Milano, 28 giugno 2016   |  

Parole, parole...tante e tutte di moda!

di Marisa Gorza

Forma è sostanza, soprattutto nel mondo del fashion che ha le sue regole e il suo lessico da conoscere e rispettare

Parole moda cover

La moda, indubbio riflesso dei tempi, per sua definizione è soggetta a cambiamenti continui ed irrequieti. Lo studio dell'usanza corrente, delle fogge, del gusto, oltre a  rivelarsi una lezione di storia, geografia, sociologia...ne investe pure gli aspetti verbali-linguistici. Ma chi inventa i nomi che si riscontrano nel linguaggio della moda? Da dove vengono le voci, magari già note, che cambiano di significato? E quelle nuove-nuove? A questi quesiti ed altri risponde con brio Anna Canonica-Sawina, studiosa  dell'eleganza che, con il suo ultimo volume “Le parole della moda”(Franco Cesati Editore) menziona pure le significative tappe del fashion. Un ripasso della storia antica degli abiti e poi via con il secolo detto “breve”, anche se l'ha detta   lunga sul look portando  con sé una caterva di neologismi. Assorbiti con un certo entusiasmo dal nostro idioma.

Racconta Anna Canonica(la nostra studiosa è di famiglia ticinese) che negli anni '30 erano stati imposti dei vocaboli italiani da usare al posto delle espressioni francesi e inglesi, come ad esempio araldo invece di blazer, scaccato per damier o mille zampe per pied de poule(sigh!). Il dettame autarchico si rivelò inutile: nelle sartorie le permalose capo sarte volevano continuare ad essere chiamate première e parlare a ruota libera con le clienti di à plomb, di bouffant e di petit-gris...

Se il gergo  della haute couture  francese aveva lasciato un segno   trés chic, il fascino dello star system hollywoodiano, insieme all'egemonia USA negli scambi economici, alla ricerca tecnologica, all'influsso della rete e dei mass media saranno via, via fattori basilari per il divulgarsi del lessico inglese. Nel caso specifico dei termini  dell'abbigliamento, molte espressioni sono usate nella lingua di Shakespeare, anche se esiste l'equivalente in quella di Dante. Di fatto si preferisce pullover maglione, double face a doppia faccia, shorts a calzoncini, sportswear ad abbigliamento sportivo...

Il linguaggio riserva tante sorprese  e la scrittrice-ricercatrice indaga pure sulle origini di parole nate in un certo contesto. Come il pizzo sangallo che deve il suo nome alla città svizzera, o la silesia, stoffa di cotone con armatura in diagonale  in debito con la  Slesia, regione nel cuore dell'Europa, invece il termine sahariana, tipica giacca color sabbia indossata dagli ufficiali coloniali, deriva dal deserto del Sahara. Anche  nomi propri di personaggi dello spettacolo, o comunque noti,  hanno battezzato capi e accessori, basti ricordare la kelly,  creata da Hermès per Grace Kelly di Monaco e della stessa casa la Birkin che porta il nome dell'attrice Jane Birkin. Procedendo a ritroso nel tempo troviamo, per esempio, il cappotto raglan, inventato durante la guerra di Crimea, dall'omonimo Lord Raglan assemblando due calde coperte.

Il testo è ricco di sezioni dedicate alle curiosità, agli aneddoti, ai protagonisti e alle icone dello stile, al connubio tra moda e cinema, ai grandi sarti,  ai creatori e alle loro muse, con riferimenti storici precisi e gustosi.

Infine, come annunciato, la parte più corposa del volume illustra , in modo puntuale e organico, le voci e la loro etimologia, i sinonimi e i vari passaggi semantici. Un vero must have per gli addetti ai lavori o aspiranti tali, ma anche per chi vuole approfondire la tematica semplicemente per pura passione.

Quella passione che ha animato Anna Canonica-Sawina a ricercare, scoprire ed essere in grado di spiegare i termini di un settore le cui immagini pubblicate sui media spesso non sono descritte nel modo consono.

«Quanti zibaldoni  ed estrosi putiferi di parole che non rispecchiano per niente quanto c'è nella foto! - ribadisce la nostra esperta - la precisazione linguistica è necessaria per non perdersi in un confusionario labirinto».

-Prof. Canonica, lei non aveva già scritto un “Dizionario della moda”?

«Sì, il mio primo dizionario risale al 1994. Ma il mondo del fashion cambia di stagione in stagione ed anche la lingua italiana deve stare al passo con le tendenze».

-Come mai lei poliglotta ha scelto proprio l'italiano per le sue esplorazioni linguistiche?

«Essendo figlia di un diplomatico ho girato il mondo fin da piccola, tuttavia sono cresciuta in Italia, oltre alla lingua amo l'arte del Bel Paese e la moda è sicuramente tale».

 

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

2 Dicembre 1804 nella cattedrale di Notre Dame a Parigi, Napoleone Bonaparte si autoincorona e viene consacrato, da papa Pio VII, imperatore dei Francesi

Social

newTwitter newYouTube newFB