Lecco, 09 maggio 2022   |  

Quando un giornalista aiuta a pensare

di Alberto Comuzzi

Il libro di Matteo Salvatti "Ci tenevo a precisare" è uno stimolo a meditare e a interrogarsi sui grandi perché individuali e collettivi.

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È nelle librerie da pochi giorni "Ci tenevo a precisare" (Sugarco Edizioni, pp. 216, € 16.00), scritto da Matteo Salvatti, giornalista con in tasca due lauree, una in Storia ed un'altra in Storia dell'arte.

Il sottotitolo "Uno sguardo non scontato sulle cose della vita" orienta già il lettore sul contenuto del libro che, come si legge nella presentazione, affronta con profondità «i grandi temi della vita e al tempo stesso fronteggia quelli quotidiani».

Con spontanea naturalezza l'Autore affronta i tanti temi esistenziali e arriva a rendere partecipe, chi si attarda sulle pagine del suo testo, persino delle proprie ansie, macerate nell'intimo di elucubrazioni quotidiane.

Salvatti si scarnifica e genuinamente offre i suoi profondi pensieri che sono intrisi di valori giudaico-cristiani di cui è palesemente portatore.

Troppe sono le suggestioni e le riflessioni stimolate da "Ci tenevo a precisare" sulle quali sostare per fare quello che i catechisti di un tempo chiamavano "esame di coscienza".

Ne scegliamo solo una, straordinariamente attuale per quanto sta accadendo in questi giorni. La si legge a pagina 118 sotto il titolo "Il totale".

Scrive dunque Salvatti: «il tutto non è dato dalla quantità degli elementi, ma dalla qualità delle relazioni. Ed è questo modo di aggregare, di accorpare che crea il valore. In una visione organicistica potremmo dunque asserire che ogni singola unità di qualsivoglia elemento ha il suo pieno senso, la sua vocazione all’interno di un insieme di appartenenza. Questo vale in ogni ambito.

È qualcosa di costitutivo della vita. Il credente può ben pensare che Dio abbia voluto organizzare la vita pensando proprio a questo legame fondamentale con il prossimo: il "caregiver" come situazione costitutiva dell’essere umano.

Nella sua piramide, Maslow, dopo il soddisfacimento dei beni primari come cibarsi e riposare, inserisce proprio la predisposizione naturale dell’uomo a fare gruppo. È bello e ci fa del bene pensare che la responsabilità penale sia sempre individuale mentre le cose belle siano merito di tanti.

Occorrono tante rondini per fare la primavera. Un proverbio africano recita: "La realtà è quando si smette di sognare da soli e si inizia a sognare insieme"».

Ecco una delle grandi sofferenze del genere umano, colte da Salvatti, sta nella sua palese incapacità di fare gruppo, di essere coeso. Come dargli torto? Pensiamo a quegli "illuminati" che sono impegnati a realizzare il transumanesimo e che si ostinano a mettere la scienza al posto di Dio.

I loro piani non sono diabolici, nel senso etimologico del termine greco, diabàllein, che significa appunto dividere?

Si può non essere sempre d'accordo con i pensieri dell'Autore al quale va però riconosciuto il grande merito di far pensare; e, di questi tempi, è un pregio non da poco.

 

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