Generale Giuseppe Morabito membro del Direttorio della NATO Defence College – La festa più importante della Repubblica di Cina – Taiwan, il primo giorno dell’anno secondo il calendario lunare, è il 17 febbraio 2026 del calendario gregoriano. Il nome di questa festa di primavera è nota da noi come “capodanno cinese” o “capodanno lunare”. Nuovo anno significa nuovo inizio e, come noi, i taiwanesi si augurano che l’anno venturo sia all’insegna della prosperità, della salute, del successo negli studi e negli affari… in poche parole all’insegna della fortuna, sia per sé sia per i propri cari.
Per far sì che il nuovo anno inizi con il piede giusto, i taiwanesi perpetuano ogni anno tradizioni antiche, in gran parte ereditate dalla Cina ora a noi nota come Cina Popolare. Quest’anno e’ denominato l’anno del “Cavallo di fuoco”.
Taiwan è importante nel mondo industriale per essere il primo produttore, per qualità e quantità, di semiconduttori. Gli Stati Uniti sono i principali alleati sul piano politico, diplomatico e industriale dell’isola che vive e prospera in democrazia.
In questi giorni i negoziatori commerciali di Taiwan hanno comunicato agli Stati Uniti che Taipei non avrebbe trasferito il 40% della sua produzione di semiconduttori negli USA e che le sue tecnologie più avanzate sarebbero rimaste a Taiwan.
Alla richiesta di Washington il vicepremier taiwanese Cheng Li-chiun ha detto molto chiaramente agli Stati Uniti che è impossibile convenire con questa richiesta. Cheng si riferiva sicuramente alle dichiarazioni rilasciate a gennaio dal Segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick, in cui affermava che il suo obiettivo era quello di portare il 40% della filiera di fornitura di chip di Taiwan negli Stati Uniti.
Il vicepremier Cheng ha reso noto che la quota di mercato di quasi il 90% detenuta da Taiwan nella produzione di semiconduttori avanzati era il risultato di un ecosistema sviluppatosi nel corso di diversi decenni e non poteva essere “trasferita” negli Stati Uniti.
“Ho detto alla controparte statunitense che non possiamo distribuire la capacità produttiva, ma possiamo espandere la nostra presenza negli Stati Uniti”, ha affermato Cheng che ha anche difeso le linee generali dell’accordo con gli Stati Uniti, in base al quale Washington ridurrà i dazi sui prodotti taiwanesi dal 20% al 15%, ponendo Taiwan su un piano di parità con concorrenti come Giappone, Corea del Sud e Unione Europea.
In cambio di tale riduzione/aggiustamento, le aziende taiwanesi di semiconduttori e tecnologia investiranno 250 miliardi di dollari negli Stati Uniti in base a propri piani, mentre il governo taiwanese fornirà 250 miliardi di dollari in garanzie di credito per agevolare gli investimenti. Il vicepremier taiwanese ha affermato che la struttura dell’accordo – investimenti indipendenti da parte delle aziende combinati con garanzie finanziarie governative – è un esempio del “modello Taiwan” e differisce dagli impegni di investimento assunti da Giappone e Corea del Sud.
Quanto precede significa anche che Taiwan e Stati Uniti dovranno collaborare, utilizzando il modello Taiwan, per costruire catene di approvvigionamento e raggiungere i loro obiettivi strategici.
Cheng ha anche affermato che i parchi scientifici di Taiwan non saranno trasferiti negli Stati Uniti e che, durante i negoziati, aveva chiarito che la tecnologia dei semiconduttori più avanzata di Taiwan non sarebbe stata trasferita ad altri Paesi. Per il governo taiwanese la produzione deve essere realizzata a Taiwan, dove esiste un ecosistema completo per la ricerca e lo sviluppo continui. Le aziende di semiconduttori di Taiwan amplieranno, quindi, razionalmente i loro investimenti in altri Paesi solo dopo aver aperto stabilimenti a Taiwan e aver confermato di poter produrre in serie. In Italia e’ stato da poco aperto uno stabilimento a Novara.
Per questo motivo, i processi di ricerca e sviluppo e produzione più avanzati devono essere realizzati prima a Taiwan e, a questo punto, si prevede che i funzionari degli Stati Uniti e di Taiwan firmeranno e pubblicheranno i termini completi dell’accordo tariffario nei prossimi giorni o settimane. L’accordo dovrà comunque poi essere inviato al Parlamento taiwanese per l’approvazione.
Da parte loro, gli americani hanno confermato il loro appoggio all’isola democratica, i cui rapporti con gli Usa continuano a essere di fiducia.
Come noto, la Cina Popolare ribadisce il fatto che considera Taiwan una sua provincia e ,logicamente, ognuno recita la sua parte ma la situazione non cambia. Recentemente, il Presidente cinese Xi si è lamentato che vengano vendute armi americane a Taipei, e anche sotto questo aspetto negli ultimi anni nulla è mutato. Bisogna tenere ben presente sia che il governo comunista di Pechino non ha mai avuto giurisdizione sull’isola sia che i taiwanesi non intendono finire sotto il controllo della Cina Popolare visto anche come sono andate le cose ad Hong Kong.
Per questo specifico aspetto molti analisti pensano che bisognerà aspettare la visita a Pechino che Trump ha annunciato per aprile, peraltro non confermata ufficialmente da parte cinese. forse allora potrebbe essere chiarita la situazione. Xi minaccia di aggredire la Repubblica di Cina-Taiwan. Questa ‘fissazione “ di Xi Jinping e sarà sicuramente uno dei temi sul tavolo.
Nel frattempo, oggi :”Buon Capodanno Taiwan!
Didascalia: Generale Giuseppe Morabito membro del Direttorio della NATO Defence College
