IV^ DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE e Pio da Pietrelcina

1 Re 19, 4-8 - 1 Corinzi 11, 23-26- Giovanni 6, 41-51

Questa domenica ci porta a percepire l’Eucaristia. La conoscenza di Dio non è soltanto un risultato della nostra intelligenza, Dio non lo possiamo vedere con i nostri occhi: “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato”. Se vogliamo fare un’esperienza profonda di Dio che diventa pane di vita per noi, invochiamo Dio Padre perché ci dia la capacità, attraverso gli occhi della fede, di percepire la presenza discreta, ma reale di suo Figlio. Una presenza che ci ama a tal punto da donare la sua vita per noi, che con fantasia sorprendente si mette a portata di mano perché ciascuno di noi possa prenderlo, accoglierlo come pane che dà la forza per riprendere il cammino della vita. Significativa a questo riguardo è la testimonianza di Paolo nella lettera ai Corinzi. L’Eucaristia appartiene alla tradizione che Paolo riceve. Cristo ha donato la sua vita: il suo corpo, offerto in sacrifico e dato da mangiare, e il suo sangue bevanda per la nuova alleanza. Lo stesso Gesù istituisce e vuole l’Eucaristia come memoriale suo, della sua consegna, della sua immolazione. La celebrazione eucaristica è obbedienza e fedeltà a Gesù, atto e accoglienza della sua morte. Paolo dice che è proclamazione della morte del Signore, della sua efficacia, del suo valore; non una proclamazione che guarda al passato ormai concluso, ma che trasmette la morte di Cristo nel presente, finché egli venga, nella venuta gloriosa alla fine del mondo, dopo che saremo entrati compiutamente nella salvezza operata dalla morte sulla croce. Risalta anche la volontà esplicita del Signore Gesù che nel suo ricordo, come proseguimento della sua esperienza, a nostra volta ci consegniamo: “Fate questo in memoria di me” e troviamo la vita, perché questo è il segno di amore più grande. L’Eucaristia rappresenta il principio, la forza di questo amore che fa sorgere e caratterizza la Chiesa. E’ interessante a questo livello che Gesù Cristo garantisce a chi crede in Lui, cioè ascolta la sua Parola e segue il suo esempio, la sua risurrezione e la vita eterna.

Da Franco Cecchin, “A ciascun giorno la sua Parola - Anno B”, pp 257 e ss., Àncora, Milano

 

PIO DA PIETRELCINA

 

Pietrelcina, Benevento, 25 maggio 1887 - San Giovanni Rotondo, Foggia, 23 settembre 1968

Francesco Forgione nasce a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. Il 22 Gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910.

Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale.

Il 20 settembre 1918 il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Muore il 23 settembre 1968, a 81 anni. Dichiarato venerabile nel 1997 e beatificato nel 1999, è canonizzato nel 2002.

 

 

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