SANTISSIMA TRINITA' e Sant' Agostino di Canterbury Vescovo

Esodo33,18-23; 34,5-7a; Romani 8,1-9b; Giovanni 15,24-27

 

Oggi ci è difficile concepire e accettare il mistero di Dio Trinità, pur professando questa verità di fede ogni domenica nel Credo.

È bello riprendere l’esperienza di Mosè (I lettura) che non desidera soltanto udire la voce di Dio, ma vuole anche vederlo. Dio farà vedere a Mosè la propria bontà unica: sarà un passaggio fuggevole, una rivelazione momentanea del mistero. Ma nella pienezza dei tempi il Padre manda suo Figlio per liberarci dal male e ci dona il suo Spirito per abitare in ciascuno di noi (II lettura). La Trinità è dentro di noi, nel nostro essere di persone in relazione. Il Padre creatore e datore di vita, il Figlio come redentore e lo Spirito come amore. Da questa originalità specifica c’è una comunicazione così profonda che c’è comunione.

Il Dio dell’amore ci chiama a vivere la diversità come il luogo dello scambio dei doni, dell’arricchimento reciproco e della comunione profonda.

Franco Cecchin, “A ciascun giorno la sua Parola - Anno B”, pp. 179 e ss., Àncora, Milano

 

Sant' Agostino di Canterbury Vescovo

m. 26 maggio 604

Abate benedettino a Roma, fu invitato da San Gregorio Magno ad evangelizzare l'Inghilterra, ricaduta nell'idolatria sotto i Sassoni. Qui fu ricevuto da Etelberto, re di Kent che aveva sposato la cattolica Berta, di origine franca. Etelberto si convertì, aiutò Agostino e gli permise di predicare in piena libertà.

Nel Natale successivo al suo arrivo in Inghilterra, più di diecimila Sassoni ricevettero il battesimo. Il Papa inviò altri missionari e nominò arcivescovo e primate d'Inghilterra Agostino, che cercò di riunire la Chiesa bretone a quella sassone senza riuscirci perché troppo forte era il rancore dei bretoni contro gli invasori sassoni. Suo merito però è stato quello di aver convertito quasi tutto il regno di Kent.

 

 

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