Giovedì mattina 4 Dicembre, presso Village CA delle Alpi (Piazza Quadrivio 8) a Sondrio, l’amministratore delegato di Crédit Agricole, Hughes Brasseur e il vice direttore generale di Crédit Agricole Italia, Vittorio Ratto, hanno presentato, ad un selezionato pubblico di imprenditori e alla stampa, i progetti di sviluppo per il triennio 2026-28. Il Gruppo, tra i primi dieci colossi bancari al mondo con oltre 12 milioni di soci, è presente in 46 Paesi tra cui il nostro, suo secondo mercato domestico.
Facendo il punto a tre anni dalla fusione per incorporazione del Credito Valtellinese, Brasseur, dopo avere sottolineato che «la banca deve innanzitutto vendere fiducia», ha confermato che «i servizi prestati proseguiranno, come per il passato, soprattutto nei settori sanitario, welfare e turismo, ma con un occhio particolare all’innovazione tecnologica».
Su quest’ultimo aspetto s’è soffermato Ratto che ha spiegato come il Gruppo bancario sia fortemente proiettato a far crescere, sì, il numero di clienti, puntando in particolare ai giovani, perché più reattivi nell’uso dei sistemi informatici.
È stato osservato che in un territorio di montagna come quello della Valtellina, per semplificare la vita dei residenti, occorre implementare l’uso delle nuove tecnologie e che i giovani, essendo una risorsa, saranno i prossimi assunti da destinare, appunto, alla gestione informatica strettamente legata alle nuove forme di business generato dall’innovazione tecnologica.
Di più: i 47 Village (che favoriscono la sinergia e la collaborazione tra le grandi corporate, le giovani imprese, gli investitori e il Gruppo Crédit Agricole), di cui 6 sono attivi in Italia, sono sostenuti dal Gruppo in un’ottica di network internazionale.
Pare quindi di capire che l’era della globalizzazione non sia affatto conclusa nell’intero universo bancario.
Prosegue ininterrotta la corsa alle grandi concentrazioni, più finanziarie che economiche, in modo da realizzare un mercato gestito da pochissimi soggetti.
Le Banche popolari non ci sono più e Crédit Agricole, insieme ad altri omologhi trust, sta facendo la sua parte.
Il quotidiano online “Milano finanza” ha annunciato che il Gruppo francese ha prenotato quattro posti nel Consiglio di amministrazione in via di costituzione di Banco BPM (che già Controlla le Banche popolari di Verona, di Novara, di Lodi, di Cremona, oltre al Credito Bergamasco, al Banco San Geminiano e San Prospero, alla Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno).
Le banche del territorio scompaiono e con loro piccole aziende, artigiani, commercianti al dettaglio, negozi.
In Valtellina si contano sulle dita di una mano le aziende che non hanno subito grandi contraccolpi dalla globalizzazione: Autotorino, Galbusera, Rigamonti, Levissima, Iperal.
È desolante vedere decine di vetrine vuote con la scritta “affittasi”. Più si diffondono le transazioni commerciali via internet e più chiudono i negozi.
I valtellinesi, perdendo le loro banche del territorio (anche Banca Popolare di Sondrio è stata assorbita in Bper-Unipol), sono entrati in un lungo inverno economico.
La sfida che ha oggi Crédit Agricole è di non perdere per strada le famiglie e la minuta clientela. La vincerà? C’è da augurarselo, ma il presentimento è che non riesca nell’impresa perché il trend mondiale, come detto, è di consolidare il potere economico-finanziario nelle mani di una ristretta oligarchia.
Il cittadino (titolare di conto corrente) è destinato a soccombere se non comincia a prendere coscienza che la banca non deve tutelare esclusivamente gli interessi dei grandi azionisti.
Gli imprenditori bresciani, per fare un esempio concreto, sono molto attenti a far gestire il loro denaro alle proprie banche. Il Pil pro capite di oltre 30.000 euro è un’indice della loro produttività, ma anche della presenza di un sistema creditizio locale efficiente.
Come mai i tedeschi sono così tenacemente attaccati alle Sparkasse (Casse di Risparmio, diffuse capillarmente e orientate al locale), alle Volksbanken/Raiffeisenbanken (banche cooperative) e alle Landesbanken (banche regionali)?
