Dedicazione del Duomo di Milano e San Luca evangelista

Baruc 3, 24-38; oppure Apocalisse 1, 10; 21, 2-5; 2 Timoteo 2, 19-22; Matteo 21, 10-17

L’attuale denominazione di questa domenica mette in evidenza il carattere di riferimento che il Duomo di Milano riveste per i fedeli dell’Arcidiocesi e per quanti, in altre diocesi, appartengono a comunità che seguono il Rito Ambrosiano.

Nell’anno A la lettura di Baruc («Quanto è grande la casa di Dio») oppure la lettura dell’Apocalisse (la nuova Gerusalemme, «dimora di Dio con gli uomini») preparano l’ascolto della seconda lettera di Paolo a Timoteo.

La lettera seconda di Paolo a Timoteo apre il mistero del Tempio di Gerusalemme al Tempio che è Cristo e che è la Chiesa suo corpo. Il tempio di pietre è solo un’immagine di quello vivo, formato da coloro che il Signore ha scelto e che vivono lontano dal peccato, nella santità della grazia, nella fede, speranza e carità. A misura di questa santità noi siamo utili nella casa di Dio che è la Chiesa. La comunità cristiana, che si raduna nella cattedrale attorno al Vescovo, è l’assemblea di coloro che appartengono al Signore e, dimorando nella sua casa, sono chiamati a un cammino di santificazione da vivere nella fede, nella carità e nella pace

Il brano del Vangelo ci presenta che Gesù entra per la prima volta nel tempio di Gerusalemme. La sua presenza torna a renderlo ciò che doveva essere. Se il peccato degli uomini lo ha trasformato in un covo di ladri, il Figlio lo restituisce al suo essere “casa del Padre”, luogo di preghiera e di lode per tutti quelli che sono semplici e puri di cuore.

Il Duomo è un simbolo innanzitutto spirituale, perché rappresenta l’unità di tutta la chiesa ambrosiana attorno al suo pastore: c’è un solo arcivescovo proprio come c’è una sola cattedrale; c’è un solo piano pastorale come c’è un unico magistero del Vescovo; c’è una sola grande famiglia (l’intera diocesi!), che trova nel Duomo il suo centro non solo geografico, ma prima di tutto ecclesiale. La festa del Duomo ci richiama, quindi, al nostro essere “pietre vive”, ci sollecita ad una riscoperta della Chiesa locale, come segno visibile di quella universale.

Da Franco Cecchin: “A ciascun giorno la sua Parola” - Anno A", pp. 305 e ss., Àncora, Milano

 

 

SAN LUCA EVANGELISTA

 

Antiochia di Siria - Roma (?) - Primo secolo dopo Cristo

Figlio di pagani, Luca appartiene alla seconda generazione cristiana. Compagno e collaboratore di san Paolo, che lo chiama «il caro medico», è soprattutto l’autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli. Al suo Vangelo premette due capitoli nei quali racconta la nascita e l’infanzia di Gesù. In essi risalta la figura di Maria, la «serva del Signore, benedetta fra tutte le donne». Il cuore dell’opera, invece, è costituito da una serie di capitoli che riportano la predicazione da Gesù tenuta nel viaggio ideale che lo porta dalla Galilea a Gerusalemme. Anche gli Atti degli Apostoli descrivono un viaggio: la progressione gloriosa del Vangelo da Gerusalemme all’Asia Minore, alla Grecia fino a Roma.

Protagonisti di questa impresa esaltante sono Pietro e Paolo. A un livello superiore il vero protagonista è lo Spirito Santo, che a Pentecoste scende sugli Apostoli e li guida nell’annuncio del Vangelo agli Ebrei e ai pagani. Da osservatore attento, Luca conosce le debolezze della comunità cristiana così come ha preso atto che la venuta del Signore non è imminente. Dischiude dunque l’orizzonte storico della comunità cristiana, destinata a crescere e a moltiplicarsi per la diffusione del Vangelo. Secondo la tradizione, Luca morì martire a Patrasso in Grecia.

 

 

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