Caso moschea a Oggiono, Piazza e Ferrari attaccano: “Sinistra poco trasparente nella gestione”

Finché c’è la Lega c’è la legalità. Sembra questa l’estrema sintesi della vicenda della moschea (?) di Oggiono. Perché l’amministrazione di Roberto Ferrari ha condotto una battaglia per la legalità ottenendo dopo dieci anni la vittoria in tutte le sedi giudiziarie (amministrative e civili), con la chiusura del luogo di culto abusivo. Con l’arrivo dell’attuale amministrazione di sinistra, l’associazione islamica ha acquistato un edificio industriale per destinarlo a luogo di culto.

L’amministrazione Narciso conosce perfettamente quale sia la situazione e quale sia l’uso effettivo. Un uso che aggira la normativa regionale e le previsioni del piano regolatore con l’escamotage del centro culturale, una zona grigia di illegalità che viene tollerata. Perché? C’è una convenienza elettorale?

E qui si apre un tema preciso, che non è politico ma normativo e urbanistico. La Regione Lombardia prevede, attraverso la legge per il governo del territorio, che i luoghi di culto siano qualificati come servizi di interesse pubblico e, come tali, debbano essere esplicitamente individuati negli strumenti urbanistici comunali, in particolare nel Piano di Governo del Territorio. Non solo: la destinazione d’uso deve essere conforme, devono essere rispettati standard precisi (parcheggi, accessibilità, sicurezza) e deve esserci un iter autorizzativo chiaro e trasparente.

Il punto è che non basta chiamarlo “centro culturale” per superare queste regole. Quando un immobile viene utilizzato in modo stabile e prevalente come luogo di culto, si configura a tutti gli effetti un cambio di destinazione d’uso che richiede autorizzazioni specifiche. Diversamente, si entra in una forzatura della normativa, che crea una zona grigia difficilmente giustificabile sul piano urbanistico e amministrativo.

E tutto questo mentre con grande rigore e coraggio, lì vicino, a Costamasnaga, si procede allo sgombero di una moschea abusiva. Due pesi e due misure? Oppure una diversa volontà politica di far rispettare le regole?

La nostra battaglia per la legalità non si ferma. E oggi che il tema delle moschee “che spuntano dal nulla” è di grande attualità anche a Lecco, è con l’evidenza dei fatti, nei territori che abbiamo amministrato, che possiamo ribadire un principio semplice: il rispetto delle norme urbanistiche e autorizzative non è un’opzione. È il presupposto per garantire ordine, trasparenza e legalità, anche quando si parla di luoghi di culto e delle attività che al loro interno vengono svolte.

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