Don Giovanni Barbareschi: un sacerdote libero, un maestro per oggi

Nel libro “Siate liberi! Vita e resistenza di don Giovanni Barbareschi” (Àncora, pag.172, 21,00 euro), Giacomo Perego, segretario generale della Fondazione Ambrosianeum, ricostruisce con passione e rigore la vicenda umana e spirituale di don Giovanni Barbareschi (1922–2008), figura del Novecento italiano ancora troppo poco conosciuta. Il volume è arricchito da autorevoli contributi: introduzione dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, prefazione di Marco Garzonio e postfazione di Vito Mancuso. Tutti concorrono a delineare che la profondità spirituale, etica e intellettuale di questo prete “fuori dagli schemi”.

“Libertà” è la parola chiave che attraversa ogni pagina: libertà interiore, libertà dal potere, libertà per gli altri. Barbareschi entrò giovanissimo in seminario a Venegono, dopo gli studi all’Istituto Leone XIII e al liceo Manzoni, dove tornerà anni dopo come insegnante di religione. La sua formazione spirituale si intreccia presto con l’impegno civile: dopo l’8 Settembre 1943, si unisce alla Resistenza come fondatore dell’OSCAR, rete clandestina per il salvataggio di ebrei, militari alleati e antifascisti.

Cappellano delle Fiamme Verdi, collaboratore del giornale “Il Ribelle”, rischia la vita più volte, viene arrestato, torturato e incarcerato a San Vittore. A salvarlo un provvidenziale intervento del cardinale Ildefonso Schuster, (l’arcivescovo di Milano che, inascoltato, offrì a Mussolini la protezione della Chiesa pochi giorni prima che fosse fucilato dai partigiani a Giulino di Mezzegra) che lo definì “martire” e gli baciò le mani per sottolineare la stima che gli portava.

Il libro non è solo cronaca storica: è un viaggio appassionato e documentato, fatto di lettere, testimonianze, episodi inediti, incontri decisivi come quello con suor Enrichetta Alfieri, i contatti con mons. Macchi vescovo di Como e i tentativi di mediazione con figure chiave del dopoguerra come Eugen Dollmann, colonnello delle SS e diplomatico tedesco, che dopo la guerra affiderà a don Barbareschi un memorandum personale. Don Giovanni si adoperò su richiesta del Cardinale Schuster per evitare vendette e rappresaglie nei confronti dei vinti, promuovendo la giustizia senza odio, sempre nella logica della riconciliazione cristiana.

Ma l’aspetto forse più toccante è quello educativo e spirituale. Don Giovanni è stato per decenni maestro di vita, guida per generazioni di studenti milanesi e punto di riferimento per tanti credenti. La sua fede non era dogmatica, ma radicalmente incarnata, capace di costruire ponti, di generare legami, di vivere il Vangelo nella concretezza della storia.

Per Giacomo Perego, che ne è stato allievo e amico, don Giovanni fu una figura decisiva, un esempio di coerenza e libertà, un uomo capace di testimoniare la forza mite e rivoluzionaria dell’amore cristiano anche nei momenti più bui.

Il libro è un invito a conoscere, ma anche a lasciarsi interrogare: chi era davvero don Giovanni Barbareschi? E cosa ci dice oggi, a distanza di decenni? La risposta è nella sua vita, nel suo Vangelo vissuto, nella libertà interiore che ancora oggi può essere luce e guida.

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