Lecco, 01 agosto 2019   |  

Uil Lecco: 7.660 disoccupati esclusi dalle politiche attive e sociali

"In provincia 1.228 domande di reddito di cittadinanza accolte a fronte di 8888 disoccupati".

Monteduro Salvatore Uil

Salvatore Monteduro

Lo studio UIL del Lario mette a confronto le domande accolte del reddito di cittadinanza nel periodo aprile-giugno 2019 (fonte INPS) e i disoccupati nelle singole Province anno 2018 (fonte ISTAT).
Il primo riscontro che si ha dall’analisi è che, a fronte di 2.755.467 disoccupati sono 793.547 le domande accolte di reddito di cittadinanza in tutta Italia e rappresentano 28,8% medio del rapporto tra domande del reddito di cittadinanza e disoccupati. Per quanto riguarda le Province di Como e Lecco, sono sotto il 28,8%:
Como, 20.649 disoccupati, tasso di disoccupazione 7,3%, e 2.591 domande di reddito di cittadinanza accolte, il 12,5% il rapporto tra domande di reddito di cittadinanza e disoccupati;
Lecco, 8.888 disoccupati, tasso di disoccupazione 5,6%, e 1.228 domande di reddito di cittadinanza accolte, il 13,8% il rapporto tra domande di reddito di cittadinanza e disoccupati.

Secondo lo studio della Uil sono complessivamente 38 le Province Italiane che si attestano sopra la media del 28,8%, di cui 29 del mezzogiorno, 3 del centro, 6 del nord e tra queste c’è Pavia della Lombardia, con il 31,4% di rapporto tra domande di reddito di cittadinanza e disoccupati e un tasso di disoccupazione del 6,5%.
Palermo è la Provincia con la percentuale più alta di rapporto tra domande di reddito di cittadinanza e disoccupati 51,6%, mentre il tasso di disoccupazione è del 19,8%.
Bolzano è la Provincia con la percentuale più bassa del rapporto tra domande di reddito di cittadinanza e disoccupati 3,9% e il tasso di disoccupazione è del 2,9% che è il più basso tra le Province Italiane.
Agrigento e Crotone sono le Province con il tasso di disoccupazione più alto in Italia, entrambe al 27,6%, e hanno un % tra domande di reddito di cittadinanza e disoccupati rispettivamente del 25,7% e del 40,2%.

Lo studio rileva dubqye che se tra le domande del reddito di Cittadinanza accolte (793.547 in Italia) ci fossero i disoccupati (2.755.467 in Italia) ci sarebbero circa 1.961.920 (il 72%) di soggetti in cerca di occupazione non rientranti nel sistema di
presa in carico per le politiche attive e sociali previste dal reddito di cittadinanza.

Situazione che per quanto riguarda le Province di Como e Lecco sarebbe ancora più pesante:
Como 18.058 disoccupati esclusi dalle politiche attive e sociali, 87,5%;
Lecco 7.660 disoccupati esclusi dalle politiche attive e sociali, 86,2%.

A tal proposito bisogna ricordare che l’articolo 8 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 23 del 28 gennaio 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26 (Allegato n. 1), introduce incentivi per i datori di lavoro che assumono, con contratto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato, i beneficiari del Reddito di cittadinanza. In particolare, la succitata disposizione stabilisce, in caso di assunzione a tempo pieno e indeterminato del beneficiario del Reddito di Cittadinanza, l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore – con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL – nel limite dell’importo mensile del Rdc spettante al lavoratore all’atto dell’assunzione, con un tetto mensile di 780 euro.

"Stante che tutti i disoccupati hanno diritto a ricevere politiche attive di lavoro da parte delle Istituzioni - sottolinea il segretario generale della Uil del Lario Lecco-Como Salvatore Monteduro -  è palese che la situazione che potrebbe derivare da quanto sopra detto espone a potenziali situazioni di discriminazione tra i soggetti che sono in cerca di un posto di lavoro. Inoltre, ravvisiamo una forte difficoltà da parte degli operatori dei centri per l’impiego, già in carenza di organico, di gestire i disoccupati già in carico e i nuovi soggetti del reddito di cittadinanza; anche perché le nuove figure dei navigator, per i quali sono ancora da chiarire il rapporto di collaborazione con gli operatori dei centri per l’impiego e verso i quali dovrà essere comunque svolta una funzione di addestramento, potrebbero generare agli operatori dei centri per l’impego ulteriori difficoltà nella prima fase di assunzione. Viceversa, i navigator potranno essere un valore aggiunto se si programma una pianificazione, formazione e stabilizzazione dei loro rapporti di lavoro e si definisce una sinergia e coordinamento chiaro tra i vari soggetti deputati alle politiche attive".

E ancora: "Infine, a nostro avviso, il dato di fondo che si rileva dal nostro studio è una forte domanda di lavoro (2.755.467 disoccupati, differenziata per territorio) ma che senza un’offerta di lavoro altrettanto sostenuta difficilmente potrà trovare soluzione e che può avvenire sostenendo la ripresa economica attraverso politiche di investimenti pubblici in infrastrutture, in politiche sociali, ambientali e sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori e pensionati".

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