Fonte: https://www.anvgd.it/24-maggio-1915-irredentismo-interventismo-e-italia-nella-grande-guerra/
di Lorenzo Salimbeni – Da quasi un anno l’Europa era devastata da quella che i contemporanei chiamarono “la Grande Guerra”, perchè nessun conflitto aveva finora comportato un simile dispiegamento di esseri umani, armi ed attrezzature, un analogo coinvolgimento di civili e la completa distruzione di città attraversate dal fronte. La dichiarazione di guerra dell’Austria-Ungheria alla Serbia aveva innescato nell’estate del 1914 una reazione a catena di alleanze che in pochi giorni portò alla mobilitazione di milioni di soldati.
L’Italia era legata con la Triplice Alleanza all’Impero austro-ungarico ed alla Germania, ma, trattandosi di un patto difensivo, la diplomazia sabauda seppe mantenersi defilata, ritenendo che Vienna avesse attaccato per prima, facendo così venir meno la clausola per l’intervento italiano. Tale accordo stipulato nel 1882 e varie volte rinnovato prevedeva altresì che espansioni territoriali di Vienna nei Balcani venissero compensate con cessioni di territori imperiali in cui risiedevano robuste comunità italiane autoctone. Tale meccanismo non era scattato nel 1908, allorchè la Bosnia-Erzegovina venne annessa all’impero asburgico, e richieste di premiare l’entrata italiana nel conflitto in corso con cessioni territoriali venivano trattate con sufficienza e procrastinate al termine delle ostilità, condizionandole ad un esito vittorioso della guerra, nonostante le pressioni germaniche su Vienna affinchè le istanze italiane trovassero udienza.
Il tentativo di compiere ulteriori passi per via diplomatica sulla strada dell’unificazione nazionale veniva così frustrato dopo oltre 40 anni di adesione alla Triplice Alleanza, mentre il movimento irredentista, che auspicava la redenzione, cioè la liberazione, delle terre abitate in prevalenza da italiani ancora sottoposte al dominio austriaco, aveva ampliato le sue fila, tanto dall’una quanto dall’altra parte del confine. All’originaria matrice garibaldina e mazziniana legata alla Sinistra storica nel Parlamento del Regno d’Italia, si era affiancata la componente nazionalista, che, inebriata dal successo nella Guerra di Libia (1911-’12), alimentava sogni di grande potenza per l’Italia, vedendo nell’Adriatico e nella penisola balcanica la sua proiezione naturale. Questo nuovo approccio metteva in disparte l’impegno congiunto dei popoli oppressi per giungere ad una liberazione comune dagli oppressori, ragionava in termini di esasperata italianità, non raramente con toni di supremazia nei confronti delle altre nazionalità. Con l’entrata in guerra dell’Austria-Ungheria, centinaia di giovani italiani sudditi degli Asburgo esfiltrarono in Italia per non venire arruolati o disertarono: l’Associazione Trento e Trieste contribuì ad inquadrarli e a prepararli per combattere come soldati del Regio Esercito, ma li impiegò anche per prestare soccorso ai terremotati della Marsica nel gennaio 1915.
Di fronte alle esitazioni austriache, l’Italia dette ascolto alle offerte provenienti dalla Triplice Intesa (Francia, Inghilterra e Russia), che con il Patto di Londra assicurò il Trentino Alto Adige, la Venezia Giulia e la Dalmazia nonché concessioni nelle colonie africane e nella spartizione dell’Impero Ottomano. Le “radiose giornate di maggio” prepararono l’opinione pubblica italiana al conflitto: le prime pagine del Corriere della Sera, il giro d’Italia compiuto dal geografo trentino Cesare Battisti per perorare la causa irredentista, i comizi del socialista rivoluzionario Benito Mussolini, le orazioni del Vate Gabriele d’Annunzio e la mobilitazione dei giovani interventisti travolsero le posizioni neutraliste espresse da Giolitti con la maggioranza del Parlamento, dai socialisti (anche se nel resto d’Europa i loro “compagni” avevano risposto presente alla chiamata alle armi) e dai rappresentanti cattolici più autorevoli sostenuti da Papa Benedetto XV, che avrebbe due anni dopo condannato “l’inutile strage”.
Dopo aver denunciato la Triplice alleanza, Re Vittorio Emanuele III di Savoia dichiarò guerra all’Austria-Ungheria e soltanto in momenti successivi ai suoi alleati. Il discorso con cui comunicò l’entrata nel conflitto rappresentò un esplicito collegamento con le guerre risorgimentali, cogliendo in pieno l’appello degli italiani ancora sottoposti alla dominazione asburgica per una Quarta Guerra d’Indipendenza che completasse l’unificazione nazionale.
“Soldati di Terra e di Mare. L’ora solenne delle rivendicazioni nazionali è suonata.
Seguendo l’esempio del mio Grande Avo, assumo oggi il comando supremo delle forze di terra e di mare con sicura fede nella vittoria, che il vostro valore, la vostra abnegazione, la vostra disciplina sapranno conseguire.
Il nemico che vi accingete a combattere è agguerrito e degno di voi. Favorito dal terreno e dai sapienti apprestamenti dell’arte, egli vi opporrà tenace resistenza, ma il vostro indomito slancio saprà di certo superarlo.
Soldati a voi la gloria di piantare il tricolore d’Italia sui termini sacri che la natura pose ai confini della Patria nostra.
A voi la gloria di compiere, finalmente, l’opera con tanto eroismo iniziata dai nostri padri“.
Dal Gran Quartiere Generale, 24 maggio 1915.“
Didascalia: Lorenzo Salimbeni – storico Anvgd (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalamazia)
