Lecco, 08 aprile 2020   |  

Vite da santi

di Gabriella Stucchi

“Vivere da santi interrompe le nostre consuete costruzioni”

Vite da santi1

Nell’Introduzione l’autore rileva che “scrivere o parlare di vite sante mette in evidenza la realtà di Dio che si anima nelle parole umane e nei corpi umani”. Ogni santo, con i suoi carismi specifici, mostra l’effetto incarnato del dono di Dio all’umanità in Gesù, e aiuta a imparare come sintonizzarci con ciò che Dio vuole che sentiamo dalle parole della Bibbia.

“Dare senza misura” è il titolo dei primo capitolo: Cristo ha sostenuto il peso delle nostre sofferenze ed è ucciso ogni giorno dai rischi che rifiutiamo. Quando comprendiamo quanto costa a Dio redimerci prendendo su di sé le nostre sofferenze, allora capiamo che il dolore del mondo è di una società che si può trovare solo attraverso Dio e nella vita di Dio, con il nostro coinvolgimento. Questo è il cuore dell’apostolato.

Il secondo punto evidenziato dall’autore parte da un passo del Vangelo di Giovanni 1,14 (“Il Verbo si fece carne...”): Dio vive in un’identità umana, riempiendo la carne della comunicazione e della libertà divina. Vengono elencati poi i racconti di guarigione nel Vangelo di Marco: le persone guarite diventano luoghi nuovamente abitati dall’amore, dal ringraziamento, dalla pace. La guarigione indica una riconciliazione con il corpo abitato dal dono di Dio nella sapienza, nella bellezza, nell’ordine, nella meraviglia e, soprattutto, nei pensieri, nei sentimenti, nei dolori: è la grazia di Dio che abita in noi. Da qui il valore della preghiera.

Nel capitolo dedicato alla Bibbia l’autore sottolinea che la lettura accurata dei testi deve essere rapportata con le situazioni della comunità contemporanea, tenendo presente il legame stretto tra la Sacra Scrittura e l’eucaristia, in cui il Corpo di Cristo è presente nello spezzare del pane. Dunque l’eucaristia e la Scrittura devono essere unite: l’eucaristia è il luogo primario di ascolto della Chiesa, mentre la lettura della Scrittura conduce all’esistenza della comunità che incarna Cristo, attraverso lo Spirito che unisce le membra nella preghiera, avendo come punto essenziale di riferimento la risurrezione di Gesù. Questo ci renderà comunicatori del Verbo fatto carne per amore.

L’autore, partendo dalla ‘Regola’ di San Benedetto e con citazioni di autori, prosegue elencando alcuni principi fondamentali per la vita comunitaria: onestà verso se stessi; atteggiamenti di pacificazione nei confronti del prossimo; responsabilità per “correggere i vizi o custodire la carità”, così da costruire una comunità che mira alla santità.

Esiste poi una “Spiritualità urbana” in una società in cui prevale la globalizzazione.
Si tratta, di organizzare “il tempo” e lo “spazio”, in modi di affiancare alle celebrazioni già esistenti nel calendario della Chiesa commemorazioni nuove e indipendenti, cioè di inserire la storia locale, di cercare momenti di silenzio nei fine settimana, intervalli di riflessione, da soli o con il vicinato, anche per scoprire i bisogni e, perché no? gli abusi, collaborando per il bene dei più deboli.

“Contemplazione e missione” è il titolo del terzo capitolo. In esso l’autore parte da testi della “Lumen Gentium” e della “Gaudium et spes” per sottolineare che l’essere ricreati a immagine dell’umanità di Cristo nello Spirito è un’umanità “contemplativa”, cioè in crescita incessante verso l’amore. Così impariamo come guardare gli uni gli altri e tutta la creazione di Dio, coltivando la preghiera alla ricerca della giustizia e della pace. Esistono grandi reti spirituali (Sant’Egidio, i Focolarini, Comunione e Liberazione), ma ancora migliore è l’impegno su una pratica contemplativa ecumenicamente condivisa: Taizé o Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana (WCCM), con radici benedettine: in esse c’è la gioia dell’altruismo.

Viene poi evidenziato il valore delle icone: l’immagine è in comunione con ciò che rappresenta, rende possibile una relazione e rende gli esseri umani in comunione con Cristo, portatori della luce divina, perché l’energia divina si comunica all’io umano. L’icona è un “intercessore”: il singolo che prega si associa alla preghiera della figura ritratta. Nella liturgia l’icona è concepita come uno dei mezzi della grazia, della trasformazione spirituale.

Tre capitoli sono dedicati a santa Teresa di Lisieux che l’autore vede come una figura “fortemente contemporanea e stimolante “ per noi. Teresa in quanto scrittrice collega la contemplazione con la Scrittura, con la vita sacramentale e con la testimonianza della Chiesa nel mondo. L’autore espone i testi della santa e li commenta mostrando l’apertura teologica che comunica la vita divina.

Il capitolo 12 riguarda il “Percorso di Giuliana di Norwich”, mistica inglese, che rappresenta una teologia che conduce alla consapevolezza contemplativa.

Il concetto di santità è spiegato dall’autore attraverso vite di santi, di teologi, di poeti, da cui emerge la “luce” che indica il Dio che è in ciascuno di noi e che noi dobbiamo manifestare al mondo con la preghiera e l’azione. Una lettura impegnativa, ma di alto valore teologico, filosofico e mistico.

Rowan Williams “Vite da santi” – Queriniana – euro25.00

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