12 Novembre 1866, attacco asburgico all’italianità adriatica

Fonte: https://www.anvgd.it/12-novembre-1866-attacco-asburgico-allitalianita-adriatica/

a cura di Lorenzo Salimbeni – «Sua Maestà ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro l’influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con l’influenza della stampa, si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e senza riguardo alcuno. Sua Maestà impone il rigoroso dovere a tutti gli uffici centrali di procedere secondo quanto deliberato in questo senso». Era il 12 novembre 1866 allorchè a Vienna il Consiglio della Corona deliberava questo editto predisposto dall’Imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo.

Si era da poco conclusa la III Guerra d’Indipendenza, che aveva portato all’annessione del Veneto e del Friuli al Regno d’Italia ufficialmente costituitosi il 17 marzo 1861, erede di quel Regno di Sardegna che aveva avviato il percorso risorgimentale di unificazione nazionale che aveva progressivamente ridotto la sfera d’influenza austriaca nella penisola italica. La residua componente italiana presente a Trento, Trieste, Fiume, Istria e Dalmazia veniva quindi considerata in toto un covo di infidi separatisti, laddove le comunità sudtirolesi, slovene e croate lì presenti avevano dato prova di lealismo nel corso degli sconvolgimenti che avevano caratterizzato l’insorgere dei nazionalismi a partire dalla “Primavera dei popoli”. La comunità italiana autoctona di queste terre (che ben presto sarebbe stato definite “irredente”, cioè non ancora redente, liberate dalla dominazione straniera) venne così assorbita nella spirale degli opposti nazionalismi, confrontandosi con le altre comunità nazionali che risiedevano nei medesimi territori e godevano della protezione delle autorità asburgiche. Nei consessi elettivi con partiti liberal-nazionali, nell’associazionismo culturale e patriottico la risposta italiana non si fece attendere, contribuendo così ad implementare la consapevolezza nazionale che veniva minacciata di estinzione. In Dalmazia la snazionalizzazione ed assimilazione degli italiani ebbe maggiore successo: la regione divenne ben presto il cuore del nazionalismo croato, che mirava a ridimensionare non solo la presenza dei nostri connazionali, ma anche delle comunità serbe. Rapidamente la tradizionale classe dirigente italiana perse l’amministrazione di tutte le località dalmate, solamente a Zara continuavano ad essere eletti podestà italiani. Altro che Austria Felix dei film di Sissy e delle operette degli Strauss…

Poco più di mezzo secolo dopo, la sorte si sarebbe rovesciata. La vittoria italiana nella Prima guerra mondiale contribuì all’implosione dell’Impero austro-ungarico, diventato tale nel 1867, in conseguenza di una politica che metteva su un piano di parità fra loro e di prevalenza sulle altre componenti dell’impero austriaci e magiari, creando ulteriori squilibri nella variegata compagine imperiale. Il Trattato di Saint-Germain nel 1919 assegnò il Trentino Alto Adige all’Italia, ma proprio il 12 novembre 1920 il Trattato di Rapallo ufficializzò anche l’annessione della Venezia Giulia e di Zara, mentre la questione fiumana si sarebbe successivamente risolta col Trattato di Roma del 1924. Praticamente tutta la Dalmazia entrò tuttavia a far parte del neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, deludendo le aspettative del Patto di Londra, in base al quale l’Italia era entrata in guerra, e della comunità italiana locale: circa 20.000 dalmati italofoni abbandonarono nei mesi seguenti la loro terra, essendo state disattese le tutele delle minoranze previste nel Trattato di Rapallo.

didascalia: Lorenzo Salimbeni – storico

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