IV^ Domenica di Avvento e San Nicola di Mira (di Bari) Vescovo

Isaia 16,1-5 - 1 Tessalonicesi 3,11-4,2 - Marco 11,1-11

Con questa domenica veniamo a sapere che Gesù verrà alla fine dei tempi a compiere la storia, a rendere l’universo “cieli e terra nuova”, una nuova Gerusalemme, in cui confluiranno tutti i popoli della terra, e a darci la possibilità di risorgere con il nostro corpo glorioso. Per questo il sacerdote proclama il brano del Vangelo che riguarda la domenica delle Palme.

Gesù fa la sua entrata solenne a Gerusalemme nella cornice festosa del pellegrinaggio pasquale. All’inizio della settimana che condurrà Gesù alla morte l’evangelista Marco ricorda che colui che è incamminato verso la croce è il “Signore”, che può disporre di ogni cosa. Sappiamo che la data della nascita di Gesù non è il 25 dicembre (data scelta dal mondo pagano per celebrare la festa del Dio Sole), ma probabilmente in marzo- aprile. Ma non importa la data precisa. Importante è vedere questo evento alla luce della Pasqua: Gesù viene, ci stupiremo della sua nascita, che ha dentro la grandezza di un Dio che entra nella storia per ridarci la possibilità di essere figli di Dio.

Dobbiamo imparare lo stile di questo Dio, che per salvarci ha condiviso la nostra vita, l’ha assunta pienamente in tutti i suoi aspetti: è nato bambino, nella povertà più estrema, non c’era posto per lui. La cosa più meravigliosa è stata quella di donare la propria vita per noi, di andare incontro alla morte a Gerusalemme come un “agnello”, cui accenna la prima lettura di Isaia di questa domenica. Il terzo giorno - risorgendo - ci ha liberati, ci ha salvati. E’ questo il Signore Gesù che aspettiamo ogni giorno della nostra vita.

La consegna di questa celebrazione della IV domenica di Avvento è quella che ci viene dalla I Lettera di S. Paolo apostolo ai Tessalonicesi: egli sottolinea in particolare l’importanza della carità e l’esistenza del discepolo del Signore come una crescita e maturazione nell’amore vicendevole e nella carità universale. Soltanto così la vita acquista valore e potremo presentarci “con cuore saldo e irreprensibile” al giudizio definitivo e ultimo, quando sarà terminata la nostra storia, con le sue scelte e deliberazioni.

Prepararsi al Natale significa pregare, invocare maggiormente per la vicenda delle nostre famiglie, della nostra città, di poter avere un cuore grande per accogliere quel bambino che è nato come i nostri nati, ma che è l’Emanuele, il Dio con noi, gioia: egli desidera nascere nel nostro cuore e in quelli dei nostri fratelli.

da Franco Cecchin, “A ciascun giorno la sua Parola - Anno B”, pp. 25 e ss., Àncora, Milano

 

San Nicola di Mira (di Bari) Vescovo

Pàtara, Asia Minore (attuale Turchia), ca. 250 - Mira, Asia Minore, ca. 326

Proveniva da una famiglia nobile. Fu eletto vescovo per le sue doti di pietà e di carità molto esplicite fin da bambino. Fu considerato santo anche da vivo. Durante la persecuzione di Diocleziano, pare sia stato imprigionato fino all’epoca dell’Editto di Costantino. Fu nominato patrono di Bari, e la basilica che porta il suo nome è tuttora meta di parecchi pellegrinaggi. San Nicola è il leggendario Santa Claus dei paesi anglosassoni, e il NiKolaus della Germania che a Natale porta i doni a bambini.

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27 Gennaio 1932 il simbolo del "cavallino rampante", appartenente all'aviatore Francesco Baracca e ceduto, nel 1923, come portafortuna al pilota automobilistico Enzo Ferrari, viene utilizzato per la prima volta dal futuro fondatore della Ferrari SpA.

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