Lecco, 06 maggio 2022   |  

Editoriale - Il Papa fa il papa e lavora per la pace

di Giulio Boscagli

papareuters90

Papa Francesco (credit "Avvenire")

Cosa diremo dopo l’intervista di Papa Francesco al Corriere? Subito è scattata la riduzione delle sue affermazioni («non ha parlato ex cathedra», che è come dire possiamo far finta di non aver sentito) o il tentativo di farle rientrare nel proprio schema di giudizio: lo stesso Corriere – che in questi due mesi è sempre stato all’avanguardia dei bellicisti – si è ben guardato dal dare rilievo a un passaggio urticante del Papa che, riferendosi a Putin, parla di «un’ira che non so se sia stata provocata ma facilitata forse sì».

Anche valutando come eccessiva l’affermazione su «l’abbaiare della Nato alle porte della Russia», non si può sfuggire al dilemma. O Francesco si è iscritto ai “putiniani” d’Italia oppure ha fatto la scelta di affermare un criterio di giudizio diverso per leggere la situazione attuale e immaginare possibili soluzioni: avendo innanzitutto a cuore le persone che la guerra coinvolge, uccide e ne sconvolge irreversibilmente le vite.

È questa evidentemente la scelta del Pontefice, come è tra l’altro anche documentato nell’introduzione del libro che ha recentemente dato alle stampe con il titolo “Contro la guerra, il coraggio di costruire la pace”.

Scrive infatti: «Se avessimo memoria, sapremmo che la guerra, prima che arrivi al fronte, va fermata nei cuori. L’odio, prima che sia troppo tardi, va estirpato dai cuori. E per farlo c’è bisogno di dialogo, di negoziato, di ascolto, di capacità e di creatività diplomatica, di politica lungimirante capace di costruire un nuovo sistema di convivenza che non sia più basato sulle armi, sulla potenza delle armi, sulla deterrenza. Ogni guerra rappresenta non soltanto una sconfitta della politica ma anche una resa vergognosa di fronte alle forze del male».

Francesco non si schiera, non nega affatto l’evidenza che c’è stato un invasore e un aggredito, ma rifiuta l’idea che sia in corso una guerra tra il Bene e il Male; non manca di sottolineare quanta strumentalità ci sia in certe azioni «la cosa chiara è che in quella terra si stanno provando le armi…le guerre si fanno per questo: per provare le armi che abbiamo prodotto…il commercio degli armamenti è uno scandalo, pochi lo contrastano».

E poi la proposta spiazzante «A Kiev per ora non vado…Io sento che non devo andare. Io prima devo andare a Mosca, prima devo incontrate Putin».

Non so se cogliamo tutta la drammaticità di questa affermazione : non a Kiev dove sfilano tutti i leader occidentali intenzionati a una guerra senza fine, ma a Mosca – dove nessun pontefice romano è mai potuto andare – per cercare di ricucire le ferite all’origine del conflitto.

Sembra purtroppo che troppi leader europei al seguito degli Usa, vogliano arrivare fino alla sconfitta militare di Putin e all’umiliazione conseguente della Russia per costruire una nuova “cortina di ferro” in mezzo all’Europa. Quale prospettiva di pace futura per i Paesi – non solo l’Ucraina – che saranno comunque sempre confinanti con la Russia, che si trovassero con alle porte un nemico umiliato, pronto alla rivincita e pure dotato di armi atomiche? Perché riaprire un solco tra due parti d’Europa che gli avvenimenti del 1989 e 1991 avevano cominciato a colmare?. Perché regalare la Russia, la sua storia, la sua cultura, all’influsso sempre più pervasivo dell’impero cinese?

Nei giorni scorsi si sono svolti online i tradizionali esercizi di Comunione e liberazione. Continuando secondo un metodo voluto da don Giussani, i tempi di attesa tra le lezioni sono riempiti dalla proiezione di immagini di opere (dipinti, affreschi etc.) che hanno documentato nei secoli i misteri della vita cristiana.

Quest’anno una scelta opportuna ha portato alla proiezione delle immagini di una cinquantina di icone provenienti dalla tradizione ortodossa della Russia ma anche dalla Serbia, dalla Macedonia, da Cipro, dalla Georgia e dal monastero di Santa Caterina nel Sinai (un Cristo Pantocratore del VI secolo). La visione era accompagnata da musiche degli autori russi Rachmaninov (“La divina liturgia di san Giovanni Crisostomo”) e Rimskij-Korsakov (“La grande Pasqua Russa “).

Chi vi ha assistito ha così potuto immergersi nella fede e nella cultura di una parte di Europa, di una parte di cristianità, con cui l’Europa attuale fatica a confrontarsi. Perduta in un laicismo miope e senza vera speranza (ricordiamo il rifiuto di un riconoscimento di queste radici nei documenti istituzionali) che, tra l’altro, la isola in un contesto mondiale di nazioni in cui le religioni giocano ruoli importanti, l’Unione Europea non sa parlare altro linguaggio che quello dell’economia e della potenza militare (peraltro presa in prestito dagli Stati Uniti).

Il Papa si colloca dentro questa grave rottura tra i due polmoni dell’Europa (per usare un termine di san Giovanni Paolo II) consapevole che dentro un cristianesimo indiviso e vissuto si possono trovare motivazioni per la soluzione dei conflitti e per una convivenza pacifica.

Ancora una volta occorre ricordare, non in modo retorico, che, dopo cento anni di guerra nel cuore dell’Europa tra Francia e Germania, solo l’iniziativa audace di alcuni politici cristiani ha posto le basi di una stabile pacificazione mettendo le basi dell’unità europea. Perché non sperare – e pregare – che di tali uomini si possa fare ancora esperienza?

 

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

7 Luglio 1881 prima pubblicazione della versione finale del libro "Le avventure di Pinocchio" di Collodi, divulgato a puntate su un quotidiano per ragazzi

Social

newTwitter newYouTube newFB