IVª Domenica dopo il Martirio di S. Giovanni il Precursore e Jesus Hita Miranda

 Proverbi 9, 1-6 -1 Corinzi 10, 14-21-Giovanni 6,51-59

La quarta domenica dopo il martirio del Precursore celebra la presenza permanente di Gesù Cristo nella Chiesa quale pane di vita.

Partiamo dalla prima lettura. Siamo invitati al convito, al banchetto della sapienza. Chi vi prende parte riceve l’intelligenza. Assimila e si nutre della Parola di Dio. Il pensiero corre subito alla Sacra Scrittura, e più ancora all’Eucaristia, che è il sacramento del convito che ci collega con l’ultima Cena e anticipa la pasqua eterna.

Parola e sacramento sono estremamente congiunti: la Parola proclamata, che diventa presenza ed evento di salvezza. Il banchetto della sapienza, preannunciato profeticamente, si compie nel banchetto dell’Eucaristia. Gesù è il pane vivo disceso dal cielo, e lo è perché ci dà da mangiare la sua carne, che è per la vita del mondo, e ci offre da bere il suo sangue. Facendo la Comunione noi entriamo in contatto vitale con Gesù Cristo e diventiamo una cosa sola con lui: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui”. C’è un dimorare di intimità reciproca.

 Paolo nella prima lettera ai Corinzi ci indica un’altra significativa conseguenza della nostra partecipazione all’Eucaristia: ricevendo Gesù eucaristico entriamo in comunione con il suo corpo che è la Chiesa. Questa comunione non è una semplice partecipazione, ma è addirittura un “nuovo  essere” insieme. Questa unità si opera in due direzioni. Con Cristo e  con la comunità, dove “l’unico pane” diventa sacramento non solo di una comunione verticale, ma anche orizzontale.

Propriamente l’Eucaristia è la “Comunione” di Gesù Cristo e dei suoi discepoli: in Gesù Cristo i discepoli (la Chiesa) vivono della stessa vita di Cristo nella logica della donazione.

 Il tuo andare alla Messa è un accogliere l’invito ad andare a mangiare il pane di vita percorrendo la via dell’intelligenza della vera sapienza?

Dobbiamo chiederci se ricevendo l’Eucaristia abbiamo la consapevolezza di ricevere Cristo davvero risorto, se c’è un rimanere in Gesù Cristo e noi in lui, se siamo  cristiani eucaristici anche nella vita.

 Da Franco Cecchin, "A ciascun giorno la sua Parola - Anno C",  pp. 265 e ss., Àncora, Milano

 

 

 Jesus Hita Miranda 

 

Ultimo di quattro figli dei coniugi Manuel Hita e Petra Miranda, Jesùs nacque a Calahorra, nella celebre regione vinicola spagnola della Rioja, il 17 aprile 1900, quando la sorella maggiore aveva già 18 anni, La sua era una famiglia di piccoli proprietari terrieri, molto praticanti e profondamente convinti del proprio cristianesimo. Trascorse una fanciullezza serena, tra gli svaghi tipici dell'età, i primi impegni scolastici e il servizio dell'altare. Dal carattere puntiglioso e ostinato, molto esigente con se stesso e con gli altri, fu tormentato da una forma di balbuzie nervosa, della quale non riuscirà mai a liberarsi completamente.

Terminate le scuole elementari, desiderando diventare sacerdote, entrò nel seminario diocesano, che però abbandonò dopo soli due anni per entrare nel postulato marianista di Escoriaza, mosso dal desiderio di una maggiore perfezione e dal fatto che i Marianisti erano consacrati alla santa Vergine. Qui si mise subito in evidenza per la sua pietà, lo spirito di preghiera e l'amore allo studio, tanto che il direttore del postulato, nel formulare il suo giudizio di presentazione al noviziato, poteva scrivere di lui: “Se non fosse per la balbuzie, sarebbe un modello perfetto di postulante”.

Completati gli studi che lo abilitavano all'insegnamento, dal 1921 fino alla morte esercitò la professione di insegnante nelle diverse scuole marianiste in cui lo inviarono i Superiori: a Suances (Santander), a Escoriaza (Guipùzcoa), a Vitoria, a Ciudad Real, a Jerez de la Frontera e a Madrid. Fu un valido insegnante, sinceramente sollecito per l'educazione dei propri alunni, sempre disposto ad assumersi lavori complementari o di supplenza, tenace nello studio personale. Infatti, senza lasciare l'insegnamento conseguì la Licenza in Scienze storiche presso l'Università di Saragozza.

Religioso profondamente pio, animato da una tenera devozione a Maria SS.ma, osservante minuzioso della Regola e dotato di grande spirito di abnegazione, fratel Jesùs cercò con tutte le sue forze la perfezione del proprio stato: “Essere santo, essere utile, darmi a tutti: ecco le tre aspirazioni che nutro costantemente nell'intimità della mia anima”. In occasione dei voti definitivi, soffrì una profonda crisi, dovuta al fatto che i Superiori non acconsentirono alla sua richiesta di diventare sacerdote marianista, motivandola col fatto della sua balbizie. Ma, incoraggiato dal direttore spirituale e mosso dal suo grande amore per Maria, scelse infine di continuare ad essere marianista come religioso laico insegnante.

Alla fine di giugno del 1936 fu inviato dai Superiori a Ciudad Real per tenere delle ripetizioni agli alunni rimandati in storia. Nel congedarsi dai familiari, che strada facendo si era fermato a salutare, ebbe a dire: “Quanto a me, sia fatta la volontà di Dio. Se saremo martiri, tanto meglio”. A Ciudad Real trovò una situazione già caotica e pericolosa. Pochi giorni dopo il suo arrivo, il collegio dei Marianisti fu requisito, per cui fratel Jesùs, per disposizione del direttore, dovette prendere alloggio presso una pensione, dove già si erano rifugiati altri religiosi.

Qui si dedicò alla meditazione, alla preghiera e alla penitenza e, sempre più consapevole del pericolo incombente, si preparò nel migliore dei modi al martirio. Il 25 settembre 1936 fu arrestato dai miliziani, che seguì con evidente tranquillità d'animo, congedandosi dai proprietari della pensione con un sorriso. Quella stessa notte venne fucilato con altri 4 religiosi (due passionisti, un claretiano ed un sacerdote secolare) contro il muro del cimitero di Carriòn de Calatrava, una decina di chilometri fuori della città di Ciudad Real ed il suo corpo venne gettato come quello di tanti altri martiri, nel famigerato pozzo abbandonato di Carriòn e recuperato molto tempo dopo per ricevere degna sepoltura.

Assieme ad altri martirti della persecuzione spagnola venne beatificato dal papa Giovanni Paolo II° la domenica 1 ottobre 1995 a Roma e la sua memoria liturgica è stata fissata al giorno 18 settembre, assieme a quella degli altri due martiri marianisti.

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