Lecco, 25 dicembre 2019   |  

Tre anni fa la scomparsa di Pino Galbani: "Era rimasto un uomo buono"

Paolo Trezzi: Quell’uomo bellissimo che aveva in fondo agli occhi chiari, lui che aveva visto il pozzo nero più profondo della negazione umana, il dono della bontà e della fiducia nel prossimo.

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Caro Resegoneonline

Era il giorno di Natale, come oggi, di quarant'anni fa, 42 per la precisione, avevo 7 anni, avevo appena scoperto che il pacchetto senza fiocco di carta rossa era la scatola Lima, un trenino elettrico.
Un desiderio di mesi e mesi, di otto in matematica e piatti sparecchiati.

Al telegiornale, sul primo canale, della piccola televisione in bianco e nero che avevamo in cucina, l’unica, una Telefunken comprata a rate dal Bellomi, finì il mio tempo di bambino.
La mia innocenza.

La voce dal televisore annunciava, poco prima di pranzo, che era morto Babbo Natale.
Era morto Charlie Chaplin.
Un simbolo, un uomo giusto.
Un esempio in bianco e nero.

I suoi film muti, le comiche e quel bastone che girava e a te, invece, ogni volta, ti cadeva per terra.
Il suo scarpone che fumava e abbracciava i cuori, ti faceva piangere e non sapevi per cosa. Ti faceva venir voglia di fare il cuoco e innamorarti della ragazza con gli occhi più dolci.
Finì quel giorno, in quel momento lì, l'essere bambino.
Si ruppe l'innocenza.

Tre anni fa, oggi, 39 anni dopo, un altro giorno di Natale, ero ancora lì rotto, ancora più inadeguato a capire troppe cose e l'innocenza non era più tornata, e davanti al pc portatile, si ruppe un pezzo del tempo dell'adulto. Perché la memoria non era più in mano ai sopravvissuti.

Lessi infatti che era morto l'uomo buono, il ragazzo che è rimasto buono, ha voluto restare buono, malgrado, anzi proprio perché ha visto l'indicibile del mondo.
La violenza, i soprusi, i campi di sterminio, l'odio dell'uomo sull'uomo.

Era morto Pino Galbani.
Un simbolo, un uomo giusto.
Un esempio a colori.

Quando quella mattina avevo saputo che era morto, l’ho detto ai miei figli, il più piccolo lo conosceva meglio degli altri, la scuola a volte sa essere perfettamente un abbecedario per formare alla vita civile.

Pino Galbani andava infatti, ogni volta che era chiamato, nelle scuole di ogni ordine e grado a parlare della sua vita, degli scioperi e della deportazione nazifascista.
Quell’uomo bellissimo che aveva in fondo agli occhi chiari, lui che aveva visto il pozzo nero più profondo della negazione umana, il dono della bontà e della fiducia nel prossimo.

Paolo Trezzi

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