Con il pontificale in Duomo si è aperto il nuovo anno pastorale della Diocesi

È terminata in Duomo la solenne Messa pontificale, presieduta dall’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, e concelebrata da altri 9 vescovi. Come da tradizione, questa celebrazione eucaristica apre l’anno pastorale della Diocesi ambrosiana in occasione della festa della Natività di Maria, patrona della Cattedrale.

Non a caso, l’Arcivescovo ha costruito la sua omelia sul tema dell’“inizio”, in una serie di dialoghi con personaggi immaginari quali un profeta, una madre, un nonno, un prete, un vescovo…

Dando voce alla figura del “profeta”, ad esempio, mons. Delpini ha esordito: «L’inizio è contestazione, l’inizio è denuncia, l’inizio è la voce antipatica che contesta e pretende la conversione. Non se ne può più di questo mondo di guerre, di quest’oppressione dei poveri, di questa sfacciata ricchezza e insensato sperpero». E ancora: l’inizio «è l’audacia di contestare l’individualismo per convocare alla fraternità (…). È l’audacia di annunciare il vangelo fuori dal tempio, nell’occasione quotidiana, perché il mondo non muoia di tristezza e di noia».

Nel dialogo con il “sapiente”, l’Arcivescovo ha sottolineato che «l’inizio è l’ascolto. Chi può dire una parola, se non sa di che cosa parla? Nella società delle chiacchiere, delle etichette, delle storie ridotte a titoli e a clamore quale pensiero può nascere? Quale libertà?»

E dando voce alla figura del “vescovo”, mons. Delpini ha concluso: «L’inizio è la gratitudine e l’ammirazione per una Chiesa capace di sempre nuovi inizi. L’inizio è il calendario che non sia solo organizzazione, ma sollecitudine per raggiungere tutti».

Durante la celebrazione si è svolto il Rito di ammissione di cinque seminaristi della Diocesi al percorso verso il diaconato e l’ordinazione sacerdotale e di un laico che inizia il cammino per diventare diacono.

Con il nuovo anno pastorale prende il via il percorso delineato dall’Arcivescovo nella Proposta pastorale pubblicata lo scorso giugno. Al centro del cammino 2026-2027 c’è la sinodalità, scelta come chiave per vivere e tradurre concretamente la missione della Chiesa. “Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro?” è il titolo della Proposta, accompagnato da un sottotitolo che ne sintetizza l’obiettivo: Lo stile sinodale per la missione di irradiare la gioia cristiana.

Mons. Delpini nel testo invita a mettere in pratica le indicazioni emerse dal cammino sinodale di questi anni. Al centro vi sono la missione e l’annuncio del Vangelo, vissuti attraverso relazioni autentiche, ascolto, servizio e corresponsabilità di tutti i battezzati. Ampio spazio è dedicato alla partecipazione alla vita delle comunità, al ruolo degli organismi pastorali e alla formazione di sacerdoti, consacrati e laici, con particolare attenzione alla preparazione dei “facilitatori”, figure capaci di favorire lo stile sinodale. 

La proposta richiama inoltre la necessità di liberare i sacerdoti dai compiti che possono essere affidati ad altri, perché possano dedicarsi pienamente al loro ministero, ad esempio all’accompagnamento vocazionale, dei giovani e non solo. Sullo sfondo, l’invito a contrastare individualismo e frammentazione attraverso una Chiesa capace di essere una presenza gioiosa e missionaria nella società. 

Lo stile sinodale diventa, secondo l’Arcivescovo, anche occasione di conversione per i cristiani, di fronte alla frammentazione della vita sociale e all’individualismo crescente, che rischia di portare a costruirsi un “Dio secondo me”. 

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