato terroristico di mercoledì a Washington DC, che ha gravemente ferito due membri della Guardia Nazionale, ha lavorato con unità militari sostenute dalla CIA durante l’operazione NATO, autorizzata dall’ONU, in Afghanistan. Il terrorista, identificato come Rahmanullah Lakanwal, 29 anni, è arrivato negli Stati Uniti nel settembre 2021 nell’ambito del programma Operation Allies Welcome, che ha concesso visti d’ingresso negli Stati Uniti di cittadini afghani che avevano lavorato per le forze armate statunitensi.

La missione ISAF (International Security Assistance Force) della NATO in Afghanistan svolgeva attività di supporto al Governo afghano nel mantenimento della sicurezza, sia attraverso la conduzione di operazioni militari secondo il mandato ricevuto, sia attraverso il contributo ad azioni umanitarie e di ricostruzione.

Non si deve mai dimenticare che l’Italia ha ritirato il suo contingente dall’Afghanistan dopo quasi venti anni di presenza militare, a partire dal 30 ottobre 2001, e con un doloroso ed eroico bilancio di 53 caduti e più di 700 feriti.

I legami di Lakanwal con la Central Intelligence Agency, che ha collaborato con le forze speciali statunitensi in Afghanistan, sarebbero stati confermati mercoledì sera dal direttore della CIA, John Ratcliffe e il New York Times ha confermato che il sospettato dell’attentato aveva lavorato per diverse agenzie governative statunitensi in Afghanistan, tra cui un’unità sostenuta dalla CIA nella provincia meridionale di Kandahar che , come noto, era una roccaforte dei talebani.

“L’amministrazione Biden ha giustificato l’arrivo del presunto attentatore negli Stati Uniti nel settembre 2021 sulla base del suo precedente lavoro con il governo statunitense, inclusa la CIA”, ha dichiarato Ratcliffe , aggiungendo che il coinvolgimento di Lakanwal con l’agenzia era “come membro di una forza partner a Kandahar, che si è conclusa poco dopo la caotica evacuazione”.

Dopo la sparatoria, i Servizi per la Cittadinanza e l’Immigrazione degli Stati Uniti hanno dichiarato di aver interrotto l’esame delle domande di residenza dei cittadini afghani. “Con effetto immediato, l’elaborazione di tutte le richieste di immigrazione relative ai cittadini afghani è sospesa a tempo indeterminato in attesa di un’ulteriore revisione dei protocolli di sicurezza e di controllo.

Dopo la sparatoria, il Presidente americano Donald Trump ha ordinato l’invio di altri 500 soldati della Guardia Nazionale a Washington. Il presidente ha descritto la sparatoria come un “atto di terrore” e ha definito l’immigrazione “la più grande minaccia alla sicurezza nazionale che la nostra nazione deve affrontare”.

Come tristemente noto, il 15 agosto 2021 Kabul è caduta nelle mani dei talebani, un giorno drammatico per l’Afghanistan che ha segnato l’inizio di una nuova e difficile fase per il Paese e la sua popolazione. La fine delle operazioni della NATO ha segnato la perdita della libertà per milioni di afghani, molti dei quali sono stati costretti a fuggire in cerca di sicurezza e speranza.
Oggi, a più di quattro anni da quel momento veramente drammatico, centinaia di rifugiati afghani sono stati accolti in Italia attraverso i corridoi umanitari.

Ci sono storie di dolore e coraggio, di persone che hanno lasciato tutto per inseguire un futuro migliore, trovando nell’accoglienza italiana una nuova speranza e la possibilità di ricominciare.
L’Afghanistan oggi è un paese in crisi in cui le donne sono vessate e non possono più andare a scuola o lavorare. I giovani non hanno più sogni e molti di loro hanno lasciato le proprie case, famiglie e amici per cercare di ricominciare una nuova esistenza.

In Italia gli afghani residenti sono poco più di 17.600 (dati 2024), e le comunità più numerose vivono nel Lazio, in Lombardia, in Puglia e in Piemonte. I titolari di protezione internazionale, secondo i dati raccolti lo scorso anno, erano 16.825.

Certamente l’attentatore di Washington è classificabile come un “lupo solitario” ma il suo attentato avrà conseguenze ( le ha già avute in USA) sull’accoglienza e supporto alle comunità estere.

Importantissimo ricordare che la diaspora afghana in Italia, al momento, non ha creato problemi di rilievo per l’ordine e sicurezza pubblica nel nostro paese.

L’Afghanistan soffre una grave crisi umanitaria, mentre gli aiuti sono in diminuzioneQuesto porta oggi a 23 milioni di persone, su 40 milioni di abitanti, la quota stimata della popolazione che vive sotto la soglia di povertà. Nella fragile realtà socioeconomica di uno dei Paesi più poveri del mondo si è infatti innestata la chiusura dei tradizionali canali di cooperazione allo sviluppo, interrotta per l’assenza di relazioni con il governo locale, e da ultimo la possibile sospensione del consistente aiuto umanitario degli Stati Uniti e il nuovo recente dramma dell’ondata di cittadini afgani espulsi dall’Iran e dal Pakistan.

Non ci voleva proprio un terrorista afghano, anche se autore di un attentato isolato, a peggiorare la situazione attuale…

didascalia: Generale Giuseppe Morabito membro del Direttorio della NATO Defence College 

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