Lecco, 08 settembre 2015   |  

Cardiochirurgia in convegno: la tecnica del "cuore battente"

Si tratta di una procedura che non prevede l'utilizzo della macchina per la circolazione extracorporea.

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“Il bypass coronarico senza circolazione extracorporea: per quali pazienti e con quale tecnica?” : questo il titolo del convegno organizzato dalla Struttura di Cardiochirurgia del Dipartimento Cardiovascolare dell’Azienda Ospedaliera della Provincia di Lecco, giovedì 24 settembre, presso l’Ospedale Manzoni.

L’appuntamento, è rivolto in particolar modo ai cardiologi e cardiochirurghi dell’area dell’alto milanese, delle province di Lecco, Como, Monza e Brianza, Brescia , Bergamo e di tutta la zona della Valtellina . All’ordine del giorno il confronto sui principali benefici dell’intervento di bypass coronarico realizzato con la tecnica del cuore battente, detta anche offpump , ovvero senza l’ausilio della macchina per la circolazione extracorporea.

“Questa particolare tecnica – spiega Michele Triggiani, cardiochirurgo dell’Ospedale di Lecco e responsabile scientifico dell’evento - ha avuto una forte diffusione alla fine degli anni ’90, ma oggi solo in pochi Centri italiani vengono eseguiti interventi di questo genere in maniera sistematica e standardizzata. Uno di questi Centri è proprio l’Ospedale di Lecco”.

“All’Ospedale Manzoni infatti – aggiunge Antonello Martino, anch’egli cardiochirurgo del Manzoni – nei primi cinque anni dell’attività della Cardiochirurgia, su circa 1.100 interventi di bypass isolato, ben 350 sono stati realizzati con la tecnica del cuore battente, con una media degli interventi effettuati pari a più del 30% rispetto a quella nazionale, che invece si attesta intorno al 10%”.

“Questi importanti numeri – puntualizzano i due cardiochirurghi – sono la conseguenza del cambiamento, in questi ultimi anni, del paziente candidato ad intervento di bypass coronarico che presenta un profilo di rischio mediamente sempre più elevato. Crescono infatti i numeri dei malati anziani che spesso presentano, oltre alle disfunzioni cardiache, anche altre patologie associate come ad esempio diabete, insufficienza renale o respiratoria: con questa tipologia di pazienti crediamo che l’intervento a cuore battente , con limitata invasività , sia meno rischioso e, perciò, preferibile ad un intervento di chirurgia coronarica tradizionale”.

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