Sacratissimo Cuore di Gesù e Natività di San Giovanni Battista

Ezechiele 34, 11-16 - Romani 5, 5-11 - Luca 15, 3-7 

Questa festa si celebra il venerdì dopo la seconda domenica dopo Pentecoste. Nella chiesa cattolica, a partire dal secolo XII, si è sviluppata una tale forma di spiritualità che si ispira al cuore di Gesù; ha assunto toni e sfumature diverse, ma in tutti c’è un elemento comune: il culto al cuore di Gesù, al suo amore.

In questo anno la liturgia ci presenta l’immagine del buon pastore anticipata dal profeta Ezechiele, compiuta con il brano del Vangelo secondo Luca. Poi abbiamo un approfondimento nella lettera ai Romani. 

 Dio stesso è il pastore del suo popolo. Per questo egli cerca le pecore, le raccoglie, se ne prende cura. Egli sta in mezzo a loro, le conduce, le nutre. La sua tenerezza diviene più viva nella ricerca della pecora smarrita e nell’attenzione per quella ferita, malata. La vicenda del pastore si trova così esaltata, trasfigurata. Dio va ben oltre quello che fa un pastore terreno per il suo gregge. L’immagine si scioglie e si dilata per comprendere tutta l’originalità e la singolarità del modo con cui Dio è il pastore d’Israele, e con la venuta di Cristo, di tutta l’umanità. Gesù ci ama e ci ha amato con cuore umano. Questa è la novità sorprendente della nostra fede cristiana. 

 Il brano del Vangelo di oggi mostra la caratteristica di Dio che si prende cura dell’umanità smarrita. Nella parabola della pecora smarrita Gesù si presenta come pastore con la stessa prerogativa con cui Dio appare nel primo Testamento per Israele. Gesù è il pastore che va alla ricerca del peccatore. Il ritorno è un motivo di gioia unica: Dio fa festa per un peccatore che si converte più che per molti giusti che non hanno bisogno di convertirsi. 

Il brano della lettera ai Romani è un approfondimento. Il dono dello Spirito Santo porta nel cuore dei credenti la carità di Dio, che è la base della speranza. Il segno di questa carità, la sua concreta dimostrazione, è che Cristo è morto per noi: pur nel peccato, siamo stati oggetto dell’amore di Dio. Ma ora la nostra speranza - scrive l’apostolo - deve essere ancora più grande, perché non siamo più in stato di inimicizia, ma di riconciliazione con Dio, abbiamo la vita di Cristo.

Il motivo per glorificarci non risiede quindi in noi, nelle nostre bravure,  ma nel nostro Dio e nella sua opera in Cristo. Il rendimento di grazie e la totale fiducia devono animare i nostri sentimenti nella misura in cui meditiamo e viviamo il mistero dell’amore che ci ha salvato. La nostra esistenza va compresa, letta e vissuta all’interno di questo orizzonte di carità in cui ci ritroviamo

Da Franco Cecchin, “A ciascun giorno la sua Parola - Anno C” pp.197 e ss., Àncora, Milano

 

 

 NATIVITÀ DI SAN GIOVANNI BATTISTA

 

Ain Karem, Giudea – † Macheronte? Transgiordania, I secolo

Giovanni Battista è l'unico santo, oltre la Madre del Signore, del quale si celebra con la nascita al cielo anche la nascita secondo la carne. Fu il più grande fra i profeti perché poté additare l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo.

La sua vocazione profetica fin dal grembo materno è circondata di eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che preparano la nascita di Gesù. Giovanni è il Precursore del Cristo con la parole con la vita.

Il battesimo di penitenza che accompagna l'annunzio degli ultimi tempi è figura del Battesimo secondo lo Spirito. La data della festa, tre mesi dopo l'annunciazione e sei prima del Natale, risponde alle indicazioni di Luca.



 

 

 

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