II^ Domenica di Avvento e Santa Cecilia Vergine e martire

Isaia 51, 7-12- Romani 15,15-21Matteo 3,1-12

In questa seconda domenica di Avvento la liturgia ambrosiana attraverso i testi sacri ci presenta la tematica riguardante “i figli del Regno”. Il Regno di Dio è il progetto che Dio ha sull’umanità perché tutti i popoli della terra formino un solo popolo, una sola famiglia di cui Dio è Padre e noi siamo suoi figli.

I tre brani della Sacra Scrittura di questa domenica ci presentano sinteticamente tre modi complementari per accogliere, da figli, il Regno di Dio che si sta realizzando.
La prima lettura, tratta dal libro del profeta Isaia ci presenta la situazione del popolo di Israele che è decimato, ridotto a un piccolo gruppo, ad un ‘resto’, ed è lontano dalla propria terra, ha nostalgia, è disorientato. Il popolo si lamenta con Dio, grida con Dio e Dio risponde: “Non temere, io sono il vostro Consolatore, verrò a liberavi, ritornerete nella terra che è stata promessa ai vostri padri”.

Il brano del Vangelo, attraverso la voce profetica di Giovanni Battista che contestava la presunzione dei sadducei e dei farisei che accampavano la scusa di essere figli di Abramo per non convertirsi, ci invita a fare verità sul nostro essere cristiani. Io sono solo un piccolo ministro di Gesù, ma provate a immaginare se dicessi a voi: “Razza di vipere…”. Dobbiamo scuoterci. E’ importante e necessario venire e partecipare alla Messa domenicale, ma questo fatto diventa credibile se compiamo frutti di conversione.

E’ importante, in questo tempo di Avvento, riscoprire la nostra dignità. Dobbiamo avere la consapevolezza che la vocazione profonda di ciascuno di noi è essere figli di Dio. Da questa consapevolezza nasce, come ha scritto S. Paolo nella lettera ai Romani di questa domenica, che la nostra vita deve diventare un’offerta gradita a Dio, al Padre, ogni giorno. Questo nostro celebrare è ascoltare una Parola che dà luce e la capacità di interpretare la nostra storia; questa Eucaristia ci dà la possibilità di prendere questo pane che è Gesù Cristo: egli si dona a noi e ci dà la forza di percorrere le strade del mondo, imparando anche noi a diventare pane di vita.

Ciò comporta: l’eliminazione dei privilegi; l’impegno per la giustizia; uno stile di vita all’insegna della sobrietà.

 

Da Franco Cecchin, "A ciascun giorno la sua Parola - Anno B", pp.17 e ss., Àncora, Milano

 

 

Santa Cecilia Vergine e martire

 

sec. II-III

Al momento della revisione del calendario dei santi tra i titolari delle basiliche romane solo la memoria di santa Cecilia è rimasta alla data tradizionale. Degli altri molti sono stati soppressi perché mancavano dati o anche indizi storici riguardo il loro culto. Anche riguardo a Cecilia, venerata come martire e onorata come patrona dei musicisti, è difficile reperire dati storici completi ma a sostenerne l'importanza è la certezza storica dell'antichità del suo culto. Due i fatti accertati: il «titolo» basilicale di Cecilia è antichissimo, sicuramente anteriore all'anno 313, cioè all'età di Costantino; la festa della santa veniva già celebrata, nella sua basilica di Trastevere, nell'anno 545. Sembra inoltre che Cecilia venne sepolta nelle Catacombe di San Callisto, in un posto d'onore, accanto alla cosiddetta «Cripta dei Papi», trasferita poi da Pasquale I nella cripta della basilica trasteverina. La famosa «Passio», un testo più letterario che storico, attribuisce a Cecilia una serie di drammatiche avventure, terminate con le più crudeli torture e conclusesi con il taglio della testa.

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