I^ Domenica di Avvento e Sant'Elisabetta d'Ungheria

Isaia 51,4-8 - 2 Tessalonicesi 2,1-14 - Matteo 24,1-31

Il tempo di Avvento apre il cammino del nuovo anno liturgico e, disponendoci alla celebrazione del mistero dell’Incarnazione, orienta il nostro sguardo nella fede alla seconda venuta del Signore alla fine dei tempi.
L’Avvento è un momento di grazia per risvegliare il desiderio di guardare non tanto alla fine della nostra vita, quanto al suo fine, cogliendo con maggiore chiarezza il senso della storia nella quale siamo inseriti.

Il discorso sulla venuta finale del Figlio dell’uomo è preparato dal brano del profeta Isaia. Ci troviamo di fronte ad una delle composizioni più potenti della seconda parte di Isaia. Esso ha per tema il messaggio di consolazione e di speranza rivolto agli esuli di Babilonia.
Anche la potenza avversaria di Babilonia è vana di fronte al piano di salvezza di Dio. Nell’immagine delle realtà naturali, che si logorano e si dissolvono, leggiamo l’inconsistenza dei progetti umani, che si costruiscono in autonomia, al di fuori del disegno di Dio e della sua volontà accolta dalla fede. Con l’efficace paragone della dissoluzione del cosmo, Dio assicura l’attuazione delle promesse come giustizia e signoria su tutti i popoli della terra.

Siamo arrivati così al grande discorso escatologico, della venuta finale del Signore Gesù, secondo il Vangelo di Matteo. Con l’Incarnazione e la Redenzione del Figlio dell’uomo, il regno di Dio è entrato nella fase finale e corre verso il trionfo nell’incontro definitivo con Cristo giudice. Il cristianesimo è un evento storico che parte dall’eterno e arriva all’eterno.
La caduta di Gerusalemme assume il valore di tipo: quanto si è verificato per la città santa si verificherà su scala mondiale per tutte le genti. La fine del mondo giudaico preannuncia la fine del mondo inquinato dal male e la venuta del regno in pienezza.
Ci sarà una grande crisi, ma non sarà ancora la fine. La grande crisi è fatta, secondo il genere letterario apocalittico, da falsi cristi e falsi profeti, da guerre e conflitti, da carestie e terremoti, da tradimenti e odii, da infedeltà alla legge di Dio e al raffreddamento dell’amore.
In tale situazione occorre un atteggiamento di costanza, perché la salvezza eterna sarà data da Dio soltanto a coloro che avranno perseverato sino alla fine: “Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato”.

Il brano paolino della seconda lettera ai Tessalonicesi ci porta ad un approfondimento. Nessuno conosce il tempo della venuta gloriosa del Signore. La fine del mondo e la nostra stessa fine appartengono al segreto di Dio, che costruisce, con l’adesione della fede dell’uomo, il suo progetto nella storia del mondo.

All’inizio di un nuovo anno liturgico, nella prospettiva che il nostro cammino va verso un traguardo di compimento, è importante e necessario volgere lo sguardo al “Figlio dell’uomo che verrà con grande potenza e gloria e radunerà i suoi eletti”, per illuminare e dare consistenza al nostro impegno quotidiano.

Da Franco Cecchin, “A ciascun giorno la sua Parola - Anno A”, pp. 13 e ss., Àncora, Milano

 

 

 

SANTA ELISABETTA D'UNGHERIA

 

Presburgo, Bratislava, 1207 - Marburgo, Germania, 17 novembre 1231

Figlia di Andrea, re d'Ungheria e di Gertrude, nobildonna di Merano, ebbe una vita breve. Nata nel 1207, fu promessa in moglie a Ludovico figlio ed erede del sovrano di Turingia. Sposa a quattordici anni, madre a quindici, restò vedova a 20. Il marito, Ludovico IV morì ad Otranto in attesa di imbarcarsi con Federico II per la crociata in Terra Santa. Elisabetta aveva tre figli. Dopo il primogenito Ermanno vennero al mondo due bambine: Sofia e Gertrude, quest'ultima data alla luce già orfana di padre. Alla morte del marito, Elisabetta si ritirò a Eisenach, poi nel castello di Pottenstein per scegliere infine come dimora una modesta casa di Marburgo dove fece edificare a proprie spese un ospedale, riducendosi in povertà. Iscrittasi al terz'ordine francescano, offrì tutta se stessa agli ultimi, visitando gli ammalati due volte al giorno, facendosi mendicante e attribuendosi sempre le mansioni più umili. La sua scelta di povertà scatenò la rabbia dei cognati che arrivarono a privarla dei figli. Morì a Marburgo, in Germania il 17 novembre 1231. È stata canonizzata da papa Gregorio IX nel 1235.

 

 

 

 

 

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24 Febbraio 1990 a Roma muore Alessandro Pertini detto Sandro (era nato a San Giovanni di Stella il 25 Settembre 1896), settimo presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985.

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